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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Javier Cercas

Anatomia di un istante

Guanda, Pag. 462 Euro 18,50
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In Spagna il processo di democratizzazione è avvenuto come per il Cile di Pinochet: il dittatore Franco, poco prima di morire aveva affermato che Tutto è legato e bene annodato. E da questa niente affatto anodina dichiarazione che Cercas (l'autore del famoso Soldati di salamina, che peraltro abbiamo di recente trattato nei nostri 'classici) fa partire l'origine della transizione.

Perché dico Spagna come Cile? Perché quando Pinochet accettò la parziale trasformazione del regime manteneva ancora il potere delle forze armate e si circondava di uomini di fiducia.

Quando in Spagna si tentò il golpe, esattamente il 23 febbraio 1981 (ripreso in diretta tv, durante una seduta parlamentare... e se qualche giovane imberbe ne vuol sapere di più e seguire le fasi di quel drammatico 'ingresso' può tranquillamente cercarlo su Youtube), nonostante il capo del governo e primo ministro fosse Adolfo Suarez, il responsabile appunto della transizione, colui che sdoganò anche il partito comunista di Santiago Carillo, il paese intero era ancora nelle mani dei generali e fedelissimi di Franco (con alcuni distinguo, ma la sostanza rimane comunque quella).

In quella drammatica vicenda, ricostruita nei minimi particolari dall'autore che ha scandagliato anche i vari filmati, elaborando sequenza per sequenza le reazioni dei protagonisti, quel che colpisce non fu tanto la reazione di Suarez, che mantenne una dignità ed una fermezza di fronte anche all'eventualità di un bagno di sangue, o quella di Carillo che rappresentò una sorta di contrappunto alla 'severità' del primo ministro, ma la risposta del mondo intorno (in quel caso, visto che si era all'interno del Parlamento, l'esterno).

Per il resto, quel pomeriggio il ricordo della guerra tenne la gente chiusa in casa, paralizzò il Paese,lo fece ammutolire: nessuno oppose la benché minima resistenza al golpe e tutti accolsero il sequestro del Congresso e l'occupazione di Valencia con i carri armati per le strade con umori che variavano dal terrore all'euforia passando per l'apatia, ma con la stessa passività.

E la Chiesa?... a Madrid, per eleggere il sostituto del cardinale Tarancon, ricevuta la notizia dell'assalto al Congresso, l'assemblea si sciolse senza pronunciare una sola parola in favore della democrazia né compiere un solo gesto di condanna o di protesta per quell'affronto alla libertà. Neppure una parola. Nemmeno un gesto. Niente. Del resto, come tutti gli altri, o quasi.

Nonostante tutto il golpe fallì. Perché? Per il ruolo ambiguo dei generali che pur fedelissimi a Franco (alcuni avevano addirittura combattuto a fianco di Hitler) ritenevano ormai che la democrazia si dovesse accettare per dovere; per il ruolo ambiguo del re (allora giovane e sostenuto in quel preciso frangente da un appassionato Pertini) che aveva anche lui un'idea futura dello Stato che non dovesse rompere definitivamente col passato. Dice bene Cercas: Questo patto non includeva l'oblio del passato: pretendeva di relegarlo in un angolo, metterlo da parte; prevedeva di rinunciare a usarlo pubblicamente, ma non di dimenticarlo.

Un anno dopo, col mundialito di calcio, col trionfo azzurro, con le immagine festanti di Pertini accanto al re Juan Carlos, nessuno avrebbe più pensato a quei mesi precedenti in cui un Paese come la Spagna, aveva rischiato di rientrare nel tunnel buio di una dittatura.

E forse, al di là di tutti i quesiti posti sul perché in fondo il golpe fallì, c'è anche la sensazione che la presenza di un paese sotto regime, nel cuore dell'Europa, non sarebbe stata davvero possibile. E i generali, mica fessi, lo sapevano.

Quel che è accaduto dopo, soprattutto con Zapatero, è altra cosa e soprattutto Storia.



di Alfredo Ronci


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