RECENSIONI
Pascal de Duve
Izo
Edizioni del Cardo, Pag.233 Euro14,80
Scriveva Georges Perec su La vita istruzioni per l'uso: Se ne potrà dedurre quella che è probabilmente la verità ultima del puzzle: malgrado le apparenze, non si tratta di un gioco solitario, ogni gesto che compie l'attore del puzzle, il suo autore lo ha compiuto prima di lui; ogni pezzo che prende e riprende, esamina, accarezza, ogni combinazione che prova e prova ancora, ogni suo brancolare, intuire, sperare, tutti i suoi scoramenti, sono già stati decisi, calcolati, studiati dall'altro.
Dunque chi in questo libro è l'attore e chi l'autore? L'autore è Pascal de Duve, tragicamente scomparso per AIDS nel 1993 a soli ventinove anni (Cargo Vita, sempre pubblicato dalle Edizioni del Cardo, è testimonianza sconvolgente della sua fine) che, in questa occasione, costruisce un topos letterario avvalendosi di strumenti e di ambientazioni affini all'arte del completare puzzles.
Il puzzle invece, o secondo l'interpretazione di Perec, l'attore è una sorta di Kaspar Hauser francese, dal nome impronunciabile (signor Izobretenikhoudojnika, abbreviato appunto in Izo), sulla cui pronunciabilità invece pare che nessuno inciampi, dall'aspetto che ricorda in modo impressionante il quadro di Magritte Le fils de l'homme e che appare all'improvviso nella storia e altrettanto improvvisamente scompare.
Izo in realtà è una sorta di scatola vuota che si riempie man mano che passono i giorni grazie non alla partecipazione degli altri (sì, lo affianca colui che racconta la storia, in una sorta di fratellanza che può apparire priva di convenienza ed universale, ma è solo l'ennesima strumentazione dell'autore, secondo la nostra, e quella di Perec, definizione) ma ad un istinto di sopravvivenza che lo porterà, in breve tempo, ad accumulare una prodigiosa cultura generale.
Izo è anche l'uomo dei sogni, colui che ha visitato l'infanzia di noi tutti, come sostituzione di vuoti e fantasie, un giocattolo a volte inerme, a volte incontrollabile (quando scomparirà lascerà solo una macchia, un colore, fine tragica, ma inevitabile di un cartoon, una sorta di abitante del mondo animato di Chi ha incastrato Roger Rabbit).
Izo se vogliamo è un segnalibro: lui stesso avventura, ci trascina in curiosi imprevisti in un immaginario trait d'union tra l'essere partecipi di un avvenimento e l'esserci dentro.
Così, ci viene d'istinto pensare, Pascal de Duve ha maneggiato una materia incandescente agli antipodi rispetto all'Eco de La misteriosa fiamma della regina Loana. Il semiologo recupera la memoria dell'infanzia attraverso l'elencazione di fantasmi colorati (spesso le copertine dei libri, i risvolti, ma anche proustianamente le madeleines del sentire), lo scrittore francese salta, se vogliamo, l'aspetto tattile della rimembranza. Affila le armi della partecipazione diretta, nella condivisione di azioni e movimenti che appartengono di diritto anche all'infanzia.
Non siamo così presuntuosi dal pensare che Izo sia solo questo: un rimestar di ricordi. Di lui il suo stesso creatore (autore secondo Perec) diceva: E' come l'ultimo vangelo possibile, quello che racconta che la vita è un mistero, uno splendido poema senza parole.
Dunque la sacralità del vivere sta anche nel fuggirla. Izo alla fine la fugge. Forse appagato, forse mai "centrato" in essa.
di Alfredo Ronci
Dunque chi in questo libro è l'attore e chi l'autore? L'autore è Pascal de Duve, tragicamente scomparso per AIDS nel 1993 a soli ventinove anni (Cargo Vita, sempre pubblicato dalle Edizioni del Cardo, è testimonianza sconvolgente della sua fine) che, in questa occasione, costruisce un topos letterario avvalendosi di strumenti e di ambientazioni affini all'arte del completare puzzles.
Il puzzle invece, o secondo l'interpretazione di Perec, l'attore è una sorta di Kaspar Hauser francese, dal nome impronunciabile (signor Izobretenikhoudojnika, abbreviato appunto in Izo), sulla cui pronunciabilità invece pare che nessuno inciampi, dall'aspetto che ricorda in modo impressionante il quadro di Magritte Le fils de l'homme e che appare all'improvviso nella storia e altrettanto improvvisamente scompare.
Izo in realtà è una sorta di scatola vuota che si riempie man mano che passono i giorni grazie non alla partecipazione degli altri (sì, lo affianca colui che racconta la storia, in una sorta di fratellanza che può apparire priva di convenienza ed universale, ma è solo l'ennesima strumentazione dell'autore, secondo la nostra, e quella di Perec, definizione) ma ad un istinto di sopravvivenza che lo porterà, in breve tempo, ad accumulare una prodigiosa cultura generale.
Izo è anche l'uomo dei sogni, colui che ha visitato l'infanzia di noi tutti, come sostituzione di vuoti e fantasie, un giocattolo a volte inerme, a volte incontrollabile (quando scomparirà lascerà solo una macchia, un colore, fine tragica, ma inevitabile di un cartoon, una sorta di abitante del mondo animato di Chi ha incastrato Roger Rabbit).
Izo se vogliamo è un segnalibro: lui stesso avventura, ci trascina in curiosi imprevisti in un immaginario trait d'union tra l'essere partecipi di un avvenimento e l'esserci dentro.
Così, ci viene d'istinto pensare, Pascal de Duve ha maneggiato una materia incandescente agli antipodi rispetto all'Eco de La misteriosa fiamma della regina Loana. Il semiologo recupera la memoria dell'infanzia attraverso l'elencazione di fantasmi colorati (spesso le copertine dei libri, i risvolti, ma anche proustianamente le madeleines del sentire), lo scrittore francese salta, se vogliamo, l'aspetto tattile della rimembranza. Affila le armi della partecipazione diretta, nella condivisione di azioni e movimenti che appartengono di diritto anche all'infanzia.
Non siamo così presuntuosi dal pensare che Izo sia solo questo: un rimestar di ricordi. Di lui il suo stesso creatore (autore secondo Perec) diceva: E' come l'ultimo vangelo possibile, quello che racconta che la vita è un mistero, uno splendido poema senza parole.
Dunque la sacralità del vivere sta anche nel fuggirla. Izo alla fine la fugge. Forse appagato, forse mai "centrato" in essa.
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