Racconti

Il carrello della spesa
Dalla mia città sono stati banditi i cani. Si capisce, sacrosante ragioni di igiene. E poi porterebbero intralcio alla circolazione dei numerosi veicoli. Per fortuna non hanno ancora proibito i carrelli della spesa. Così quando esco per andare al supermercato porto sempre con me il mio carrello, e se ho tempo faccio un giro più lungo per farlo muovere di più. Camminando sto bene attenta che non finisca in qualche buca, che non si ribalti, che non si impigli in un ostacolo. E' un po' vecchio e malandato, il mio carrello, ma io gli sono affezionata e non ho nessuna voglia di cambiarlo.

The past
- Dove ci ha portati il tempo? –
Dolphin si rivolse a suo padre Jeronymus con aria preoccupata, mentre il genitore lambiccava con milioni di dati del vecchio p.c. e con significativa mimica, serrava la mascella come a voler contenere in bocca quella miriade di cose e di scoperte, facendosi scappare ogni tanto, un eureka, o un porca paletta.
Tra un'imprecazione e l'altra, l'uomo, sebbene a frammenti, cercò di rispondere : - Se il futuro esiste come mera proiezione... Se la Terra non è scomparsa, ma questa non è la Terra... Se le memorie a zonzo non riescono a ri-presentarsi...

Il colpo della strega
Tutto d'un colpo. Un unico strappo, secco e formidabile. Di un'efficacia perversa. Strazio delle ossa, tortura del nervo, friggitura del muscolo. Insomma, dopo quella stramaledetta sveltina di venerdì mattina, Mario Ruggiti, trequartista fallito di borgata, non risultava più nel novero dei vertebrati. Una fulminante lombosciatalgia, nel gergo colpo della strega, era riuscita a incrinare un fiore di fisico possente e atletico che anni di privazioni, incubi reali e risi amari non avevano minimamente scalfito. Mai una contusione, nemmeno dopo la rissa in quel di Tor Sei Capre

La domenica sportiva
Buon Gesù, autore dell'umanità squinternata che abita il mondo, ascolta il mio inchiostro e la mia voce: San Bifolco Primigenio era il tuo antico tempio, nonché luogo di culto, in cui noi contadini di Sant'Arello ci riunivamo per celebrare il mistero della morte e resurrezione.
Seduti sulle panche, prestavamo orecchio e attenzione alle omelie del parroco, Don Giovanni Naiolo. Il quale "Diletti figlioli" – soleva annunciare ogni domenica dall'altare

Mattino
Quando la luce accecante cessò di colpo, Ivan poté finalmente aprire gli occhi. Si guardò intorno con diffidenza, scoprendo di non trovarsi, come avrebbe dovuto essere, nella sua camera. Il letto sul quale giaceva era così piccolo che le gambe, dalle ginocchia in giù, sporgevano, dondolando come gli arti di un burattino. I mobili avevano delle forme che non aveva mai visto prima: un armadio con dei curiosi oblò nelle ante e con la parte superiore spiovente come il tetto di una baita, un comodino cilindrico come un tronco d'albero, con una botola sul ripiano a sostituire il cassetto ed infine, al posto del tavolo e delle sedie, tre grandi imbuti di vetro capovolti.

Underdogs n.10
OOOOOh OOOOH oh oh! Sweet child o' mine!!!!! E venite qui sotto il batticarne di Pinina! E venite qui a rantolare! E statevene qui sull'onda di frequenza! E urlate e scompisciatevi, scompigliatevi! Farneticate! Abusate del vostro fiato e urlate: Evviva PeeDee e chi la creò! Nothin' has come as me like a rollin' wave! DoodooDoodoo! Ve lo ricordo ora e per sempre: è nato un astro di splendore allegro fertile di nessun pudore! E' nata una stella benchè imperfetta è la più bella di gloria vestita e sembra saetta perenne gagliarda pungente! Rosa del firmamento tra le mani diresti ficus!

Una notte, tra la bassa veneta e Monterrey
Questo venerdì sera ho una cena di lavoro. Odio queste liturgie post moderne in cui il poveraccio di turno viene abbindolato dopo essere stato preso per la gola con squisitezza culinarie, ma devo farlo.
Si tratta di chiudere una trattativa, così da poter aprire un cantiere per la costruzione di sei palazzine in un'area periferica della città. Già. È questo il mio lavoro. Faccio l'impresario. Costruisco. E poi vendo.
Ho iniziato come geometra, poco dopo avere finito di studiare,

Ada love Eva
Ada si sveglia di soprassalto.
Il clima di festa le fa tremare le palpebre.
È il ventiquattro dicembre di un anno qualunque e quel Bianco Natale cantato da un vago coro di babbi sguaiati, vestiti da supermercato, l'ha trascinata fuori da un sonno malsano.
Ada accende la luce, guarda fuori dalla finestra e vede i vestiti rossi allontanarsi nel buio del viale. Poi allunga la mano e prende il telefono.
Osserva la cornetta, come per chiederle di parlare.
Nessuno risponde ma dentro di lei qualcosa ancora sussurra.

Ciambelle rosa
Scendo a Green Park, infilo il biglietto rosa che il varco risputa con un sibilo e mi arrampico sulla scala mobile che trovo ancora più ripida e verticale di quanto la ricordassi. In alto si incrociano le travi metalliche, così slanciate e lucide che sembrano alleggerire i pilastri, oltrepassare il soffitto e proiettare le mura fuori, verso il cielo. Come un'opera d'arte, trasmettono sicurezza e una spudorata consapevolezza d' infallibilità.
Due ragazze con micro gonne impalpabili sopra collant neri, pesanti, mi corrono affianco salendo senza fatica, i gradini a due a due.

Un brillante giovanotto
Quel pomeriggio mi trovavo nella città di P. Ero stato invitato a tenere una prolusione accademica sulla luce nell'arte di Caravaggio. Avevo convinto il pubblico delle mie tesi: nessuna seria obiezione seguì la dotta dissertazione durata quasi due ore. La mia presentazione era seguita a quella del noto e stimato prof. Eusebio Fasulo e anticipava, quasi seguendo un filo intellettuale comune, quella del prof. Piermaria Boccosa. Mi sentivo fiero di fare, io, giovane discepolo delle arti e della critica, quasi da anello di congiunzione tra i due illustrissimi accademici.
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