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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Nino Martino

Irene

Delos Digital, Pag. 192 Euro 14,00
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Fino a che punto siamo disposti a fidarci di un essere artificiale?
Questa la domanda che fa da sottotitolo e che infatti permea tutto il romanzo, vincitore del Premio Odissea ex aequo con quello di Franci Conforti (parleremo presto anche di lei). Nino Martino non risparmia nessuna fatica al suo protagonista: lo getta allo sbaraglio in una posizione scomoda, scomodissima, fra due fuochi. E poi sta a vedere come se la cava. Anche noi stiamo a vedere e non lo sapremo fino all’ultimo. Perché la faccenda è davvero spinosa. Roberto è un astronauta impegnato in una “ordinaria” missione di esplorazione lontano dal sistema solare. Il compito è di trovare giacimenti di minerali preziosi per la sofisticata industria terrestre e nello stesso tempo di assicurarsi che non ci siano forme di vita aliene delle quali, per legge, si dovrebbe rispettare l’habitat. Salta già agli occhi che questi due principi, sfruttamento dei pianeti e rispetto per la vita autoctona,  confliggono drammaticamente. E infatti, mentre lui sta lassù, sulla Terra c’è chi gli “tira la giacchetta” come si suol dire. A seconda degli ideali e degli interessi, c’è chi tende a enfatizzare e chi a minimizzare eventuali tracce di vita. E questo è il primo problema, ma non basta. Dal momento che le missioni si svolgono in solitaria, è prassi che ogni astronauta disponga di una intelligenza artificiale molto sofisticata che gli faccia da aiutante e da compagno o compagna, a seconda delle preferenze. Così Roberto, che si è sistemato nella base attrezzata per la ricerca su  Aldebaran II, gode della compagnia della bellissima Irene, capace di effettuare scavi e costruire droni in men che non si dica, ma anche pronta a presentarsi nel suo avatar più sexy a lenire i tormenti della solitudine. Se poi un povero astronauta ci prende gusto, e magari si affeziona anche un po’, non è tutta colpa sua. Tornando agli aspetti conflittuali, oltre alla faccenda dello sfruttamento minerario c’è un dilemma ben più allarmante. Si tratta proprio delle IA sul tipo di Irene: a detta di molti esperti si stanno evolvendo spontaneamente e acquisiscono sempre più competenze e autonomia. Ciò conferirebbe loro uno strapotere tale da minacciare seriamente la libertà e l’incolumità degli esseri umani. Roberto si trova in una impasse: se difende l’innocenza della sua aiutante artificiale, sarà sospettato di esserne succube. (Ma sarà poi davvero innocente? Qualche dubbio ce l’ha anche lui). Per cavarlo d’impaccio, anche riguardo a certi controversi segnali di vita, il coordinamento terrestre gli manda una sua vecchia fiamma, brillante e decisionista, che pare intenzionata a buttare all’aria tutti i suoi scrupoli. Di solito non mi dilungo così tanto sulla trama, ma è importante mettere a fuoco i quesiti intorno ai quali ruota tutta la storia e che hanno una portata ben più generale delle personali ambasce del protagonista. Una bella occasione di riflessione, sostenuta da una dialettica che la costante ambiguità dei ruoli rende intrigante e accesa fino all’ultima pagina.
Aggiungo tre note:
1 - Roberto è ghiotto di uno speciale tè dello Yunnan, un sostituto delle varie marche di whisky che caratterizzano i protagonisti di certi romanzi polizieschi. Ormai sappiamo che questa è la firma di Nino Matino, anche se in copertina non comparisse il suo nome.
2 – Chi ha letto il precedente romanzo, Errore di prospettiva, può trovare degli inaspettati agganci a quella storia e avere la conferma che i due romanzi appartengono allo stesso universo narrativo.
3 - Spesso l’autore inserisce un tocco paesaggistico, d’atmosfera. È vero che l’atmosfera è quella mefitica, solcata da spruzzi di metano liquido, di un pianeta inospitale, però Nino Martino è capace di ingentilirla con una vena di poesia.
   Ormai il vento è intenso, il cielo è rosso e a breve Aldebaran tramonterà e poi sorgerà prima una luna e poi l’altra. Sprizzeranno i geyser di acqua azzurra dalle crepe subito formate, spinti dall’improvviso calore interno per le tensioni gravitazionali.
   Per quanto lontano sia, pare di esserci.

di Giovanna Repetto


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