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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Daniele Garbuglia

Home

Casagrande, Pag.140 Euro 12,80
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Blob questa estate ha fatto un esperimento: ha trasmesso a puntate, per 5 minuti al giorno, un intero film. Era il "famigerato" Mulholland drive di David Lynch. Chiamando la rubrica "lynchipit" e facendola precedere dalle rapide immagini del crollo delle torri gemelle.

Vi chiederete: che c'entra col libro di Garbuglia?

C'entra: Home potrebbe essere un "tentativo lynchiano" di scrivere una storia sospesa. Oddio, manca in questa l'ambiguità di fondo, quel senso orrorifico dell'attesa e del misfatto che il regista americano semina abbondantemente. Ma c'è il lento scorrere degli avvenimenti che poi si salda, anche se la saldatura è un'opera misurata non una manifattura artigianale.

Ma voluta: Garbuglia conduce i personaggi su un sentiero morbido e li tiene per mano fino alla fine facendoli incontrare senza consumarli nell'incastro, come spesso succede quando la trama esige un riscontro adeguato.

Home è una casa da rivista di architettura: un cubo (in-cubo?) di cemento armato alla base e uno più piccolo, completamente di vetro, poggiato sopra. Dove vi abitano un marito e una moglie. Nella esposizione violata della vita (ricorda ancora le ossessioni lynchiane, per la precisione Strade perdute, come sacrilegio assoluto della privacy. Ma in un'intervista fatta a Garbuglia e che si può leggere tranquillamente sul sito delle edizioni Casagrande, l'autore non cita Lynch come sua fonte di ispirazione) vi è una contrapposizione evidente, una chiusura a riccio costituito dal blocco inesplorabile del piano terra.

I protagonisti della storia sono quattro: Giovanni e Serena, i proprietari della casa, Stefano, il capomastro che aveva diretto i lavori del cantiere e che improvvisamente si sente attratto dalla fulgida presenza-assenza di Serena e Margherita, la ex di Stefano. Quel che avviene dopo, l'incastro di cui sopra, lo lasciamo ai lettori più sensibili.

Poi un contorno, che può essere un bambino che rincorre un pallone che improvvisamente si è involato in cielo o appunti minimalisti ed ecologici, che non spezzano la trama ma la arricchiscono come arazzi: Dove saranno ora i merli neri con il becco arancio che per stagioni hanno nidificato sul terreno dove ora è la loro casa? Lì sul ciliegio che la ruspa ha abbattuto per primo facedno spazio al cantiere?

E i vermi dentro le zolle di terra umida che li ha fatti sopravvivere per anni e che un mattino una lama metallica ha terremotato per sempre?

Dove sono ora?


In un recente saggio, pubblicato da Bompiani, La letteratura dell'inesperienza (del quale ci occuperemo fra qualche settimana) Antonio Scurati, l'autore, propugna un'idea azzardata della narrativa contemporanea, che non sarebbe tale perché priva della tenaglia della drammaturgia e delle esperienze di guerra. Mi chiedo a questo punto cosa possa dire di questa storia sussurrata, ma intensa, lontana dagli echi delle tragedia, ma tragedia di per sé per quel senso di misterioso e disumano che è trave in un occhio dell'incomunicabilità e che è archetipo dei nostri tempi.

Home è un romanzo paradossalmente giocato sui tempi morti, in attesa di una rivivibilità che non avverrà mai. Non per questo defunto o emblema di una scrittura prossima alla fine. O già finita.



di Alfredo Ronci


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Gustoso


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Alla mia domanda su cosa pensasse dell'incredibile tesi di Antonio Scurati a proposito della narrativa contemporanea che non sarebbe tale perché priva della tenaglia della drammaturgia e delle esperienze di guerra, Garbuglia aveva risposto molto intelligentemente: Cosa c'è di bellico in un tipo che una mattina si sveglia e si ritrova scarafaggio? O ancora: è così importante la cornice bellica in un racconto come Una questione privata di Fenoglio? O ancora più paradossale: come spieghiamo l'opera di uno scrittore come Robert Walser? Non so

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