RECENSIONI
Miguel Mejides
Perversioni all'Avana
Edizioni Estemporanee, Pag.196 Euro 12,00
Edizioni Estemporanee nasce come il desiderio che l'azzurro di cieli e mari lontani ha saputo restituire attraverso le emozioni di un viaggio. Si è pronunciato improvviso ma timido, per trasformarsi a poco a poco, meditatamente, in un progetto affascinante e concreto: far conoscere storie di persone e luoghi distanti, per poter condividere le sensazioni e le passioni che partenze e nuovi approdi sono capaci di regalare.
Luca Burei e Dario Claudio Bonòmini, viaggiatori tra continenti e parole, saggiamente accompagnati da guide esperte, hanno così iniziato un nuovo viaggio, con la stessa immancabile voglia di scoprire e l'entusiasmo di chi rende la propria passione meta. Santo Domingo è il primo paese, a cui seguiranno, a breve, Cuba, la Spagna e tutte quelle sponde ove i sogni e le parole hanno preso terra.
E Cuba è arrivata, con un titolo apparentemente ambiguo Perversioni all'Avana. Non pensino i cultori del turismo sessuale di trovare pane per i loro denti. Le perversioni al centro del libro sono le vicende diventate miserie, la brulicante e cruda animazione di un'umanità sempre al limite della sopravvivenza. Cuba insomma. Più nel male che nel bene.
Attraverso le storie di un grande edificio e dei suoi inquilini si apre una finestra sulla frenesia del mondo (difficile anche tener testa all'apparir dei personaggi, in una successione spesso caotica da far mancare il fiato), sugli inganni, sulle passioni e sui loschi affari.
Ma questo libro riapre una ferita, che apparentemente con Mejides, l'autore, sembrerebbe non entrarci. D'improvviso, come deus ex machina, piomba sulla narrazione la figura ingombrante di Lezama Lima. Intendiamoci, un accenno, quasi un alitar di vento, un lampo improvviso: ma gesummio che luce che fa.
Se stiamo a Cuba, se leggiamo di Cuba, bisogna fare i conti con lui. Con la sua figura ambigua che Parise, anni fa definì fascista. Colui che, nonostante Fidel Castro avesse dichiarato al 1° Congresso Nazionale di Educazione e Cultura tenutosi all'Avana nell'aprile del 1971 di augurarsi la sottomissione della letteratura alla funzione educativa della rivoluzione, per nulla al mondo si sottomise e reclamò la sua indipendenza e il suo mondo-diverso anche davanti al suo amico e collega Padilla, arrestato perché inviso al regime e costretto ad una ritrattazione della sua arte davanti ad un'assemblea plenaria dell'Unione degli scrittori.
Se stiamo a Cuna o leggiamo di Cuba, non possiamo non confrontarci con Paradiso, il capolavoro di Lima che, nonostante tutto, se lo si può leggere lo dobbiamo anche allo stesso Castro. Che per mole, intensità e dolorosa universalità può stare vicino a quelli di Proust o Musil.
Che c'entra dunque Lima con Mejides? Nulla o tutto. Lo dicevo prima: nel breve volgere di un sospiro riappare come un angelo caduto sulla terra il grande scrittore. Un angelo enorme, per mole ed importanza. E ci piace pensare che nella rutilante e a volte incomprensibile 'movida' dell'isola dei Caraibi, possa rinascere colui che ne è stato il maggiore cantore. D'altronde lo stesso Lima di resurrezione se ne intendeva: Io vivo come i suicidi, mi sommergo nella morte e quando mi sveglio mi abbandono ai piaceri della resurrezione.
di Alfredo Ronci
Luca Burei e Dario Claudio Bonòmini, viaggiatori tra continenti e parole, saggiamente accompagnati da guide esperte, hanno così iniziato un nuovo viaggio, con la stessa immancabile voglia di scoprire e l'entusiasmo di chi rende la propria passione meta. Santo Domingo è il primo paese, a cui seguiranno, a breve, Cuba, la Spagna e tutte quelle sponde ove i sogni e le parole hanno preso terra.
E Cuba è arrivata, con un titolo apparentemente ambiguo Perversioni all'Avana. Non pensino i cultori del turismo sessuale di trovare pane per i loro denti. Le perversioni al centro del libro sono le vicende diventate miserie, la brulicante e cruda animazione di un'umanità sempre al limite della sopravvivenza. Cuba insomma. Più nel male che nel bene.
Attraverso le storie di un grande edificio e dei suoi inquilini si apre una finestra sulla frenesia del mondo (difficile anche tener testa all'apparir dei personaggi, in una successione spesso caotica da far mancare il fiato), sugli inganni, sulle passioni e sui loschi affari.
Ma questo libro riapre una ferita, che apparentemente con Mejides, l'autore, sembrerebbe non entrarci. D'improvviso, come deus ex machina, piomba sulla narrazione la figura ingombrante di Lezama Lima. Intendiamoci, un accenno, quasi un alitar di vento, un lampo improvviso: ma gesummio che luce che fa.
Se stiamo a Cuba, se leggiamo di Cuba, bisogna fare i conti con lui. Con la sua figura ambigua che Parise, anni fa definì fascista. Colui che, nonostante Fidel Castro avesse dichiarato al 1° Congresso Nazionale di Educazione e Cultura tenutosi all'Avana nell'aprile del 1971 di augurarsi la sottomissione della letteratura alla funzione educativa della rivoluzione, per nulla al mondo si sottomise e reclamò la sua indipendenza e il suo mondo-diverso anche davanti al suo amico e collega Padilla, arrestato perché inviso al regime e costretto ad una ritrattazione della sua arte davanti ad un'assemblea plenaria dell'Unione degli scrittori.
Se stiamo a Cuna o leggiamo di Cuba, non possiamo non confrontarci con Paradiso, il capolavoro di Lima che, nonostante tutto, se lo si può leggere lo dobbiamo anche allo stesso Castro. Che per mole, intensità e dolorosa universalità può stare vicino a quelli di Proust o Musil.
Che c'entra dunque Lima con Mejides? Nulla o tutto. Lo dicevo prima: nel breve volgere di un sospiro riappare come un angelo caduto sulla terra il grande scrittore. Un angelo enorme, per mole ed importanza. E ci piace pensare che nella rutilante e a volte incomprensibile 'movida' dell'isola dei Caraibi, possa rinascere colui che ne è stato il maggiore cantore. D'altronde lo stesso Lima di resurrezione se ne intendeva: Io vivo come i suicidi, mi sommergo nella morte e quando mi sveglio mi abbandono ai piaceri della resurrezione.
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