RECENSIONI
Kyung-Sook Shin
Prenditi cura di lei
Neri Pozza, Pag. 224 Euro 16,50
Senza dubbio il pericolo c'era. Quello di cadere nel patetico, intendo dire, se non addirittura nel melodramma. Già perché scrivere un romanzo che ha come centro della narrazione la figura della "madre", poteva far correre certi rischi. Grande perciò è stata la prova di Kyung-Sook Shin, coreana (del sud), a non cadere nella trappola.
Il libro di cui vi stiamo parlando è Prenditi cura di lei, appena uscito per Neri Pozza, e che quando fu pubblicato in Corea nel 2008 divenne un piccolo caso editoriale.
Il romanzo non poteva che essere scritto da una donna: probabilmente un uomo non sarebbe mai stato in grado, e questo proprio per il diverso l'approccio alla materia "madre" da parte del sesso maschile (temo che qui sconfiniamo nella patologia). Come ha infatti scritto il "New York Times Book Review", questa storia è un vero e proprio "omaggio ai misteri dell'essere madre". La storia? Molto semplice, a dire il vero. In un pomeriggio come tanti altri, a Seul una coppia di anziani che vengono da fuori città, sta cercando di prendere la metropolitana sovraffollata. Spinte, urti, e quando le porte si chiudono, l'uomo si rende conto che sua moglie non ce l'ha fatta a salire sul treno e è rimasta sulla banchina. Da quel momento nessuno saprà più nulla di Park So-nyo, una piccola donna di 68 anni: inghiottita dalla folla e dalla megalopoli non comparirà mai più.
Il romanzo parte perciò proprio da una mancanza — una sparizione — per delineare con tratti essenziali la presenza di una madre. Un'assenza per descrivere una presenza, interessante, narrare i vuoti più che i pieni. Tutta da scoprire è poi la tecnica narrativa adottata: un'insolita "seconda persona" ("Hai salutato la gente in biblioteca (...) avevi ancora due ore prima della partenza..."), che inquadra prima un figlio di Park So-nyo, importente dirigente marketing, poi la figlia, Chi-hon, scrittrice, forse la persona più vicina alla madre. Una voce fuori campo che spesso sembra una sorta di giudice. E dopo i figli c'è il marito, figura tutto sommato negativa, che non conosce affatto la donna con la quale ha vissuto (male) tutta la vita. Narrazione dal retrogusto amaro.
Ultima nota per l'editore, Neri Pozza. Continuano a stupirci e a tirare fuori narrazioni una più bella dell'altra.
di Marco Minicangeli
Il libro di cui vi stiamo parlando è Prenditi cura di lei, appena uscito per Neri Pozza, e che quando fu pubblicato in Corea nel 2008 divenne un piccolo caso editoriale.
Il romanzo non poteva che essere scritto da una donna: probabilmente un uomo non sarebbe mai stato in grado, e questo proprio per il diverso l'approccio alla materia "madre" da parte del sesso maschile (temo che qui sconfiniamo nella patologia). Come ha infatti scritto il "New York Times Book Review", questa storia è un vero e proprio "omaggio ai misteri dell'essere madre". La storia? Molto semplice, a dire il vero. In un pomeriggio come tanti altri, a Seul una coppia di anziani che vengono da fuori città, sta cercando di prendere la metropolitana sovraffollata. Spinte, urti, e quando le porte si chiudono, l'uomo si rende conto che sua moglie non ce l'ha fatta a salire sul treno e è rimasta sulla banchina. Da quel momento nessuno saprà più nulla di Park So-nyo, una piccola donna di 68 anni: inghiottita dalla folla e dalla megalopoli non comparirà mai più.
Il romanzo parte perciò proprio da una mancanza — una sparizione — per delineare con tratti essenziali la presenza di una madre. Un'assenza per descrivere una presenza, interessante, narrare i vuoti più che i pieni. Tutta da scoprire è poi la tecnica narrativa adottata: un'insolita "seconda persona" ("Hai salutato la gente in biblioteca (...) avevi ancora due ore prima della partenza..."), che inquadra prima un figlio di Park So-nyo, importente dirigente marketing, poi la figlia, Chi-hon, scrittrice, forse la persona più vicina alla madre. Una voce fuori campo che spesso sembra una sorta di giudice. E dopo i figli c'è il marito, figura tutto sommato negativa, che non conosce affatto la donna con la quale ha vissuto (male) tutta la vita. Narrazione dal retrogusto amaro.
Ultima nota per l'editore, Neri Pozza. Continuano a stupirci e a tirare fuori narrazioni una più bella dell'altra.
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