RECENSIONI
William Sloane
La porta dell’alba
Adelphi, Traduzione di Gianni Pannofino, Pag. 293 Euro 20.00
La nostra Eleonora del Poggio, recensendo il precedete volume di Sloane, edito sempre da Adelphi, e cioè Attraverso la notte, secondo me aveva un pochino esagerato. Certo, siamo di fronte ad uno scrittore di un certo prestigio, che ahimé scrisse solo due romanzi e qualche racconto (vedremo se Adelphi approfitterà dell’autore per proporci anche i componimenti più brevi), certo siamo di fronte ad uno scrittore che pur ottenendo qualche riconoscimento è risultato alla fine meno influente di altri… però mi trovo in disaccordo con King (lasciatemelo pensare) quando dice che se avesse continuato a scrivere probabilmente sarebbe diventato un maestro del genere (e la nostra Eleonora ci mete pure il carico a bastoni).
Ma La porta dell’alba è un romanzo propriamente di fantascienza o, come dice la presentazione dell’Adelphi, un complicato macchinario da romanzi di fantascienza, una fugace ma terrificante sbirciata nell’orrore cosmico, un rompicapo degno di un mistery, persino un pizzico di romance?
Io, che comunque ritengo efficace l’analisi della casa editrice milanese, propenderei comunque per la prima ipotesi. Il professor Julian Blair, uno dei protagonisti della storia, è l’emblema stesso della caricatura dello studioso evanescente, anche se abile, diciamo una sorta di professore alla Frankenstein, che pur di dimostrare le sue verità, rinuncia a qualsiasi altro appiglio con la realtà. E quali sono queste verità? Costruire una macchina che gli consenta di riaccostarsi alle persone morte e creare una sorta di legame tra la vita e la morte.
Per carità, ci sono alcuni elementi, e citiamo di nuovo King, che fanno accostare la storia ai fondamenti della letteratura gotica (non è un caso che prima citavo Frankenstein), ci sono elementi che sembrano indirizzarsi verso situazioni mistery (la morte alquanto misteriosa della donna delle pulizie, l’unica a poter entrare nella stanza della macchina misteriosa), ma il grosso della vicenda è un canovaccio di fantascienza ovviamente legato ai tempi.
Dirò di più: l’intreccio alla base di tutto comincia a svolgersi dopo circa 150 pagine e questo, mi si consenta, al di là delle qualità dello Sloane, mi sembra un tantino esagerato.
Comunque sì, per i tempi siamo di fronte a un maestro del genere, ma senza strapparsi i capelli, come farebbe invece la nostra Eleonora.
di Alfredo Ronci
Ma La porta dell’alba è un romanzo propriamente di fantascienza o, come dice la presentazione dell’Adelphi, un complicato macchinario da romanzi di fantascienza, una fugace ma terrificante sbirciata nell’orrore cosmico, un rompicapo degno di un mistery, persino un pizzico di romance?
Io, che comunque ritengo efficace l’analisi della casa editrice milanese, propenderei comunque per la prima ipotesi. Il professor Julian Blair, uno dei protagonisti della storia, è l’emblema stesso della caricatura dello studioso evanescente, anche se abile, diciamo una sorta di professore alla Frankenstein, che pur di dimostrare le sue verità, rinuncia a qualsiasi altro appiglio con la realtà. E quali sono queste verità? Costruire una macchina che gli consenta di riaccostarsi alle persone morte e creare una sorta di legame tra la vita e la morte.
Per carità, ci sono alcuni elementi, e citiamo di nuovo King, che fanno accostare la storia ai fondamenti della letteratura gotica (non è un caso che prima citavo Frankenstein), ci sono elementi che sembrano indirizzarsi verso situazioni mistery (la morte alquanto misteriosa della donna delle pulizie, l’unica a poter entrare nella stanza della macchina misteriosa), ma il grosso della vicenda è un canovaccio di fantascienza ovviamente legato ai tempi.
Dirò di più: l’intreccio alla base di tutto comincia a svolgersi dopo circa 150 pagine e questo, mi si consenta, al di là delle qualità dello Sloane, mi sembra un tantino esagerato.
Comunque sì, per i tempi siamo di fronte a un maestro del genere, ma senza strapparsi i capelli, come farebbe invece la nostra Eleonora.
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