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CLASSICI

Alfredo Ronci

L’antiromanzo del sognatore:” “Capriccio italiano” di Edoardo Sanguineti.

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Ed eccoci a parlare di Sanguineti. Personaggio per certi versi straordinario, ma anche un po’ atipico. Le sue professioni, se così vogliamo chiamarle, hanno occupato più di sessant’anni della nostra Repubblica.
Potremmo parlare di lui di come si è espresso poeticamente. Sono diverse decine i libri che hanno portato all’attenzione dei più la sua poesia. Non solo, di come sia stato l’artefice di uno dei più importanti e discussi movimenti letterari, il famoso Gruppo ’63 (insieme a Porta, Giuliani, Balestrini, tanto per citare i più famosi), o addirittura potremmo parlare di lui per come si è espresso nel teatri e nell’arte musicale (suo Passaggio, con la musica di Luciano Berio). Ancora, lo potremmo indicare come l’autore di saggi sulla letteratura del Novecento. E per finire (ma potremmo andare anche oltre), potremmo menzionare la sua attività politica nel partito comunista e la nomina a Cavaliere di Gran Croce da parte dell’allora Presidente della Repubblica Luigi Scalfaro.
Invece noi parliamo, e giustamente, del suo esordio letterario (in questo caso la prosa) e l’uscita, nel 1963 (notare la data) del suo romanzo (edito da Feltrinelli) Capriccio italiano. Uscita, se vogliamo, abbastanza clamorosa, e che suscitò l’attenzione, ma anche la critica, di tutto l’establishment letterario.
Romanzo breve formato però da ben sessantuno capitoli che sono solo stacchi, in realtà veri e propri strappi di una vicenda che però, troppo spesso, sembra distaccata. Dico distaccata anche perché, basta leggere le descrizioni che ne fanno gli informatori o i lettori del romanzo, la fase iniziale della vicenda è una sorta d’intrigo che sembra coinvolgere la moglie del protagonista che, ad un attenta ricostruzione del tutto, sembra invece non essere vera del tutto.
In realtà non è questa la funzione essenziale del romanzo, perché se dovessimo anticipare qualcosa che lo stesso Sanguineti non ha detto, ma che probabilmente avrebbe pensato, la vicenda potrebbe non finire mai, perché è nel susseguirsi della trama che potrebbe innescarsi una fine non finita.
E’ certamente un romanzo onirico, fatto di realtà, ma ancor di più di sogni. Ha detto Erminio Risso, il prefatore: Nasce così non solo un romanzo onirico o atonale o informale (…), ma, nel raccontarci il romanzo di un romanzo, Sanguineti ci svela come ci sia iniziazione ma non la possibilità di sedimentare esperienza per quest’uomo ormai “esploso”, che tenta veramente – come anche in Purgatorio de l’Inferno – di uscire dalla palude del nuovo capitalismo.
Capitalismo che era già stato affrontato da altri pensatori, tra i quali Roland Barthes, che aveva parlato di come l’autore mirasse a copiare in maniera parodica… il caos profondo del mondo neo-capitalista, ma che limita anche la stessa struttura linguistica del romanzo. Che ripeto, è essenzialmente onirica, sognatrice.
Tanto per fare un esempio: Perché si capisce che mentre mi butto giù, lì di colpo, vedo che R. l’aveva allungata mica male, quella sua gamba lì, che poi ce l’aveva messa lì, e insomma lì, ma tra le gambe di E., cioè, sopra, tra le gambe, cioè lì, ma come a mezz’aria, e che insomma ti era arrivata lì, con quella sua gamba tanto agitata, e che poi disse. “Ohi, ma a me, ma tanto tranquilla anche lei, “ma tirati fuori, va”. E disse a me “Che cosa ci frughi, lì adesso?” E ritirò quella gamba sua, che poi fu una grande mazzata, allora, nella mia testa…
E il pezzo continua, in una serie, a volte diciamolo, di ribalti imprevedibili (ma i sogni, a parte Freud, sono davvero imprevedibili), per intossicare di più la vicenda. Che si sottrae essenzialmente ad una identificazione razionale del tutto.
Ma a volte certe incomprensioni a volte si comprendono, soprattutto quando Sanguineti parla dei suoi figli, quello in vita, che ad un certo punto gli chiede come mai il suo pene è piccolo rispetto a quello del padre, o quando, alla fine (perché una fine alla fine c’è) la moglie, in una sala di ospedale, genera un altro figlio che, al contrario delle lettere che vengono appuntate durante il romanzo (a parte il protagonista, cioè Sanguineti, che alla fine si indicherà come Edoardo), si chiamerà “Michele”.
Capriccio italiano è un libro niente affatto semplice, lo definirei ossessivo, ma che determinò una frattura fra il romanzo di ieri e quello di oggi (cioè del ’63). Con tutto quello che verrà poi.



L’edizione da noi considerata è:

Edoardo Sanguineti
Capriccio italiano
Universale Economica Feltrinelli




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