RECENSIONI
Koen Peeters
Grande Romanzo Europeo
Duepunti Edizioni, Pag. 344 Euro 15,00
Romanzo contemporaneo e sulla precarietà, dove un giovane assunto da una società che indaga in Europea nella previsione di un allargamento del suo raggio d'azione ridisegna una propria condizione: una geografia dell'anima che fa da sfondo alla ricerca della felicità, tracciata sulle pagine di una Moleskine. (Così recita la quarta di copertina).
Del perché un lavoro che implica quote di mercato, segmentazione, notorietà del nome – è il genere di cose che facciamo, e la nostra cooperazione in ufficio crea una collettività. Siamo colleghi. Tuttavia ciascuno è per sé, e per il suo PC diventa occasione per tirare le somme di un'esperienza formativa.
Il protagonista del racconto è anche un pochino sprovveduto: di fronte al suo Capo Theo, di cui più tardi scoprirà e racconterà di tragedie e di complicazioni, a proposito del poeta Celan, si lascia andare ad una misera considerazione: "Fu a Parigi?" mi chiede Theo. "Fu a Parigi che Paul Celan si gettò nella Senna? Nel 1970? "Non ne so nulla" dico io. "Chi era Celan?" "un poeta con un passato nei campi di concentramento". "Lo si potrebbe fare per molto meno. Ma dopo che uno è sopravvissuto ai campi di concentramento, pure tentare il suicidio?
Non sa il meschino che l'Europa di cui racconta su i suoi appunti (e che cosa sono effettivamente questi?: Riguardano la profondità del senso che affiora improvvisamente nelle conversazioni superficiali con qualcuno che si conosce appena. Qualcuno su cui si vuol fare impressione: facciamo entrambi del proprio meglio, e alla fine ci rendiamo conto che questa è l'unica maniera per provare a conoscere gli altri e anche se stessi) racconta di fantasmi che si aggirano mai sopiti, ma spinti dalla necessità che la memoria non li estingui del tutto: le vittime dell'olocausto (mi chiedo: c'è un posto che non racconti di loro e dove non sia possibile ascoltare il loro grido silenzioso di morte?)
Ha ragione il giovane impiegato Penso tra me e me: l'Europa è soprattutto il pensiero di ciò che potrebbe essere, meno le mancanze che le vengono attribuite. E' quasi nulla. Un errore elegante. Correzioni su correzioni, indifferenti e complicate. Tutt'al più, è quella macchina capricciosa sulla carta geografica, una fra le tante.
Profetico.
Va ancor di più ridotto il senso del romanzo, soprattutto per chi si aspetta una linea da seguire. Bene: un giovane da poco assunto va in giro per l'Europa perché la sua società lo richiede, e lui per non perdere il senso delle cose (perché è facile davvero perderlo!) si affida ad una Moleskine dove riversa le sue impressioni. Berna, Lisbona, Vienna, Praga, Roma, Helsinki, Stoccolma, Tirana, Madrid, Nicosia sono luoghi geografici, ma tappe del cuore. E quando sarà licenziato si renderà conto che quel che credeva una trasferta è diventata un'improvvisa luce alla fine di un tunnel oscuro. E anche un desiderio francescano: quello di poter condividere il sentire con altre creature: Mi piacerebbe poter parlare con gli uccelli (...). Sono loro i veri internazionali, i viaggiatori di commercio, i rappresentanti. Si può imparare molto assumendo il loro punto di vista: il viaggiare per imparare...
Il Grande Romanzo Europeo insegna anche che l'unica virtù per girare l'Europa è quella di fare i conti con la sofferenza degli altri, ancor prima che con la propria.
Nonostante tutto anche ecologico.
di Alfredo Ronci
Del perché un lavoro che implica quote di mercato, segmentazione, notorietà del nome – è il genere di cose che facciamo, e la nostra cooperazione in ufficio crea una collettività. Siamo colleghi. Tuttavia ciascuno è per sé, e per il suo PC diventa occasione per tirare le somme di un'esperienza formativa.
Il protagonista del racconto è anche un pochino sprovveduto: di fronte al suo Capo Theo, di cui più tardi scoprirà e racconterà di tragedie e di complicazioni, a proposito del poeta Celan, si lascia andare ad una misera considerazione: "Fu a Parigi?" mi chiede Theo. "Fu a Parigi che Paul Celan si gettò nella Senna? Nel 1970? "Non ne so nulla" dico io. "Chi era Celan?" "un poeta con un passato nei campi di concentramento". "Lo si potrebbe fare per molto meno. Ma dopo che uno è sopravvissuto ai campi di concentramento, pure tentare il suicidio?
Non sa il meschino che l'Europa di cui racconta su i suoi appunti (e che cosa sono effettivamente questi?: Riguardano la profondità del senso che affiora improvvisamente nelle conversazioni superficiali con qualcuno che si conosce appena. Qualcuno su cui si vuol fare impressione: facciamo entrambi del proprio meglio, e alla fine ci rendiamo conto che questa è l'unica maniera per provare a conoscere gli altri e anche se stessi) racconta di fantasmi che si aggirano mai sopiti, ma spinti dalla necessità che la memoria non li estingui del tutto: le vittime dell'olocausto (mi chiedo: c'è un posto che non racconti di loro e dove non sia possibile ascoltare il loro grido silenzioso di morte?)
Ha ragione il giovane impiegato Penso tra me e me: l'Europa è soprattutto il pensiero di ciò che potrebbe essere, meno le mancanze che le vengono attribuite. E' quasi nulla. Un errore elegante. Correzioni su correzioni, indifferenti e complicate. Tutt'al più, è quella macchina capricciosa sulla carta geografica, una fra le tante.
Profetico.
Va ancor di più ridotto il senso del romanzo, soprattutto per chi si aspetta una linea da seguire. Bene: un giovane da poco assunto va in giro per l'Europa perché la sua società lo richiede, e lui per non perdere il senso delle cose (perché è facile davvero perderlo!) si affida ad una Moleskine dove riversa le sue impressioni. Berna, Lisbona, Vienna, Praga, Roma, Helsinki, Stoccolma, Tirana, Madrid, Nicosia sono luoghi geografici, ma tappe del cuore. E quando sarà licenziato si renderà conto che quel che credeva una trasferta è diventata un'improvvisa luce alla fine di un tunnel oscuro. E anche un desiderio francescano: quello di poter condividere il sentire con altre creature: Mi piacerebbe poter parlare con gli uccelli (...). Sono loro i veri internazionali, i viaggiatori di commercio, i rappresentanti. Si può imparare molto assumendo il loro punto di vista: il viaggiare per imparare...
Il Grande Romanzo Europeo insegna anche che l'unica virtù per girare l'Europa è quella di fare i conti con la sofferenza degli altri, ancor prima che con la propria.
Nonostante tutto anche ecologico.
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