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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Luciano Bianciardi

Il convitato di vetro - "Telebianciardi"

ExCogita, Pag. 194 Euro 15,00
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Achille Campanile, il primo, il più grande. Luciano Bianciardi, disincantato corsaro. Sergio Saviane, lardista appassionato. Beniamino Placido, eruditissimo rètore. Questo poker di madonne pellegrine, di candallòstia, di pellepersa, costituiscono la catena di sant'Antonio della critica alla tv italiana. Còmpito non da poco, siccome tantissime sono le famiglie stivalute che dall'incorniciato luminoso, dal convitato di vetro, dal "ti-audio-e-ti-video", dal video malandrino e desnudo e mezzobusto, insomma dal quadrante televisivo, ricavarono stili modi e modelli di vita, informazioni e deformazioni, parole paroline parolette parolacce - insomma ogni ingrediente per quella vita che una volta si sarebbe detta dello spirito, e oggi, con maggiore modestia, si battezza culturale.

Ecco dunque che la personalità e ciò che la forma e l'analizza - il linguaggio -, la memoria storica, l'espressione delle emozioni, la cura degli affetti (familiari o esogamici) passa per una fetta non trascurabile degli italiani solo attraverso le immagini che si accampano di gìtto sullo schermo fosforìle - ora ultrapiatto novissimo altare dell'unica vera sentita religione, quella del Cristallo-liquidesimo. Ed ecco dunque l'intellettuale Bianciardi, senza adorniani catastrofismi o zolliàne apocalissi, confrontarsi sul lungo periodo (1959-1971) col medium per eccellenza.

Devo dire che, del grossetano, non sono le pagine che preferisco. Ma si sa, parlare di tv - a meno che non lo si faccia sotto la specie dell'eternità, come don Placido che disturba Evagrio Pontico (Ma chi è? Ma sarà mai esistito?) per relazionare d'un tàcche-sciò o quel che era - è fare "la teoria di gggiuvedì prossimo" (U. Eco & M. Marzocca). Tuttavia, Il Luciano cugino di noi tutti per parte di letteratura e cazzeggio anche rubricando tiene botta, in questa scelta delle sue telecronache, rivelandosi non profeta, ma capace di isolare in ciò ch'è lo ieri italiano i germi che si conclameranno malattia nel futuro suo ch'è il nostro oggi. E andiamo a miracol (Ecocomico) mostrare.

chi contesta nel contesto fa carriera presto presto (1): "Sì,diciamolo pure, i nostri giovani protestatari, che pure sanno trovare forme nuove e originali di protesta, quando parlano e scrivono non sono molto felici. (...) può anche venire il dubbio che qui noi stiamo assistendo, non già alla rivoluzione, ma a un semplice trapasso del potere da una generazione all'altra. Il dubbio (è) che i figli si stiano preparando a conquistare il diritto di mandare la polizia a bastonare, fra venti anni, i nipoti"; (maggio1968)

se nun formàtti nu'li volémo: "Anche la protesta è una merce: insomma i giovani (...) subiscono (...) la società dei grandi (...) e non la modificano. (...) Gli unici protstatari autentici, per lo meno da noi, sono gli zingari: è vero, hanno accettato la Cadillac al posto del cavallo, ma rifiutano il resto, a cominciare dalla peggiore maledizione della società nostra: il lavoro"; (gennaio 1967)

politique d'accord: "Il rapporto tra elettore e onorevole si riduce così a un mercatino personale di favori". (gennaio 1967) "Due democristiani, un socialista, e uno che sa fare il suo mestiere, questa la regola aurea a via Teulada". (dicembre1970);

facce da allevamento: "E' la festa delle dentature, tutte bianche e perfette. (...) Dove trovino tanta gente disposta a sorridere (...) è mistero denso. Forse sono facce da allevamento, tenute in stia, ignare di tutto, perché sorridano al momento giusto". (marzo 1968);

mia lingua, mia raza: non la trascrivo, e però invito il Lettore a scoprire la straordinaria traduzione-parodia della frase italiana "Ho offerto un aperitivo agli amici" nel politichese moroteo (p. 126) - ma la lingua de' moreschi sarà occasione d'interesse e di studio fugace nel Viaggio in Barberia; (2)

premetto che non sono razzista: "L'intolleranza esiste anche da noi, e ha alla base un vizio mentale, cioè un' ideologia, addirittura una religione, malintesa: il convincimento di avere in mano la verità, la virtù, il bene, e di doverne escludere dal godimento gli altri, gli infedeli". (ottobre 1966) "Torino è anche fra le città italiane (...) diciamo pure, esagerando, la più razzista". (luglio 1967);

rimpianto antico (O: la presa per lo stracult): "(dicono che) "Studio uno" sta migliorando. Dopo dieci puntate di stracca, finalmente ci si comincia a divertire, e la seconda metà del lungo ciclo promette di far scordare la noia della prima". (maggio 1966) "Perché, quando si tratta di programmi di puro svago, la Televisione ci tratta da deficienti? Perché, per farci ridere, ci ha rifilato per settimane Pappagone?" (febbraio 1967) "La mielosa, approssimativa, improbabile famiglia Benvenuti". (maggio 1968); (3)

la domanda degenera l'offerta: "il televisore (...) può imbottire teste, formare opinioni, indurre ai consumi". (febbraio 1968. Nota mia: ma se la tv può "indurre consumi", può anche disciplinare l'offerta, così che sembri una domanda, no?);(4)

lilliputtan: "Noi non riusciamo a vedere grosse differenze fra la scimmietta canora (si parla dello Zecchino d'oro, nota mia) e la "lolita" quattordicenne, la quale poi suscita lo sdegno di quegli stessi benpensanti che vanno in brodo di giuggiole di fronte a simili spettacoli". (aprile 1968);

i bombi d'Italia: "I figli (...) non sono persone, (...) ma creature di un'altra specie, poco più dei cincillà". (aprile 1966); "I nostri figli non nascono liberi; toccherebbe a noi cercare per quanto possibile, di liberarli, lasciarli andare dove vogliono, non impedire loro che si accostino alle persone sospette, ai propagatori di verità pericolose, agli indiziati, a quelli che finiranno condannati a morte dalle superiori e legittime autorità. Come quel tale di Nazareth che diceva appunto: lasciate che i fanciulli...". (giugno 1968).

E più, e ancora: la censura (Morandi: non "sono solo canzonette". E Gaber-Jannacci, e Fo-Rame. E il silenzio sugli studenti). E i travisamenti, il divorzio, Totò, il reality, Budapest, Israele, l'esser drogati di tv. E Jack, il fumo fa male (e allora perché lo Stato ci guadagna?), la neolingua, la pillola, i trapianti ("Il ricco potrebbe comprarsi il cuore nuovo comperandolo dalla famiglia di un povero", p. 142). Dunque.

Dunque: tutto sapevamo. Tutto sappiamo. Tutti sappiamo.

E tutto avviene. Perché?

Forse, perché non sappiamo più leggere. Forse, perché leggiamo male.

Ed ecco gli Orchi. Che, nel loro Paradiso, invitano a scrutinare il passato. A coglierne - per caso, per caso e tremando - la realtà.

'sti stronzi!!!!



*****

1) impresto da Gino & Michele, Rosso un cuore in petto m'è fiorito, Savelli, Roma 1978;

2) Luciano Bianciardi, Viaggio in Barberia, L'Editrice dell'Automobile, Roma 1969. Ora in Luciano Bianciardi, L'antimeridiano - opere complete, vol. I, Isbn Edizioni-Excogita editore, Milano 2005, pp. 1309-1434;

3) nemmeno Campanile è tenero nei confronti di quelle trasmissioni che oggi ci mandano in sollucchero - es. la Biblioteca di Studio uno, e proprio la Canzonissima con Pappagone. Cfr. Achille Campanile, La televisione spiegata al popolo, Bompiani, Milano 1989;

4) Beniamino Placido (vedi la Repubblica del ventiquattro maggio 1987) ricicla difatti dal Guicciardini: "Il re don Fernando d'Aragona (...) quando voleva fare impresa nuova, faceva in modo che la corte e i populi lo desiderassero e lo dicessero in anticipo". Cioè, creava la domanda, sicché potesse soddisfarla con apposita e predisposta offerta.





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Stampa Alternativa, Pag.163 Euro 10,00

Scriveva Oreste del Buono in una vecchia edizione BUR: Luciano Bianciardi era più amareggiato e stanco di un altro immigrato toscano, Luciano Chiarugi, quando non segnava goal perché Rivera gli aveva negato un passaggio utile. «Caro Oreste, leggilo tutto e salutami rivera (minuscolo) Luciano» rileggo nella dedica di Aprire il fuoco. Luciano è stato uno dei pochi arrabbiati italiani sinceri. Arrabbiati per cosa? Via, non siamo ingenui. Non c'è che l'imbarazzo della scelta.
Figurarsi, aggiungiamo noi, se vivesse in questi tempi di tonitruante nullità, di vuoto pneumatico come direbbe Verdone.

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