RECENSIONI
Alessandro Bernardini
La vodka è finita
Edizioni Ensemble, Pag. 445 Euro 16,00
Gran bell'esordio narrativo quello di Alessandro Bernardini. L'anno è il 1989 e a Berlino sta crollando il Muro mentre a Mosca si scioglie la Cortina di Ferro. La storia è di mala e riscatto che non strizza l'occhiolino al male truculento (come molti 'capolavori' del momento invece fanno) ma pone ancora l'eroe negativo in una prospettiva sì drammatica ma mai accondiscendente. Si svolge fra Roma, Ostia, Parigi e il Medio Oriente popolato dai lontani e torbidi boss del petrolio. Ugo è nipote di uno dei più noti capi della malavita romana e nella vita cerca di fare una sola cosa; dimostrare di essere all'altezza della sua famiglia. Sua padre è stato ucciso in carcere. L'istinto di vendetta e rivalsa non manca. Tutto si compie un giorno, con una rapina 'iniziatica' in cui al gruppo di Ugo qualcosa va storto e il ragazzo prende l'iniziativa di sequestrare il primo cliente che capita. Purtroppo per lui si rivelerà un professore universitario fratello di una delle più eminenti entità grigie dello Stato (o Stato parallelo dovremmo dire) in contatto con i petrolieri per i suoi loschi traffici istituzionali. “La vodka è finita” però non è solo una trama. Parallelamente, l'autore incastra le vicende di alcuni personaggi solo in apparenza 'marginali', come uno dei poliziotti incaricati dell'inchiesta sulla rapina e il rapimento, o Nina, la ragazza tossicodipendente di Ugo.
Alessandro Bernardini avviluppa le loro vicissitudini dentro uno scenario che la lingua decisa e brillante, incalzante e mai banale rende intense. Piccoli brevi capitoletti che colpiscono dritto al cuore del lettore che viene coinvolto nei fatti non solo come uno spettatore passivo. Si potrebbe dire che finalmente in un romanzo di questo genere c'è Ostia e non solo Roma a fare da quinta, anche perché le cronache reali raccontano che è molto più nell'antico porto capitolino che oggi si snodano i traffici malavitosi della regione. Ai tentativi di Ugo di diventare degno criminale di cotanta famiglia rispondono le vicende, come un distratto televisore in sottofondo, del mondo che cambia dopo la Perestrojka; se il ragazzo scende all'inferno e poi si accorge che brucia troppo e decide che deve uscirne, la Russia ex sovietica da quell'inferno ci sta uscendo a fatica. Che poi oggi non abbia ancora raggiunto il paradiso a noi interessa poco. Interessa la capacità di Alessandro di dominare, con la lingua, le passioni più basse dell'essere umano, la parola netta e diretta che scava e prova a descrivere una brutta vita che fatica a farsi bella.
Quale sarà il destino di Ugo dopo essere stato costretto a fuggire dalla sua città per approdare in una Francia sempre tanto accogliente coi transfughi cugini di ogni colore politico e destino criminoso non è dato sapere. O meglio lo saprete se leggerete il romanzo che, di fatto, si avvia a essere forse uno degli esordi di narrativa italiana più interessanti e coinvolgenti dell'anno.
di Adriano Sut Angelini
Alessandro Bernardini avviluppa le loro vicissitudini dentro uno scenario che la lingua decisa e brillante, incalzante e mai banale rende intense. Piccoli brevi capitoletti che colpiscono dritto al cuore del lettore che viene coinvolto nei fatti non solo come uno spettatore passivo. Si potrebbe dire che finalmente in un romanzo di questo genere c'è Ostia e non solo Roma a fare da quinta, anche perché le cronache reali raccontano che è molto più nell'antico porto capitolino che oggi si snodano i traffici malavitosi della regione. Ai tentativi di Ugo di diventare degno criminale di cotanta famiglia rispondono le vicende, come un distratto televisore in sottofondo, del mondo che cambia dopo la Perestrojka; se il ragazzo scende all'inferno e poi si accorge che brucia troppo e decide che deve uscirne, la Russia ex sovietica da quell'inferno ci sta uscendo a fatica. Che poi oggi non abbia ancora raggiunto il paradiso a noi interessa poco. Interessa la capacità di Alessandro di dominare, con la lingua, le passioni più basse dell'essere umano, la parola netta e diretta che scava e prova a descrivere una brutta vita che fatica a farsi bella.
Quale sarà il destino di Ugo dopo essere stato costretto a fuggire dalla sua città per approdare in una Francia sempre tanto accogliente coi transfughi cugini di ogni colore politico e destino criminoso non è dato sapere. O meglio lo saprete se leggerete il romanzo che, di fatto, si avvia a essere forse uno degli esordi di narrativa italiana più interessanti e coinvolgenti dell'anno.
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