RECENSIONI
Franco Buffoni
Zamel
Marcos y Marcos, Pag. 232 Euro 12,00
La palma del migliore editore di 'questioni gaye' potrebbe andare a Marco Zapparoli della Marcos y Marcos (stia attento però, in un paese come questo, si fa presto a essere etichettato). La pubblicazione delle opere di Pedro Lemebel già è indice di un preciso impegno: questo Zamel, operina civilissima di Franco Buffoni, è un ulteriore piccolo mattone nell'edificazione di una cultura tout-cout, lontana anni luce dall'atmosfera tetra e reazionaria (l'autore del libro la definirebbe eteropatriarcale) di questo nostro indigesto paese.
Zamel è termine arabo per indicare con spregio un 'frocio', ed è anche alla base del racconto che vede un italiano, non proprio giovane, trasferirsi in Tunisia (dove i maschi sono maschi perché scopano con le donne e scopano con gli uomini trattandole da donne) e perdere la vita dopo un amplesso perché massacrato dal giovane tunisino con cui aveva avviato una relazione.
In realtà il libro è altro: è un confronto serrato tra una vecchia idea dell'omosessualità (quella mascherata, quella 'velata', che crede di sopravvivere facendo parte di un sistema etero che invece penalizza qualsiasi sussulto diverso), e quella nuova, figlia dei gay pride e di una autocoscienza politica. Oggi che – nei paesi civili – l'omosessualità viene percepita come un riconoscimento e un destino assolutamente possibili ('normali') appare sempre più evidente la differenza tra omosessualità praticata (tipica delle società arcaiche e 'mediterranee': quella mitizzata da Pasolini e che piace tanto a te) e omosessualità come identità. (Pag. 134).
Ci piace del testo l'afflato persuasivo, soprattutto quando il tono della battaglia portata avanti con autorevolezza coglie punti essenziali di un discorso che barthesianamente potremmo anche definirlo amoroso. Come ad esempio a pagina 40: Ti ricordo una felice sintesi di Giovanni Dall'Orto. "Omosessuali non si nasce né si diventa. Omosessuali si è. E' la risposta lucida, pragmatica, fenomenologica da replicarsi alle posizioni essenzialistiche ed idealistiche. Perché nel momento in cui ci si chiede se si 'nasce' o si 'diventa' omosessuali (o mancini) si sottintende che ci sia una 'causa': come per le patologie, per le malattie.
Oppure quando indica, a pagina 152, la Chiesa e il fondamentalismo in genere come nemici da combattere: Con costoro non si può discutere: costoro devono essere sconfitti politicamente. Come è avvenuto in Spagna e come purtroppo non sta avvenendo in Italia.
Tutto bene: tra l'altro Zamel è anche, esagerando un po', un bel trattato criminal-sociologico. Nel senso: al di là dei rigurgiti razzisti e omofobi in genere, la disamina di un delitto che ha come vittima uno dei due personaggi del romanzo, spiega la lunga scia di sangue che ha segnato la cronaca nera di questo paese. L'omosessuale come vittima sacrificale di un sistema troppo spesso inteso come deterministicamente 'binario'. E il falso etero come continuità comportamentale del 'modello' etero violento e prevaricatore.
Un'unica pecca del libro semmai mi va di sottolinerare: questa tentazione tutta 'omo' di sfrucugliare nella storia e nella letteratura del tempo per trovare una ragion d'essere al sacrosanto diritto di incazzarsi e pretendere ragione. A me personalmente che Montale fosse nello stesso tempo omofobo e omosessuale, che Gadda abbia bruciato tutti i suoi testi più compromettenti, che l'episodio dantesco di Brunetto Latini sia ambiguo e che Tolstoj fosse innamorato degli uomini, non mi cambia la sostanza. Anzi, detto fra noi, me ne impipo proprio. Tanto si sa, come direbbero gli abbiategrassesi... er minchione non se conosce quanno nasce, se conosce quanno cresce.
di Alfredo Ronci
Zamel è termine arabo per indicare con spregio un 'frocio', ed è anche alla base del racconto che vede un italiano, non proprio giovane, trasferirsi in Tunisia (dove i maschi sono maschi perché scopano con le donne e scopano con gli uomini trattandole da donne) e perdere la vita dopo un amplesso perché massacrato dal giovane tunisino con cui aveva avviato una relazione.
In realtà il libro è altro: è un confronto serrato tra una vecchia idea dell'omosessualità (quella mascherata, quella 'velata', che crede di sopravvivere facendo parte di un sistema etero che invece penalizza qualsiasi sussulto diverso), e quella nuova, figlia dei gay pride e di una autocoscienza politica. Oggi che – nei paesi civili – l'omosessualità viene percepita come un riconoscimento e un destino assolutamente possibili ('normali') appare sempre più evidente la differenza tra omosessualità praticata (tipica delle società arcaiche e 'mediterranee': quella mitizzata da Pasolini e che piace tanto a te) e omosessualità come identità. (Pag. 134).
Ci piace del testo l'afflato persuasivo, soprattutto quando il tono della battaglia portata avanti con autorevolezza coglie punti essenziali di un discorso che barthesianamente potremmo anche definirlo amoroso. Come ad esempio a pagina 40: Ti ricordo una felice sintesi di Giovanni Dall'Orto. "Omosessuali non si nasce né si diventa. Omosessuali si è. E' la risposta lucida, pragmatica, fenomenologica da replicarsi alle posizioni essenzialistiche ed idealistiche. Perché nel momento in cui ci si chiede se si 'nasce' o si 'diventa' omosessuali (o mancini) si sottintende che ci sia una 'causa': come per le patologie, per le malattie.
Oppure quando indica, a pagina 152, la Chiesa e il fondamentalismo in genere come nemici da combattere: Con costoro non si può discutere: costoro devono essere sconfitti politicamente. Come è avvenuto in Spagna e come purtroppo non sta avvenendo in Italia.
Tutto bene: tra l'altro Zamel è anche, esagerando un po', un bel trattato criminal-sociologico. Nel senso: al di là dei rigurgiti razzisti e omofobi in genere, la disamina di un delitto che ha come vittima uno dei due personaggi del romanzo, spiega la lunga scia di sangue che ha segnato la cronaca nera di questo paese. L'omosessuale come vittima sacrificale di un sistema troppo spesso inteso come deterministicamente 'binario'. E il falso etero come continuità comportamentale del 'modello' etero violento e prevaricatore.
Un'unica pecca del libro semmai mi va di sottolinerare: questa tentazione tutta 'omo' di sfrucugliare nella storia e nella letteratura del tempo per trovare una ragion d'essere al sacrosanto diritto di incazzarsi e pretendere ragione. A me personalmente che Montale fosse nello stesso tempo omofobo e omosessuale, che Gadda abbia bruciato tutti i suoi testi più compromettenti, che l'episodio dantesco di Brunetto Latini sia ambiguo e che Tolstoj fosse innamorato degli uomini, non mi cambia la sostanza. Anzi, detto fra noi, me ne impipo proprio. Tanto si sa, come direbbero gli abbiategrassesi... er minchione non se conosce quanno nasce, se conosce quanno cresce.
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ma il qui Buffoni sembra d'altra pasta
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