CLASSICI
Alfredo Ronci
Una “Procedura” molto gialla: il libro di Salvatore Mannuzzu.

Cominciamo da qui (volendo)…
Le vicende di quell’indagine furono scandite dalle altre dell’affare Moro; e nella mia memoria si intrecciano con esse. E’ per questo che l’affare Moro, a ricordarlo, mi dà una tristezza così profonda? Comunque, quel giorno, mercoledì, su tutti i giornali appariva la notizia del comunicato numero 7 delle Brigate Rosse, annunciante che il prigioniero “era stato suicidato” e il suo corpo gettato “nei fondali limacciosi del lago Duchessa”.
Non me ne voglia il pregiatissimo scrittore, nonché deputato eletto come indipendente nelle liste del PCI, Salvatore Mannuzzu, ma del suo libro bisognava iniziare con un indizio che poi indicasse la strada esatta del percorso. Indizio che poi in effetti risulta falso.
Non ci è ancora chiaro il meccanismo per cui (ancora!) il pregiatissimo scrittore abbia voluto dare alla stampa questo Procedura. Proviamo noi a dire qualcosa: che volesse approfittare del successo (nei tempi di allora, 1988, ma anche quelli di ora) del romanzo giallo, meglio ancora, giuridico-poliziesco? O ancora, approfittare del successo di alcuni scrittori di fama, vedi soprattutto Fruttero e Lucentini, per offrire invece un “giallo” che stesse di più dalla parte della giurisdizione? O ancora, scrivere un romanzo che fosse una denuncia? (anche in questo caso c’era già qualcuno che aveva operato in tal senso: Leonardo Sciascia)?
Ebbene, nonostante abbia indicato delle “circostanze” credo che Procedura sia qualcosa che va al di là delle indicazioni ma il risultato, credo, anzi ne sono convinto, è che il romanzo, nonostante tutto e nonostante la gagliardia della stampa (editore Einaudi) risulta essere un buon giallo classico, addirittura con maestri di riferimento che potremmo far risalire anche alla Christie.
Intanto la trama (e su questo ci facciamo aiutare da Natalia Ginzburg che firma la quarta di copertina): L’uomo è un giudice mandato in Sardegna dal continente… Nella cittadina dove è venuto a vivere, gli viene affidato un caso giudiziario. Come è morto il Consigliere Garau? (muore durante un incontro con una donna, probabilmente amante, subito dopo aver bevuto del caffè). Per suicidio, per omicidio o per un casuale errore? Ciascuna di queste ipotesi appare plausibile, e tuttavia per qualche aspetto strana.
Strano, in verità, è un po’ tutto. A cominciare dalla realtà (quella di allora) che si tinge di episodi reali ma che, per la struttura del romanzo, contano un nulla (ricordate l’episodio di Moro?). Ma c’è dell’altro (che non è poco, ve lo rassicuro) ed è questo: E ora mi stava davanti, a tremare, povero Virgilio, o Ilio, o anzi Duilio: giacché “il compagno Duilio” era lui e le poesie che gli erano state intitolate o addirittura dedicate risultavano metafora di altro, per chi ne possedesse la chiave. A tremare, nel mio torrido ufficio, a non sapere dove posare gli sguardi più incolori che celesti, della stessa tonalità del viso bruno e pallido. Era questo dunque il peccato della sua vita: nascosto, profondamente nascosto tra gli adempimenti della militanza comunista (o almeno così la chiamava) e i canti in re, i fa-diesis, i mi-e-la logudoresi di cui era esperto.
Dunque Mannuzzu ricorre anche all’elemento omosessuale, ma lo fa con una certa cura ed una certa eleganza quasi a voler dire: vedete come noi del Partito Comunista trattiamo i diversi? (Lontani un po’ dalle efferate peripezie degli eroi letterari, per esempio, di Fruttero e Lucentini).
Qui il cerchio si chiude, nel senso che il responsabile del delitto non è nemmeno quest’ultimo. E allora che dire? Ha raccontato, Mannuzzu, una storia col morto, ci ha anche sorpreso con una realtà che non voleva essere quella, ci ha riempito di persone che non sono responsabili, ma allora l’assassino qual è, o meglio, dov’è?
Tranquilli, l’assassino si capisce chi è, ma al di là di ogni altra considerazione, lo è non perché la trama è densa di sottigliezze e “falsità” ma perché quando si tratta di un giallo, uno dei motivi da tenere in considerazione è un altro: avere a mente i maestri. E noi i maestri da ricordare lo abbiamo già detto quali potrebbero essere.
Facile no?
L’edizione da noi considerata è:
Salvatore Mannuzzu
Procedura
Einaudi
Le vicende di quell’indagine furono scandite dalle altre dell’affare Moro; e nella mia memoria si intrecciano con esse. E’ per questo che l’affare Moro, a ricordarlo, mi dà una tristezza così profonda? Comunque, quel giorno, mercoledì, su tutti i giornali appariva la notizia del comunicato numero 7 delle Brigate Rosse, annunciante che il prigioniero “era stato suicidato” e il suo corpo gettato “nei fondali limacciosi del lago Duchessa”.
Non me ne voglia il pregiatissimo scrittore, nonché deputato eletto come indipendente nelle liste del PCI, Salvatore Mannuzzu, ma del suo libro bisognava iniziare con un indizio che poi indicasse la strada esatta del percorso. Indizio che poi in effetti risulta falso.
Non ci è ancora chiaro il meccanismo per cui (ancora!) il pregiatissimo scrittore abbia voluto dare alla stampa questo Procedura. Proviamo noi a dire qualcosa: che volesse approfittare del successo (nei tempi di allora, 1988, ma anche quelli di ora) del romanzo giallo, meglio ancora, giuridico-poliziesco? O ancora, approfittare del successo di alcuni scrittori di fama, vedi soprattutto Fruttero e Lucentini, per offrire invece un “giallo” che stesse di più dalla parte della giurisdizione? O ancora, scrivere un romanzo che fosse una denuncia? (anche in questo caso c’era già qualcuno che aveva operato in tal senso: Leonardo Sciascia)?
Ebbene, nonostante abbia indicato delle “circostanze” credo che Procedura sia qualcosa che va al di là delle indicazioni ma il risultato, credo, anzi ne sono convinto, è che il romanzo, nonostante tutto e nonostante la gagliardia della stampa (editore Einaudi) risulta essere un buon giallo classico, addirittura con maestri di riferimento che potremmo far risalire anche alla Christie.
Intanto la trama (e su questo ci facciamo aiutare da Natalia Ginzburg che firma la quarta di copertina): L’uomo è un giudice mandato in Sardegna dal continente… Nella cittadina dove è venuto a vivere, gli viene affidato un caso giudiziario. Come è morto il Consigliere Garau? (muore durante un incontro con una donna, probabilmente amante, subito dopo aver bevuto del caffè). Per suicidio, per omicidio o per un casuale errore? Ciascuna di queste ipotesi appare plausibile, e tuttavia per qualche aspetto strana.
Strano, in verità, è un po’ tutto. A cominciare dalla realtà (quella di allora) che si tinge di episodi reali ma che, per la struttura del romanzo, contano un nulla (ricordate l’episodio di Moro?). Ma c’è dell’altro (che non è poco, ve lo rassicuro) ed è questo: E ora mi stava davanti, a tremare, povero Virgilio, o Ilio, o anzi Duilio: giacché “il compagno Duilio” era lui e le poesie che gli erano state intitolate o addirittura dedicate risultavano metafora di altro, per chi ne possedesse la chiave. A tremare, nel mio torrido ufficio, a non sapere dove posare gli sguardi più incolori che celesti, della stessa tonalità del viso bruno e pallido. Era questo dunque il peccato della sua vita: nascosto, profondamente nascosto tra gli adempimenti della militanza comunista (o almeno così la chiamava) e i canti in re, i fa-diesis, i mi-e-la logudoresi di cui era esperto.
Dunque Mannuzzu ricorre anche all’elemento omosessuale, ma lo fa con una certa cura ed una certa eleganza quasi a voler dire: vedete come noi del Partito Comunista trattiamo i diversi? (Lontani un po’ dalle efferate peripezie degli eroi letterari, per esempio, di Fruttero e Lucentini).
Qui il cerchio si chiude, nel senso che il responsabile del delitto non è nemmeno quest’ultimo. E allora che dire? Ha raccontato, Mannuzzu, una storia col morto, ci ha anche sorpreso con una realtà che non voleva essere quella, ci ha riempito di persone che non sono responsabili, ma allora l’assassino qual è, o meglio, dov’è?
Tranquilli, l’assassino si capisce chi è, ma al di là di ogni altra considerazione, lo è non perché la trama è densa di sottigliezze e “falsità” ma perché quando si tratta di un giallo, uno dei motivi da tenere in considerazione è un altro: avere a mente i maestri. E noi i maestri da ricordare lo abbiamo già detto quali potrebbero essere.
Facile no?
L’edizione da noi considerata è:
Salvatore Mannuzzu
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