RECENSIONI
Roberto Calasso
Allucinazioni americane
Adelphi, Pag. 133 Euro 14.00
Chi mi conosce sa come affronto un testo e soprattutto quale affettuosità abbia nei confronti degli autori. Tutti. Poi qualcuno, giustamente, va per la sua strada. E io per la mia.
Dico questo perché, al di là delle tematiche di un libro, nella recensione a volte subentrano certi meccanismi che ti fanno propendere per un contenuto piuttosto che un altro, e per delle considerazioni piuttosto che altre.
La considerazione principale di questo libro è: Calasso mi sta profondamente antipatico. Nulla di grave, si potrebbe dire, basta che quello che professa sia dignitoso e attendibile. Anche qui avrei qualcosa da dire, ma forse è il momento di trattare il libro in questione.
Allucinazioni… è un testo che si permette di aggiungere altro a due capolavori di Alfred Hithcock: Vertigo e La finestra sul cortile. In che senso si permette? Nel senso che, nell’indagare su i due film, Calasso, partendo dall’assioma che sono due capolavori, si ritrova a disquisire su concetti nulla affatto nuovi, ma nello stesso tempo illimitati. Prendiamo ad esempio il significato di Figmentum. Dice Calasso: Rispetto ad altre parole affini, come simulacrum, la peculiarità di figmentum è il suo esclusivo carattere di immagine mentale. Perciò è l’entità più inafferrabile. La statua, agalma, si fissa in qualcosa di immobile, che si lascia toccare. Il figmentum invece è mobile, gira per le strade, può sedersi a un ristorante, senza che alcuno lo riconosca come tale, eccetto colui che lo ha plasmato. Ancora… Il feticcio non è che il nome psicanalitico del figmentum.
Questa versione vedantica dei due film (parola che strappo dallo stesso Calasso) non si risparmia altri concetti, come ad esempio quello dei fosfeni: Secondo Lewis-Williams et alii, i fosfeni sono ubiqui e manifestano immagini di stati alterati della coscienza, le uniche che sarebbero a noi giunte dal Paleolitico.
Ora, dal momento che, sempre parole del vedantico Calasso, Si è sempre in errore, per difetto o per eccesso, nell’attribuire intenzioni a Hithcock è mai possibile che due capolavori del cinema siamo spiegati solo ed unicamente con dei concetti mentali ed indu?
P.S.
Si parla a fine libro anche del perché Kafka abbia, con Disperso-Amerika, scritto uno dei più bei libri sul cinema. Vi risparmio spasmi semantici.
di Alfredo Ronci
Dico questo perché, al di là delle tematiche di un libro, nella recensione a volte subentrano certi meccanismi che ti fanno propendere per un contenuto piuttosto che un altro, e per delle considerazioni piuttosto che altre.
La considerazione principale di questo libro è: Calasso mi sta profondamente antipatico. Nulla di grave, si potrebbe dire, basta che quello che professa sia dignitoso e attendibile. Anche qui avrei qualcosa da dire, ma forse è il momento di trattare il libro in questione.
Allucinazioni… è un testo che si permette di aggiungere altro a due capolavori di Alfred Hithcock: Vertigo e La finestra sul cortile. In che senso si permette? Nel senso che, nell’indagare su i due film, Calasso, partendo dall’assioma che sono due capolavori, si ritrova a disquisire su concetti nulla affatto nuovi, ma nello stesso tempo illimitati. Prendiamo ad esempio il significato di Figmentum. Dice Calasso: Rispetto ad altre parole affini, come simulacrum, la peculiarità di figmentum è il suo esclusivo carattere di immagine mentale. Perciò è l’entità più inafferrabile. La statua, agalma, si fissa in qualcosa di immobile, che si lascia toccare. Il figmentum invece è mobile, gira per le strade, può sedersi a un ristorante, senza che alcuno lo riconosca come tale, eccetto colui che lo ha plasmato. Ancora… Il feticcio non è che il nome psicanalitico del figmentum.
Questa versione vedantica dei due film (parola che strappo dallo stesso Calasso) non si risparmia altri concetti, come ad esempio quello dei fosfeni: Secondo Lewis-Williams et alii, i fosfeni sono ubiqui e manifestano immagini di stati alterati della coscienza, le uniche che sarebbero a noi giunte dal Paleolitico.
Ora, dal momento che, sempre parole del vedantico Calasso, Si è sempre in errore, per difetto o per eccesso, nell’attribuire intenzioni a Hithcock è mai possibile che due capolavori del cinema siamo spiegati solo ed unicamente con dei concetti mentali ed indu?
P.S.
Si parla a fine libro anche del perché Kafka abbia, con Disperso-Amerika, scritto uno dei più bei libri sul cinema. Vi risparmio spasmi semantici.
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