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CINEMA E MUSICA

Adriano Angelini Sut

I New Order sfornano un'araba fenice che risorge a ritmo di ipno-dance

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Alzino la mano quanti li avevano dati per morti dopo il mezzo fiasco di Waiting For The Sirens Call, l'ormai penultimo album datato 2005 (se si eccettua la parentesi di Lost Sirens, album del 2013 con le tracks in eccesso e mai pubblicate del penultimo)? Una carriera sfavillante per la band nata dalle ceneri dei Joy Division che rischiava di arenarsi proprio di fronte al canto delle sirene. Un brutto film. Adeguatamente scongiurato. Il mese di settembre 2015 infatti ha visto il grande ritorno di Bernard Summer & Co, (e purtroppo la fuoriuscita dello storico Peter Hook) con un album che convince fin dal primo ascolto, Music Complete, pubblicato un po' clamorosamente con la Mute e non più con la Warner. 
Anticipato dal più che dignitoso singolo “Restless”, un tipica ballad neworderiana, con tastiere, chitarre e melodia soft rock, il decimo lavoro in studio, quasi interamente prodotto dalla band, abbandona pressoché totalmente le venature new wave e, come già per il nuovo dei Duran Duran, lascia grande spazio (e con ottimi risultati) alla dance; perfino quella che non disdegna sfumature techno; “Singularity” e “Plastic” infatti,  e per esempio, esplodono su una base ritmica forsennata, delle autentiche perle ipno-dance che trascinano fin dalle prime note di intro.
“Tutti Frutti”, con parlato iniziale in italiano, potrebbe essere un motivetto anni'80 degli ABC, una brillante canzoncina pop che non fa alcuna fatica a rimanere in testa. Stesso discorso per la successiva “Plastic on the High Line”, che pare il prosieguo funky dance della precedente, due tracce che si appaiano senza soluzione di continuità. Il residuo rock che i New Order possono aver lasciato nella loro quasi trentennale carriera, in questo disco è come vaporizzato. Ci si affaccia da quelle parti con “Stray Dog”, dove Iggy Pop fa un cameo vocale e dove risuonano le atmosfere à la Movement (ma per poco perché anche qui è la verve danzereccia che prende subito il sopravvento). Forse in “Academic” si cerca di schitarrare come i vecchi ragazzi di Manchester, ma il rischio di cantarsi addosso il brano lo corre. E infatti è probabilmente la traccia meno felice di un album, al contrario, decisamente positivo. Che infatti con “Nothing But a Fool” corre ai ripari e ci regala un'altra perla (di quasi 8 minuti), stiracchiata fra stupende atmosfere Joy Divisionane e cripto dance, un connubio vincente che ha prodotto, a mio avviso, i loro pezzi migliori, come appunto questo.
“Unlearn this Hatred” pulsa di nuovo su tastiere quasi totalmente elettro, azzeccando una ritmica travolgente miscelata alla perfezione alla melodia, altra straordinaria produzione di Tom Rowlands (sua anche la produzione della strabiliante “Singularity”). Ogni cosa è ben pianificata in questo nuovo album, e lo stesso packaging, affidato nuovamente a Peter Saville, consta di coloratissimi artwork con linee che si intersecano fra vivaci tonalità. L'album si chiude con “The Game” e “Supeheated”, una tipica ballad la prima, un vibrante synt-pop la seconda (quasi Pet Shop Boys), coronando degnamente un ritorno che si è fatto attendere davvero per troppo tempo (dieci anni sono passati dal penultimo album). In molti pensavano (sbagliando per fortuna) avessero ammainato le vele della loro splendida navigazione sonora; ennesimi eleganti alfieri della british invasion anni'80 che tanto bene al mondo della musica ha fatto e, in questo modo, tanto ne continuerà a fare.        

Music Complete
New Order
Mute Records
2015



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