RACCONTI
Luciano Manzalini
Rumori

Un uomo, poco importa il nome e poco importa anche l'età ma diciamo un uomo sui cinquant'anni così per farvelo immaginare un po' e già che ci siamo diciamo anche di altezza media corporatura robusta capelli corti brizzolati occhi grigio-verdi occhiali naso regolare labbra abbastanza carnose con il labbro superiore parzialmente nascosto da un paio di baffi folti leggermente più scuri dei capelli mani grandi con unghie ben curate vestito in modo elegante anche se sportivo scarpe da passeggio pantaloni di velluto millecoste di un tono marrone scuro camicia beige a righine blu e maglione girocollo verde oliva un uomo del tutto piacente per la sua età contenti ora ma mi domando a cosa potrà servire tutto questo in funzione di ciò che sta per accadere, dicevamo un uomo, dopo averci riflettuto il tempo necessario, decide di recarsi al cimitero dove riposano alcuni dei suoi cari, tutti purtroppo deceduti. Ha in mano alcuni fiori dei quali tralascerò questa volta specie, colore e ovvia destinazione. Mentre sulla tomba del nonno materno sta dedicando al defunto l'unica preghiera che ricorda ancora compiutamente e che ripete ad anello per un numero imprecisato di volte, l'uomo sente provenire da un luogo altrettanto imprecisato alcune voci ovattate, ma che egli ha la certezza nascano proprio all'interno del cimitero. Non vede nessuna persona all'interno dello stesso e nel frattempo si sta facendo buio. Le voci sono confuse, ma sono indiscutibilmente voci di persone mescolate con altri rumori e indistinti frammenti di musica.
Si assiste d'ora in poi all'interessante contesa tra terrore e curiosità: l'uomo vi partecipa e vi assiste combattendo e parteggiando prima per l'uno e poi per l'altra. È una lotta durante la quale nessuno dei due contendenti si risparmia, ma alla fine la curiosità prevale e l'uomo ci si lascia accompagnare alla ricerca della provenienza di quei rumori misteriosi.
Tanto per farla breve, diciamo che l'uomo scopre che non si tratta né di fantasmi né di altri tipi di spiriti, classici frequentatori di simili luoghi, perlomeno secondo certa letteratura o certa cinematografia. I rumori provengono semplicemente dall'interno di una tomba in cui una donna anziana è stata sepolta da pochi giorni (deduzione arguta dell'uomo che si rifà alla data del decesso ben leggibile nonostante il buio grazie a evidenti caratteri fosforescenti). "Che scherzo di pessimo gusto!" pensa l'uomo, anzi lo dice a voce alta per manifestare maggiormente il suo sdegno a se stesso e ad eventuali spiriti presenti. "Razza di stupidi! Nascondere in una bara una radio o un altro tipo di trasmettitore probabilmente regolato da lontano con un potente telecomando!" Mai egli avrebbe potuto immaginare che, in realtà, quei rumori altro non erano se non i suoni dei ricordi più vivi che il fresco cadavere spontaneamente liberava.
Si assiste d'ora in poi all'interessante contesa tra terrore e curiosità: l'uomo vi partecipa e vi assiste combattendo e parteggiando prima per l'uno e poi per l'altra. È una lotta durante la quale nessuno dei due contendenti si risparmia, ma alla fine la curiosità prevale e l'uomo ci si lascia accompagnare alla ricerca della provenienza di quei rumori misteriosi.
Tanto per farla breve, diciamo che l'uomo scopre che non si tratta né di fantasmi né di altri tipi di spiriti, classici frequentatori di simili luoghi, perlomeno secondo certa letteratura o certa cinematografia. I rumori provengono semplicemente dall'interno di una tomba in cui una donna anziana è stata sepolta da pochi giorni (deduzione arguta dell'uomo che si rifà alla data del decesso ben leggibile nonostante il buio grazie a evidenti caratteri fosforescenti). "Che scherzo di pessimo gusto!" pensa l'uomo, anzi lo dice a voce alta per manifestare maggiormente il suo sdegno a se stesso e ad eventuali spiriti presenti. "Razza di stupidi! Nascondere in una bara una radio o un altro tipo di trasmettitore probabilmente regolato da lontano con un potente telecomando!" Mai egli avrebbe potuto immaginare che, in realtà, quei rumori altro non erano se non i suoni dei ricordi più vivi che il fresco cadavere spontaneamente liberava.
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