RECENSIONI
José Eduardo Agualusa
Il venditore di passati
La Nuova frontiera, Pag. 137 Euro 15,00
Diceva Plinio il vecchio: Usus efficacissimus rerum omnium magister. L'abitudine è il miglior maestro in tutte le cose. Una stupidaggine, ma forse lo studioso era già 'toccato' dalla sua età, anche se morì a cinquantasei anni per le esalazioni sulfuree dell'eruzione vulcanica di Pompei.
Perché dico che è una stupidaggine, perché non c'è niente di peggio che adagiarsi sulle certezze e sul metodo.
Prendiamo questo libro: ci credereste che c'ho messo un sacco di tempo a capire che quello che racconta i fatti non è un personaggio in carne ed ossa, ma un geco? L'abitudine a ritenere la prima ipotesi regola universale m'ha portato ad commettere un grave errore di valutazione.
Tra l'altro un geco con una precisa predisposizione filosofica: Quando diventiamo vecchi, non ci resta altro che la certezza che presto saremo ancora più vecchi. Dire di qualcuno che è giovane non mi sembra un'espressione corretta. Qualcuno è momentaneamente giovane, questo sì, così come un bicchiere si mantiene intatto pochi attimi prima diinfrangersi al suolo.
Simpatico e saggio l'animaletto (ma per carità, lasciamo perdere le eventuali consanguineità col Gregor Samsa kafkiano) e fa compagnia ad un altro protagonista, questa volta sì umano, tal Felix Ventura, che si è scelto uno strano lavoro: il venditore di passati. Una sorta di 'demiurgo della biografia' uno che ti ri-costruisce una storia personale che non hai mai avuto in quattro e quattrotto.
Dice di sé: Ritengo ciò che faccio una forma superiore di letteratura (...) Anch'io credo intrecci, invento personaggi, ma invece di lasciarli chiusi in un libro do loro vita, li getto nella realtà.
E riceve nel suo studio/appartamento (che brividino lungo la schiena per noi lettori quando il Ventura sente salire le scale e vede la porta aprirsi: non ricorda tante le epifanie nell'appartamento di Baker Street quando il grande Sherlock Holmes e il dottor Watson ricevevano i loro clienti?).
In fondo, e nemmeno tanto in fondo, Il venditore di passati è un giallo, inusuale davvero, ma giallo nella sua conformazione. Un 'pastiche' così colorato non per necessità di mercato, ma per una naturale predisposizione del protagonista, e quindi dell'autore che l'ha creato, a sguazzare nelle acque torbide del mistero.
Una gran bella lettura insomma: e c'è di più. La storia viene da mondi inconsueti: José Eduardo Agualusa è un angolano che si esprime in portoghese, ma lo si avverte partecipe di una realtà allargata non certo chiusa in angusti spazi falsamente 'etnici'. L'etnicità di questo romanzo sta nella totale assenza di attrazioni per turisti della lettura, ma carica di una sensualità e di colori che vivono nelle pagine.
Dice ancora il protagonista del libro: la letteratura è il mezzo che un autentico bugiardo ha per farsi accettare socialmente.
Vero, ma andrebbero fatti dei distinguo tra chi mente sapendo di mentire e chi mente per amore del vero. Agualusa mente per amore dell'arte, in particolar modo dell'arte di saper raccontare.
di Alfredo Ronci
Perché dico che è una stupidaggine, perché non c'è niente di peggio che adagiarsi sulle certezze e sul metodo.
Prendiamo questo libro: ci credereste che c'ho messo un sacco di tempo a capire che quello che racconta i fatti non è un personaggio in carne ed ossa, ma un geco? L'abitudine a ritenere la prima ipotesi regola universale m'ha portato ad commettere un grave errore di valutazione.
Tra l'altro un geco con una precisa predisposizione filosofica: Quando diventiamo vecchi, non ci resta altro che la certezza che presto saremo ancora più vecchi. Dire di qualcuno che è giovane non mi sembra un'espressione corretta. Qualcuno è momentaneamente giovane, questo sì, così come un bicchiere si mantiene intatto pochi attimi prima diinfrangersi al suolo.
Simpatico e saggio l'animaletto (ma per carità, lasciamo perdere le eventuali consanguineità col Gregor Samsa kafkiano) e fa compagnia ad un altro protagonista, questa volta sì umano, tal Felix Ventura, che si è scelto uno strano lavoro: il venditore di passati. Una sorta di 'demiurgo della biografia' uno che ti ri-costruisce una storia personale che non hai mai avuto in quattro e quattrotto.
Dice di sé: Ritengo ciò che faccio una forma superiore di letteratura (...) Anch'io credo intrecci, invento personaggi, ma invece di lasciarli chiusi in un libro do loro vita, li getto nella realtà.
E riceve nel suo studio/appartamento (che brividino lungo la schiena per noi lettori quando il Ventura sente salire le scale e vede la porta aprirsi: non ricorda tante le epifanie nell'appartamento di Baker Street quando il grande Sherlock Holmes e il dottor Watson ricevevano i loro clienti?).
In fondo, e nemmeno tanto in fondo, Il venditore di passati è un giallo, inusuale davvero, ma giallo nella sua conformazione. Un 'pastiche' così colorato non per necessità di mercato, ma per una naturale predisposizione del protagonista, e quindi dell'autore che l'ha creato, a sguazzare nelle acque torbide del mistero.
Una gran bella lettura insomma: e c'è di più. La storia viene da mondi inconsueti: José Eduardo Agualusa è un angolano che si esprime in portoghese, ma lo si avverte partecipe di una realtà allargata non certo chiusa in angusti spazi falsamente 'etnici'. L'etnicità di questo romanzo sta nella totale assenza di attrazioni per turisti della lettura, ma carica di una sensualità e di colori che vivono nelle pagine.
Dice ancora il protagonista del libro: la letteratura è il mezzo che un autentico bugiardo ha per farsi accettare socialmente.
Vero, ma andrebbero fatti dei distinguo tra chi mente sapendo di mentire e chi mente per amore del vero. Agualusa mente per amore dell'arte, in particolar modo dell'arte di saper raccontare.
di Alfredo Ronci
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José Eduardo Agualusa
Le donne di mio padre
LaNuovafrontiera, Pag. 362 Euro 17,50Citavo Plinio il Vecchio nell'affrontare la recensione del 'primo' Agualusa (primo per il Paradiso): nel senso che era meglio ignorare i suggerimenti del 'maestro' soprattutto nella considerazione che l'abitudine non è affatto 'magistra' di tutte le cose, anzi, porta ad una sonnacchiosa predisposizione all'inanità. Persino alla pigrizia mentale. Ed ecco dunque che lo scrittore angolano, proprio perche è difficile scrollarsi di dosso la routine, m'aveva buggerato nello scrivere di un geco che disquisisce di umanità. Sì proprio un geco.
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