RECENSIONI
Francisco José Viegas
Il mare di Casablanca
laNuovafrontiera, Pag. 237 Euro 17,00
Scrivevo a proposito di Un cielo troppo blu, sempre di Viegas, tempo fa sul Paradiso: nelle pagine di Viegas, come è giusto che sia in tutti i grandi autori di noir (ma siamo sicuri che questa etichetta non sia dannatamente limitativa?), vi si scorgono riferimenti precisi al mondo e al passato, in questo specifico caso alla tragedia di un popolo, quello portoghese (il Portogallo come una Cuba nell'estremo sud-ovest europeo?), che è arrivato alla democrazia dopo gli altri, dopo 'tutti' e al disfacimento del sogno colonialista. Ma mi azzarderei a dire che forse l'aspetto politico, pur così 'segnante' nella condizione e nella coscienza di tutti i portoghesi 'slitta' nel contesto poliziesco, sbilanciato di più verso una riconsiderazione dell'essere e dello stare 'personale' degli altri nel mondo.
A volte ci azzecco, anche se devo ammettere a malincuore che Il mare di Casablanca (splendida l'ossessione che sta alla base del titolo e che riguarda l'assenza appunto del mare nelle sequenze del famoso film con Bogart e la Bergman) è inferiore a Un cielo troppo blu.
Dice l'ispettore Jaime Ramos, protagonista di questa serie: Io andrei in Madagascar. Comunque il caso non mi interessa molto. Mi piacciono i delitti con morti che posso avere alla mia portata. Questa storia mi pare confusa, dovremo stare sempre a chiedere informazioni ai servizi segreti, a fare richieste agli esteri, perché il tipo è angolano e da qualche parte ci si metterà in mezzo il segreto di Stato, e non si sa mai. Io sono malto, Isaltino. Questa storia mi stanca molto.
La penso come l'ispettore Ramos: oltre, in questo caso, alla confusione della storia, scatta nel lettore medio di noir (ma crediamo anche in quello 'non medio') un meccanismo di autodifesa quando le vicende assumono connotati alti, perché si sa, e noi italiani siamo abituati a questo, che le grandi questioni determinano grandi dilemmi, non sempre risolvibili. Il lettore, nella smania della risolvibilità della vicenda – d'altronde il giallo e il noir sono nati proprio per questa stringente necessità di giustizia – vuole la certezza anche della pena.
Non sto a raccontare la trama del libro, ma qui siamo di fronte ad un quadro apparentemente complesso: dapprima i delitti e le relazioni col mondo e col passato, poi il dispiegamento dell'artificio (che lo stesso Ramos aveva in uggio) e quindi una trama che sa di abbandoni e di vendette.
Noir ambientato tra Portogallo e Mozambico e Viegas ci mette di suo: un personaggio solo, ossessionato anche dai sogni e dalla tenaglia dell'esistenza. Qualcuno dirà: è un poliziesco ambientato in Portogallo, quindi se proprio dobbiamo parlare di condizione dell'anima chiamiamola saudade.
Chiamatela come vi pare, indubbiamente è l'essenza della letteratura di Viegas, che se poi è anche noir diventa davvero un dettaglio.
di Alfredo Ronci
A volte ci azzecco, anche se devo ammettere a malincuore che Il mare di Casablanca (splendida l'ossessione che sta alla base del titolo e che riguarda l'assenza appunto del mare nelle sequenze del famoso film con Bogart e la Bergman) è inferiore a Un cielo troppo blu.
Dice l'ispettore Jaime Ramos, protagonista di questa serie: Io andrei in Madagascar. Comunque il caso non mi interessa molto. Mi piacciono i delitti con morti che posso avere alla mia portata. Questa storia mi pare confusa, dovremo stare sempre a chiedere informazioni ai servizi segreti, a fare richieste agli esteri, perché il tipo è angolano e da qualche parte ci si metterà in mezzo il segreto di Stato, e non si sa mai. Io sono malto, Isaltino. Questa storia mi stanca molto.
La penso come l'ispettore Ramos: oltre, in questo caso, alla confusione della storia, scatta nel lettore medio di noir (ma crediamo anche in quello 'non medio') un meccanismo di autodifesa quando le vicende assumono connotati alti, perché si sa, e noi italiani siamo abituati a questo, che le grandi questioni determinano grandi dilemmi, non sempre risolvibili. Il lettore, nella smania della risolvibilità della vicenda – d'altronde il giallo e il noir sono nati proprio per questa stringente necessità di giustizia – vuole la certezza anche della pena.
Non sto a raccontare la trama del libro, ma qui siamo di fronte ad un quadro apparentemente complesso: dapprima i delitti e le relazioni col mondo e col passato, poi il dispiegamento dell'artificio (che lo stesso Ramos aveva in uggio) e quindi una trama che sa di abbandoni e di vendette.
Noir ambientato tra Portogallo e Mozambico e Viegas ci mette di suo: un personaggio solo, ossessionato anche dai sogni e dalla tenaglia dell'esistenza. Qualcuno dirà: è un poliziesco ambientato in Portogallo, quindi se proprio dobbiamo parlare di condizione dell'anima chiamiamola saudade.
Chiamatela come vi pare, indubbiamente è l'essenza della letteratura di Viegas, che se poi è anche noir diventa davvero un dettaglio.
di Alfredo Ronci
Dello stesso autore

Francisco José Viegas
Un cielo troppo blu
laNuovafrontiera, Pag. 282 Euro 17,00E volere un cielo blu, un cielo così blu da nascondere il ricordo delle tempeste, dei fulmini in mezzo al cielo, della pioggia spinta fino alle finestre di casa. Un cielo troppo blu che offusca la nitidezza di ciò che è vicino o la purezza di ciò che si avvicina, come una vertigine. (Pag. 271).
Curiosamente il colore di questo noir non è nero, ma blu: che è il colore della malinconia, della tristezza. Gli afroamericani avevano i blues quando raccoglievano il cotone nelle piantagioni sterminate.
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