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CLASSICI

Alfredo Ronci

Il grande Sergio Tofano senza il signor Bonaventura: “Il romanzo delle mie delusioni”.

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Chi come me sta ormai cavalcando un bel botto di anni, non può non soffermarsi su il ricordo di una serie televisiva degli anni ’60: Il giornalino di Gianburrasca. Ultimamente se n’è riparlato per via della morte della regista dell’evento, Lina Wertmuller. Ma, senza ormai ombra di dubbio, l’evento si ricorda anche e soprattutto per via della partecipazione di grandi attori e di grandi personaggi del mondo non solo televisivo (tanto per fare un nome: Nino Rota).
Tra i tanti grandi della serie mi va di ricordare un essenziale Sergio Tofano. Lo scrittore, letterato, illustratore, regista (fu lui, nel 1943 a dirigere la versione cinematografica del personaggio di  Vamba) ed altro ancora, regalò ai telespettatori una figura centrale, anche se non del tutto indicativa, del mondo di Gianburrasca: il direttore Stanislao Calpurnio, uomo di fiducia della nana direttrice della scuola, Gertrude (Bice Valori).
Basterebbero quei momenti per avere un’idea folgorante dell’attività di Sergio Tofano. In realtà quelli erano gli ultimi momenti di una incredibile attività culturale dell’uomo, che nel corso degli anni, e soprattutto negli anni del regime fascista, riuscì a mantenere una solidità ed un temperamento fuori dall’ordinario.
Anche chi è fuori da certi meccanismi letterari non può certo dimenticare la creazione, da parte di Tofano, del leggendario signor Bonaventura, col fido suo bassotto, i cui capitomboli, le cui goffaggini si tramutano in colpi di fortuna, sotto forma di medaglie al valore, prima, di assegni da un milione, poi.
In realtà la sua attività inizia addirittura agli inizi del novecento. Nel 1917 pubblica, accompagnandolo con illustrazioni personali, il libro Il romanzo delle mie delusioni. E’ naturalmente un testo adatto soprattutto ad un pubblico infantile, ma che riporta un’idea della fiaba, e dei suoi personaggi, che non fatica ad adattarsi ad un pubblico più adulto.
Tofano rovescia come un guanto, facendone una caricatura indimenticabile, le vicende del romanzo di formazione, da la storia di Aladino, a la Bella addormentata nel bosco, a Cappuccetto Rosso, a Barbablu. La sua parodia dissacrante, in cui il protagonista Benvenuto era e resta uno studente incapace o in cui il lupo cattivo diventa magari il factotum o “galoppino” di casa, non si esaurisce però nel gioco ludico fine a se stesso; piuttosto, Tofano tende a sottolineare l’importanza di continuare a credere e a mantenere viva quella che con Rodari potremmo chiamare la “grammatica” della fantasia, la passione di provare comunque a immaginare liberamente il mondo.
Scrive Tofano nel romanzo: “Corbellerie no… favole, ecco… favole”
“Favole, sicuro. Ma le favole sono storia, storia reale, storia viva, storia vissuta. Nulla è più vero delle favole, credimi. Il mondo è ancora pieno di fate che abitano castelli lastricati di sogni e dormono su materassi imbottiti di nuvole. E tutte le notti escono dalle viscere della terra spiriti maligni che spremono i raggi dorati della luna per comporre filtri miracolosi. Favole, sì… ma tutta la vità è una favola… e le favole sono tutta la vita…”
E se anche Benvenuto, un ragazzino bocciato tre volte agli esami di licenza elementare, che si appassiona, insieme al suo precettore Palmiro Mezzanella, alle fiabe e ad un mondo apparentemente fuori dalla realtà, scopre alla fine che in questo stesso mondo le cose (e quindi le fiabe e tutto il loro contorno) possono travolgersi e modificarsi al contrario, la realtà dei fatti è che nulla però può sostituire l’essenza stessa della dinamica fantastica.  
Il romanzo delle mie delusioni apparve per la prima volta a puntate (anche se il librò è veramente breve) sul “Corriere dei piccoli” del 1917; nel 1925 venne pubblicato in volume da Mondadori, e solo nel 1977 ripubblicato da Einaudi. La sorte poi degli eventi ha fatto sì che Tofano sia stato inserito anche nelle edizioni La Nuova Frontiera.
E’ sicuramente un divertente e dissacrante omaggio al mondo delle fiabe (curioso anche il finale in cui si raccontano le vicende del ragazzino Benvenuto: “Così tornai a scuola, questa volta pieno di zelo e di buona volontà; sgobbai sui libri tutto l’anno e, alla fine, fui bocciato per la quarta volta all’esame di licenza elementare”) ma anche e soprattutto capire che ingabbiare il fantastico nella realtà quotidiana equivale a distruggerlo.

L’edizione da noi considerata è:

Sergio Tofano
Il romanzo delle mie delusioni
La Nuova Frontiera Junior





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