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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Michael Dahlie

Guida per gentiluomini all'arte del vivere con eleganza

Nutrimenti, Pag. 269 Euro 17,00
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Ballare un valzer senza pensieri, senza turbamenti, lasciandosi andare alla musica. E' la sensazione che regala Guida per gentiluomini all'arte di vivere con eleganza di Michael Dahlie. Un romanzo che prende la vita come va, che le gira attorno guardandola alcune volte troppo da vicino e sconsideratamente altre invece con fare curioso e spaventato al tempo stesso, sempre con le mani dietro la schiena, lasciando nel cuore l'appagamento di una passeggiata primaverile in un viale.

Leggero ma così intenso nella sua pacata forza, divertente e ironicamente elegante, una farsa capace di strappare sorrisi anche ai più arcigni contestatori della felicità.

La storia è semplice, come molte ne possono capitare anche nella vita al di qua della carta: Arthur Camden perde l'azienda di famiglia che fallisce miseramente (con grande gusto dei suoi detrattori e di chi aveva visto nella scelta del padre di affidargliela un gesto folle), la moglie, infedele da tempo agli occhi di tutti ma non dei suoi, lo lascia e lui si ritrova a dover cominciare la sua nuova vita non in una splendida festa in cui fare l'anfitrione tra belle donne e musica, ma a un pranzo con lo storico, tradizionale, esclusivo club di pesca alla mosca Hanover Street Fly Casters, dove tutti i membri, facoltosi uomini di affari di Manhattan, lo osservano basiti. Mentre si erge come nuovo single? Mentre mostra quanto poco ci voglia a riprendersi dalle bassezze della vita? No. Mentre piange come un bambino.

Tutto ricomincia così, con l'umiliazione conclamata e la disgustosa risposta negli occhi sdegnati dei commensali alla scena pietosa che si è presentata all'improvviso, con per epitaffio le parole del povero cristo " Malgrado le difficoltà che ho dovuto affrontare voglio che sappiate che non mollo, e la ragione per cui non mollo è l'affetto che nutro per ciascuno di voi". Ma la cosa triste era che nessuno di loro lo aveva mai considerato un vero amico.

Le giornate di Arthur sono intrise del suo essere impacciato, troppo idealista e forse troppo ben educato, con l'incapacità di tirare fuori gli attributi anche nei momenti più oltraggiosi per la sua persona. All'inizio il protagonista sembra incarnare pienamente l'incapace, il mediocre sveviano, ma poi sembra vestirsi della genialità fanciullesca e cattiva di Mr. Bean fino a raggiungere vette di tale auto castrazione che il lettore non può fare a meno di tifare con tutto il fiato che ha in corpo per lui.

Succede di tutto.

Succede che cercando di darsi una mossa si ritrova nella sede del club di pesca per una battuta con altri due soci e che uno di questo, Ken Fielder gli dica di rimettersi in carreggiata cercando di divertirsi, di trovarsi un'altra donna, organizzandogli per il ritorno una serie di appuntamenti con le amiche della moglie Rebecca (che man mano prenderà sotto la sua ala il buon Arthur facendo di tutto per trovargli una compagna) che però sembrano proprio non voler entrare nel mondo dell'ex imprenditore. Eppure tutto parte sempre alla perfezione, lui è sempre così attento, gli sembra che le serate siano gradevoli, che non dica niente di male. Ma tutto va sempre a finire con un bel buco nell'acqua.

Succede poi che una donna la incontra e che questa sembra essere affascinata sinceramente da lui e gli chiede di portarla, contro ogni regolamento possibile immaginabile, nella sede del club dei Fly Casters per momenti di eccitante intimità e che la serata finisca con i vigili del fuoco e la sede in fiamme.

Succede che parte per la Francia a trovare un vecchio amico e gli si para dinanzi una vicenda assurda che prevede la polizia locale, la compagna infedele dell'amico, il suo amico, l'ex moglie e i figli di questo e tanto vino e bugie.

Succede che l'ex moglie è sempre tra i piedi e in ogni donna e soprattutto che sta per sposarsi nuovamente e che il solo pensiero gli crea claustrofobici attacchi di pianto.

Succede la vita di un uomo che non è mai stato capace di dire un no oppure di mandare a quel paese qualcuno. Un mite che ama le cose semplici, come i suoi abiti, le tradizioni, fare la valigia, l'eleganza d'antan che non c'è più, che riscopre nel figlio Patrick un alleato formidabile, in Ken un amico sincero e si riscopre capace di momenti di grande forza.

Arthur ha la capacità di andare avanti comunque, di inciampare di continuo per percorrere una strada che altri attraverserebbero in due falcate, eppure cammina, con una forma tutta sua di ostinazione. Non si ferma, quantomeno ci prova, con risultati teneramente irritanti.

Ma alla fine... bé alla fine non resta che avventurarsi nella sua storia, perché niente è scontato quando è difficile trovare un senso a ogni cosa che non sia il proprio bene e il proprio mutare per vivere.

L'affascinante purezza di questo romanzo indimenticabile sarà un fiore che sboccia agli angoli di una strada.





di Alex Pietrogiacomi


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