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Il Paradiso degli Orchi
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INTERVISTE

Maurizio Baiata

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Rock e alieni, come li uniamo?



Allora, gli alieni sono arrivati non so quando, la musica rock so per certo quando è arrivata. Io ero in collegio, erano i primi anni '60 e ascoltavo Radio Lussemburgo e una notte mandarono "Foxy Lady" di Jimi Hendrix e io da quel momento non c'ho capito più niente. Avevo 14/15 anni quando ho sentito la musica dei Beatles, poi nel '67 ho cominciato a sentire i gruppi beat inglesi, le cui radici erano blues e che poi avrebbero dato vita al Progressive, quindi gli Who, i primi Ten Years After. Intorno al '68 invece qualcuno ha cominciato a fare la cosiddetta musica cosmica, soprattutto i tedeschi. Già in quel momento io mi interessavo di Ufo e di alieni. Non a caso allora sono cominciati i primi Sky Watch, senza vedere assolutamente niente. Solo sentendo questo richiamo verso l'esterno. Nei musicisti verso quegli anni c'era già un'inclinazione naturale al cosmo, se tu prendi i Pink Floyd, ovviamente questi guardavano le altre dimensioni.



La loro musica parla da sola.



Assolutamente. Forse alcuni poi si sono fermati, magari i Pink Floyd si sono fermati con The dark side of the moon. I King Crimson invece si sono fermati quando sono diventati troppo cerebrali ma all'inizio quasi tutte le band del mondo, comprese quelle del progressive italiano, cercavano un nuovo linguaggio. E questo era legato al concetto di libertà, e se noi per libertà intendiamo la possibilità che ognuno di noi deve avere per collegarsi col proprio cervello e la propria fantasia con qualunque cosa ti spinga a cercare, ovviamente un certo tipo di rock diventa il tramite. Il punto più alto secondo me della musica rock da questo punto di vista sono gli U2, anche se nel libro non ne ho parlato.



Dopo il progressive la cesura col punk



Certo, giusto, io sono d'accordo, le prime tre band a rompere col passato sono state Ramones, Police e Clash anche se poi questi ultimi hanno raggiunto una dimensione più commerciale. Ai Sex Pistols invece non gliene fregava niente della dimensione commerciale quindi sparavano a zero molto di più di queste altre tre band che però nascevano con l'intento di non essere etichettabili. Poi c'è un fatto, il termine Progressive se lo sono inventati i critici italiani. Quando i Gentle Giant, King Crimson e Vandergraaf Generator sono arrivati in Italia, in Inghilterra non se li filava nessuno. Io ho fatto la prima intervista ai Gentle Giant in un hotel all'Eur e i tre fratelli Schulmann erano completamente increduli del fatto che il Palasport era pieno. Io glielo dissi, guardate che domani il Palasport è pieno. In Italia la critica aveva costruito un ponte con l'Inghilterra ed era un ponte culturale, ma queste band erano ancora legate al folclore, alla terra, al jazz, al blues e all'invenzione più pura. Poi con l'arrivo dei Genesis è diventato tutto quanto più barocco. Cioè è stata costruita una musica romanticheggiante su quello che era il tessuto musicale più libero e dilaniato. Io ho visto i Genesis al Piper, forse nel 72', 73', da inorridere, erano degli incapaci. E lo dissi a loro quando dieci anni dopo ero in Virgin e li prendemmo, ovviamente, un botto della madonna di vendite, non sapevano suonare. Mentre Frip sapeva suonare già allora.



Musica e alieni in America. C'è più consapevolezza lì di questo connubio?



Sì, in America se la colleghiamo con la musica, la questione aliena è molto più sentita, perché i grandi personaggi e le grandi star hanno dichiarato apertamente o di avere avuto contatti o di credere che il governo americano nasconde la verità. Robin Williams per esempio ha fatto outing tre anni fa. Però non è stato un vero e proprio outing. È apparso al Congresso di Laughlin, vestendosi alla Fidel Castro, con la barba lunga, cercando di passare inosservato, però Paola Harris e altri lo hanno subito riconosciuto, l'hanno intervistato ma per chi si aspettava come me che con i soldi di Robin Williams o di altri si potesse cercare di creare un qualcosa di forte e di impatto sulla gente, non soltanto mettendoci loro la faccia, è stato deluso. L'unico che lo ha fatto bene è stato Dan Aykroyd. Ora però tornando alla gente che legge e che ascolta, sono usciti dei libri che trattano dell'alien rock, sono tantissime le star della musica che hanno dichiarato di avere avuto incontri, anche del terzo tipo, come John Lennon.



Tu eri lì la notte del suo omicidio.



Si. L'8 dicembre del 1980. Era un notte freddissima, 23 sotto zero. Io lavoravo per Rai Corporation, per delle corrispondenze radiofoniche. Telefonai a Frajese che credo fosse tg1 o tg2, gli dissi che avevano ammazzato Lennon e che quindi volevo andare. Sono stato il primo giornalista italiano ad arrivare lì, alle sei del mattino ero sotto il Dakota Building e ho fatto il primo servizio che non è mai andato in onda perché Frajese non me l'ha passato e ha passato il suo successivamente.



Che idea ti sei fatto dell'omicidio di Lennon?



Io non credo alla casualità. Credo piuttosto che ci siano stati dei fatti di sangue che hanno portato alla sparizione di personaggi che erano destinati a cambiare il mondo e che avrebbero potuto dare di più e che sono stati probabilmente veicolati. Io credo che Chapman, l'omicida di Lennon, che credo stia ancora scontando la pena, anzi ne sono certo, sia stato o tarato dalla nascita o si è costruito questa specie di mito in negativo per cui l'ha dovuto uccidere per forza. Ma c'è anche l'altra ipotesi che è quella secondo cui sia stato l'effetto dell'MK Ultra per cui un intervento psicotronico sul cervello della persona che determina atti di un certo genere, quindi guidati. D'altra parte Lennon era sotto l'occhio del ciclone da molti anni, lui e altri. Ed era un simbolo talmente importante, libertario e rivoluzionario, più attraverso il bene e non attraverso la rivoluzione stradaiola e la violenza, che è stato molto facile farlo fuori.



Nel titolo metti un fatto molto personale.



Nel 1961 io sono sopravvissuto a un incidente stradale. A Roma. (Doveva recuperare copia dell'album dei Jethro Tull Aqualung autografata da Ian Anderson, caduta su via Filippo Turati dalla motocicletta Gilera che Baiata stava guidando, nda). Portato al Policlinico mi sono trovato nella condizione di pre-morte e poi la 'out of body experience'. Quando mi sono svegliato dal secondo coma dopo l'operazione, mi sono trovato dentro la stanza dell'ospedale ed ero lì che fluttuavo vicino al soffitto e potevo vedere quello che succedeva dentro la stanza e anche fuori. Avevo 20 anni e giocavo a basket con la squadra del liceo San Leone Magno. Due giorni dopo l'operazione arriva un dottore e mi dice che è lui che mi ha operato. E mi dice, Maurizio non ti preoccupare che tornerai a giocare a pallacanestro e io gli chiedo sgomento, dottore come sa una cosa del genere: e lui: io sono il fratello del tuo compagno di banco. Per circa 15 anni io al mio viaggio che ho fatto quella notte non c'ho più pensato. Poi occupandomi di Abduction e di contatti alieni molta gente veniva da me e mi raccontava la sua esperienza e io percepivo che quello che mi stavano dicendo aveva a che fare anche con me. Pian piano dentro di me ha cominciato a uscire fuori non solo l'interesse per le abduction ma anche un collegamento con me. Poi nel 1999 ho avuto una visita notturna, tre classici grigi dell'iconografia aliena. Vivevo a Roma, in una villa sulla Nomentana. Dormivo e alle 4 del mattino questi compaiono e io mi rendo conto di ciò che stava avvenendo e quando mi hanno invitato ad andare con loro io telepaticamente ho risposto loro "non vi conviene". Ho vissuto così fino alla metà del 2005-06. A quel punto ho cominciato ad avere dei flash di qualcosa che era avvenuto ma ero sempre convinto che il rapimento non ci fosse stato. Vivendo poi a Phoenix ed essendo nel gotha dell'ufologia sono entrato in contatto con ufologi e ricercatori che stanno in prima linea. In particolare Ruth Hover, che è una psicologa che ha lavorato per dieci anni con John Mack e si occupa di counseling familiare. Un giorno arriva ad Open Minds e mi convincono a fare una regressione con lei. Lì ho capito quello che era successo quella notte del '99. Non era finita lì. Mi avevano preso e mi avevano portato in un posto dove mi avevano fatto delle cose ricollegate con la mia esperienza del '71. Sono stati loro che hanno guidato le mani del dottor Moretti che mi ha operato. Per tanti anni ho creduto che era opportuno opporsi per tutti quelli che hanno avuto queste esperienze. Adesso ho capito che non bisogna fare così.



Perché?



Perché innanzitutto dipende con chi capiti. Esistono diverse razze. E poi esiste una dimensione molto prossima alla nostra, che è la quarta. Alla quale noi abbiamo possibilità di accedere. E sono certo per mia esperienza che questo accesso ti comporta il fatto di poter comunicare con loro. Ruth alla fine della regressione mi ha spiegato che abbiamo tutti la possibilità di entrare nella quarta dimensione. Basta cercare una forma di rilassamento già quando andiamo a letto e cominciamo a entrare in uno stato ipnagogico, cioè la fase in cui ti abbandoni e arriva il sonno, quella è la fase in cui tu ancora hai un copro che sta da questa parte ma le tue percezioni e anche la tua mente possono stare già dall'altra parte. Quello è il momento in cui avviene possibilmente il contatto. Può avvenire.



Situazione ufologica italiana?



Da quello che ho visto fino adesso non saprei. Da quello che vedo su Facebook, anche lì si sta trasformando in un luogo di guerra di passioni. Perché ti esponi in rima persona, perché sentirti direttamente toccato in quello che tu credi, nelle tue esperienze, ha una valenza molto alta e forte. Io ci tengo a sottolineare che le esperienze di pre-morte sono collegate a quelle di contatto con gli alieni. E che la linea di demarcazione è molto labile. E che è tutto unito. Se noi diamo di più riceviamo di più. Certamente gli alieni che hanno trattato con me non sono ostili, mi hanno seguito pedissequamente. Ma questo si attiene a tutti coloro che hanno avuto contatti. Anche coloro cgsentono che le loro esperienze sono state fortemente traumatiche, ma ci sarà stata una ragione. Loro non sono qui per il dominio di questo pianeta. Sono assolutamente convinto che loro sono qui per la nostra anima ma non per prendercela. Forse io avrei dovuto intitolarlo 'Gli alieni mi hanno salvato l'anima'.



Chiudiamo ancora con la musica e con un previsione per l'oggi.



Le band che a me piacciono. I Tool, i Sigur Ros, gli Editors. E' gente giovane, non so come fanno a creare la musica, è un fenomeno che passa attraverso l'energia vitale del rock. E ti chiudo con una cosa molto semplice. Se tu senti la voce di Maria Callas che canta un passaggio qualunque della Butterfly e senti un passaggio blues di Jimi Hendrix per me è la stessa cosa. E' un fatto di risonanza. Per l'oggi. Io credo che se il nostro pianeta si potrò salvare sarà attraverso il suono e la luce. La luce come un'invasione, botte di luce. L'apriti cielo. Ma non è detto che debbano essere gli alieni che ci salvino, magari umani di un altro tempo, di migliaia e migliaia di anni fa, che hanno trovato i mezzi per andare altrove evitando le catastrofi di cui possiamo immaginare compreso il diluvio universale e che tornano per darci una mano.







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