RECENSIONI
Francesco Troccoli
Dugo e le stelle
L’asino d’oro, Pag. 252 Euro 15.00
La storia è una cosa seria, e se la dimentichiamo saremo costretti a riviverla (Edmund Burke). A ben guardare il messaggio di fondo di Dugo e le stelle, l’ultimo romanzo di Francesco Troccoli, sembra proprio essere questo.
Siamo nel mondo degli “odiati” zingari. Qualcuno pensa bene di appiccare il fuoco nel campo rom della Marchesotta a Pavenza (hai visto mai che non bastassero gli ottocentomila già bruciati dal nazismo) e Ferdi scappa. Ferdi, un bambino di sette anni, si salva così dal rogo e, senza capire bene cosa sta avvenendo, fugge dai suoi aguzzini. È proprio durante questa fuga per raggiugere suo nonno Djugo, per tutti Dugo, che ricorda una storia che lui gli aveva raccontato.
Da questo momento in poi Troccoli ci rimbalza dal presente di Ferdi - che fugge alla ricerca di suo nonno in ospedale - al passato proprio di Dugo, giovane messaggero dei partigiani titini (quelli con la stella rossa), sul fronte montenegrino nel 1943. È proprio qui che incontriamo Giuliano Bantis, capitano del regio esercito d’Italia che con l’armistizio si trova di fronte alla decisione di quale parte schierarsi. L’8 settembre diventa perciò occasione di riscatto per tanti, per tutti quelli che si erano resi conto della violenta follia del fascismo e della guerra.
Il romanzo scorre bene in questo avanti-indietro nel tempo delle due storie parallele, che poi si fonderanno nel finale. Forse, se un appunto vogliamo farlo, è nell’eccesso di buonismo in alcuni frangenti. Non vogliamo dirvi di più però, perché vale la pena leggerlo.
di Marco Minicangeli
Siamo nel mondo degli “odiati” zingari. Qualcuno pensa bene di appiccare il fuoco nel campo rom della Marchesotta a Pavenza (hai visto mai che non bastassero gli ottocentomila già bruciati dal nazismo) e Ferdi scappa. Ferdi, un bambino di sette anni, si salva così dal rogo e, senza capire bene cosa sta avvenendo, fugge dai suoi aguzzini. È proprio durante questa fuga per raggiugere suo nonno Djugo, per tutti Dugo, che ricorda una storia che lui gli aveva raccontato.
Da questo momento in poi Troccoli ci rimbalza dal presente di Ferdi - che fugge alla ricerca di suo nonno in ospedale - al passato proprio di Dugo, giovane messaggero dei partigiani titini (quelli con la stella rossa), sul fronte montenegrino nel 1943. È proprio qui che incontriamo Giuliano Bantis, capitano del regio esercito d’Italia che con l’armistizio si trova di fronte alla decisione di quale parte schierarsi. L’8 settembre diventa perciò occasione di riscatto per tanti, per tutti quelli che si erano resi conto della violenta follia del fascismo e della guerra.
Il romanzo scorre bene in questo avanti-indietro nel tempo delle due storie parallele, che poi si fonderanno nel finale. Forse, se un appunto vogliamo farlo, è nell’eccesso di buonismo in alcuni frangenti. Non vogliamo dirvi di più però, perché vale la pena leggerlo.
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