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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

A.A.V.V.

India

ISBN Edizioni, Pag.192 Euro 18,00
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Se dico India qual è la prima cosa che vi salta in mente? Non vorrei fare lo spocchioso o l'intellettuale (categorie di per sé antipaticissime) ma a me l'introduzione di Pasolini al suo L'odore dell'India: Penoso stato di eccitazione all'arrivo. La Porta dell'India. Spaccato, naturalmente fantasmagorico, di Bombay. Una enorme folla vestita di asciugamani. Moravia va a letto: mia esibizione di intrepidezza nell'avventurarmi nella notte indiana. La dolcezza di Sardar e di Sandar.

Vi chiederete perché: perché penso ancora al Moravia, che allora non era nemmeno anziano, che se ne va a dormire mentre quasi un continente lo aspetta fuori dall'albergo. Cose dell'altro mondo.

Gioia Guerzoni, la curatrice del presente volume, nella sua introduzione ben fatta, ricorda il libro in questione, non l'episodio, e anche l'altra cronaca, quell' Esperimento con l'India di Manganelli che noi Orchi abbiamo recentemente trattato nella riedizione adelphiana.

In tutti e due i casi, accanto all'insidiosa arte dei due grandi (dico insidiosa perché la bellezza della scrittura spesso ti porta a dimenticare gli argomenti trattati), c'era comunque un'idea del luogo che ancora ci tiriamo dietro e che tutt'ora fa parte del nostro immaginario.

Che è fatto di santoni, di mucche, del bagno purificatore nelle acque del gange, di Gandhi, di Indira, della fame, delle malattie e del traffico impazzito metropolitano.

Questo India (sottotitolo: cinque racconti, sei reportage, tre fumetti) ci parla del paese contradditoriamente moderno – la nuova Shining India che brilla in modo osceno, nascondendo sotto il tappeto della globalizzazione più sexy, il lercio della corruzione - , delle sue novità e delle tradizioni viste anche con cinismo e partecipazione allo stesso modo, e della religione dalla quale, finalmente, ci si può distanziare: Se i credenti pregano perché un viaggio vada a buon fine, anche gli altri, quelli che non credono, godono della stessa posizione? (Pag. 25). Seguo la massima di Pascal, secondo cui è meglio credere che esista un dio che convincersi che non ce se sia proprio, visto che i non credenti rischiano la dannazione eterna, i credenti no. (Pag.110).

Ma non sono le nuove generazioni che raccontano, quanto lo stesso macrocosmo indiano a far sì che non si possa essere indifferenti: la scrittura dunque a servizio di una struttura invasiva e permanente. Che accanto a vecchie tematiche – Bambini di Annie Zaidi – dove però subentra il tentativo, per quanto misero, di un programma di inserimento dell'infanzia in un contesto sociale più vivibile, spuntano nuovi soggetti, come le persone del Bengala occidentale che davanti ad un regista documentarista che fa le riprese, si posizionano e si atteggiano nella speranza poi di rivedersi in tivvù (La terra dei Bong).

Vi è pure il viaggio in treno come metafora della grandezza del territorio e dei problemi (Il Navjeevan Express). E ci sono le punte di un iceberg. Il sotto, quello più macroscopico: la storia della donna delle pulizie che succhia l'acqua di una bottiglia da terra perché sprecarla sarebbe sacrilego (Acqua buona), e il sopra, quello meno smisurato, ma modernamente alienante del ragazzo che non riesce a trovare casa a Delhi e Mumbay (denominazione ufficiale contemporanea per Bombay): La caccia. Piccola guida di sopravvivenza per trovare casa a Delhi e Mumbay.

Insomma mi verrebbe da chiudere dicendo banalmente: un libro per divertirsi e riflettere. E infatti chiudo così, perché mi sembra pertinente.



P.S. Ad ogni autore, a fine pezzo, viene fatta un'intervista. Alla domanda 'Che cos'è la politica?' Tishani Doshi, l'Autrice di Il Navjeevan Express risponde testualmente: sessualità. Si vede che non è italiana e si vede che non ha mai visto Schifani, Mastella e Giovanardi.



di Alfredo Ronci


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Gustoso


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Insomma, si è capito bene, un coraggioso tentativo, da parte di chi coltiva la passione della scritture, di veder pubblicate le proprie cose al di là dell'interessamento delle grandi case editrici nostrane.

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A.A.V.V.

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A.A.V.V.

Piero Camporesi (Riga 26)

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Non vorrei disgustare i puristi, ma mi piacerebbe consigliare questo libro agli appassionati del truculento e dello splatter. A quelli che si beano soprattutto del primo Cronenberg, che adorano l'incubo lynchano Eraserhead, il soft core di Jesse Franco e la filmografia pulp giapponese con l'aggiunta di Takeshi Mike.
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A.A.V.V.

Perso in tempo. Antologia di racconti

Arcipelago edizioni, Pag. 252 Euro 10,00

Se posso, evito le antologie: sia di grandi autori, che di tematiche sfiziose o con l'aura della serietà (poveri noi!). Perché nel migliore dei casi sono raffazzonate per un pubblico alla ricerca del nome e del possibile evento e perché si sa, per la loro forzata eterogeneità, si rischia di trovare il bel racconto e la schifezza 'passata' per grande firma.
Necessitano eccezioni: sia perché, paradossalmente per le stesse ragioni di prima, c'è la possibilità

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A.A.V.V.

Temponauti

Mondadori, Pag. 355 Euro 7.90

Boomer. Cosa significa? Indica quelle persone che sono nate tra gli anni 50 e gli anni 60, e che quindi hanno vissuto anche il boom economico, che hanno una precisa idea della vita. E pure della cultura.

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