RECENSIONI
Claudio Bagnasco
In un corpo solo
quarup, Pag. 64 Euro 11,90
Non amo molto le antologie, nemmeno le crestomazie. Essenzialmente per un motivo: potrei essere smentito, ma nemmeno Proust, penso, abbia sempre scritto cose intelligenti ed interessanti.
Figuriamoci gli altri.
Capisco che a volte il racconto, se non addirittura il racconto breve, può essere la misura ideale per una rappresentazione linguistica e contenutistica dell'autore: ma la recidiva può essere l'arma a doppio taglio. E poi si corre il rischio, secondo il mio approccio letterario, che paradossalmente la rappresentazione varia del mondo non ne produca una integra affatto.
Mi spiego: spesso le raccolte mostrano autori alle prese coi problemi più disparati e le situazioni più eterogenee. Siamo sicuri che uno scrittore abbia in possesso le 'armi' per poter affrontare tutte le insidie della vita? Non ne ho mai incontrato uno, nemmeno chi si erge con la stazza del classico o comunque dell'intramontabile.
La piccola casa editrice quarup (di cui abbiamo apprezzato il bellissimo libro della Ruchat Volo in ombra) propone un autore semi-giovane (permettetemi la boutade) alle prese con una manciata di racconti, alcuni della durata di un soffio, che evitano però le diversificazioni di cui sopra.
Nel senso che Claudio Bagnasco ci parla di persone le più disparate ma riconducibili comunque ad un universo più 'concentrato' rispetto magari ad un'eterogeneità di contesti.
Non vi è un mondo allargato a dismisura nelle storie dello scrittore, ma vicende che pur diverse riconducono ad un'unica idea sofferta della vita. Fatta di problemi sì, ma spesso anche fisici: in 'il violinista di largo L' c'è Mauro che ha una zoppia al piede sinistro; in 'Una studentessa e Fulvio' c'è Fulvio appunto che ha un 'braccino' offeso; ne 'Lo smisurato' c'è il protagonista che è un po' tontacchione; ne 'La storia di Yuri e della lunga all'acquario' c'è il nominato, ritenuto da tutti uno sventrapapere, che non riesce a mandar giù l'affronto di una sua amica che gli ha detto che scopa male; c'è la noiosa metodicità di Carla in 'E adesso'?.
Insomma, senza stare ad elencare tutti i pezzi, la distanza che Bagnasco s'impone nella rappresentazione dello spazio è, per fortuna, limitata e riesce perlomeno, proprio per questo percorso parziale, a non commettere l'errore di... vagare per i campi del Tennessee (come avrebbe detto Battiato).
Finale: non ci si entusiasma per nulla, ma attenzione, nulla scorre anonimo. L'ho detto e lo ripeto, le antologie dei racconti non sono la mia lettura preferita, ma dal dettaglio anche minimo si possono intuire potenzialità.
Bagnasco le ha, per questo vorrei vederlo in una distanza più lunga. Fosse un passista?
di Alfredo Ronci
Figuriamoci gli altri.
Capisco che a volte il racconto, se non addirittura il racconto breve, può essere la misura ideale per una rappresentazione linguistica e contenutistica dell'autore: ma la recidiva può essere l'arma a doppio taglio. E poi si corre il rischio, secondo il mio approccio letterario, che paradossalmente la rappresentazione varia del mondo non ne produca una integra affatto.
Mi spiego: spesso le raccolte mostrano autori alle prese coi problemi più disparati e le situazioni più eterogenee. Siamo sicuri che uno scrittore abbia in possesso le 'armi' per poter affrontare tutte le insidie della vita? Non ne ho mai incontrato uno, nemmeno chi si erge con la stazza del classico o comunque dell'intramontabile.
La piccola casa editrice quarup (di cui abbiamo apprezzato il bellissimo libro della Ruchat Volo in ombra) propone un autore semi-giovane (permettetemi la boutade) alle prese con una manciata di racconti, alcuni della durata di un soffio, che evitano però le diversificazioni di cui sopra.
Nel senso che Claudio Bagnasco ci parla di persone le più disparate ma riconducibili comunque ad un universo più 'concentrato' rispetto magari ad un'eterogeneità di contesti.
Non vi è un mondo allargato a dismisura nelle storie dello scrittore, ma vicende che pur diverse riconducono ad un'unica idea sofferta della vita. Fatta di problemi sì, ma spesso anche fisici: in 'il violinista di largo L' c'è Mauro che ha una zoppia al piede sinistro; in 'Una studentessa e Fulvio' c'è Fulvio appunto che ha un 'braccino' offeso; ne 'Lo smisurato' c'è il protagonista che è un po' tontacchione; ne 'La storia di Yuri e della lunga all'acquario' c'è il nominato, ritenuto da tutti uno sventrapapere, che non riesce a mandar giù l'affronto di una sua amica che gli ha detto che scopa male; c'è la noiosa metodicità di Carla in 'E adesso'?.
Insomma, senza stare ad elencare tutti i pezzi, la distanza che Bagnasco s'impone nella rappresentazione dello spazio è, per fortuna, limitata e riesce perlomeno, proprio per questo percorso parziale, a non commettere l'errore di... vagare per i campi del Tennessee (come avrebbe detto Battiato).
Finale: non ci si entusiasma per nulla, ma attenzione, nulla scorre anonimo. L'ho detto e lo ripeto, le antologie dei racconti non sono la mia lettura preferita, ma dal dettaglio anche minimo si possono intuire potenzialità.
Bagnasco le ha, per questo vorrei vederlo in una distanza più lunga. Fosse un passista?
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