RECENSIONI
Davide Bacchilega
Bad news
Giulio Perrone Lab, Pag. 370 euro 20,00
Il racconto a più voci non è più una novità dopo Faulkner, né lo sono, dopo Queneau, gli esercizi di stile. Ma qui ne abbiamo un esempio così composito e perfetto, così genialmente pirotecnico, da rendere la lettura molto piacevole e stimolante. Questo thriller romagnolo svela, della regione nota per il buon vivere, aspetti sordidi e inquietanti che offrono terreno a una storia di malavita e di omicidi seriali. Anche qui niente di nuovo, se non fosse che il Bacchilega riesce a mettere insieme un assortimento di personaggi così grottescamente fantasioso da raggiungere l'inimitabile. Proviamo a stenderne un sommario elenco. Un giornalista cinico e trasandato sempre a caccia della cattiva notizia (incidenti, omicidi, e via dicendo) che rappresenta per lui la notizia buona, quella che gli dà il pane di cui vivere, fino al punto di diventare una specie di avvoltoio umano. Un poliziotto detto Gola Profonda. Un tanatoprattore (non impressioni il termine, nemmeno io l'avevo mai sentito), cioè un esperto nel ricomporre i cadaveri, anche i più spappolati, con sapienti suture e altri disgustosi artifici per renderli presentabili al funerale, e come se questo non bastasse afflitto, il suddetto tanatoprattore, da un disturbo ossessivo compulsivo e dalla fissazione di poter partecipare a un prestigioso quiz televisivo. Una donna (a proposito di morti) specializzata nel partecipare ai funerali in veste di moderna prefica, piangendo per disinibire il dolore collettivo, e però attenta, in questa sua pratica, a indossare sempre eleganti capi firmati. Si aggiungano due prostitute, di cui una ossessionata dalla ricerca della fortuna in Inghilterra e l'altra afflitta da una rara malattia che le impedisce di riconoscere i volti delle persone. Abbiamo poi un pappone specializzato in ricatti sessuali, ma pronto a cedere il suo fiorente mercato per entrare in politica. Senza dimenticare un gruppo di stimati imprenditori e professionisti che indulgono a passatempi erotici quali lo scambio delle consorti (finte, perché la professionalità non guasta) col rischio di finire incastrati e ricattati, anche se poi uno di loro trova più erotico il gioco del biliardo. C'è infine una madre che continua a mandare messaggi al figlio morto, mentre rimpiange un amore interrotto che ancora, a dispetto di tutte le delusioni, continua a tentarla. Ho dimenticato qualcuno? No, a meno che non vogliamo citare il cane Arrigosacchi, affetto da diarrea cronica, che contribuisce a rifinire il lato umoristico della storia.
Una scrittura straordinariamente versatile costruisce un mosaico di racconti in prima persona, attribuendo ad ogni personaggio un suo abito mentale, un linguaggio peculiare, una caratterizzazione fatta di piccoli tic e manierismi. Brillante, spregiudicato, intelligente, ha tutti i crismi per piacere. Però c'è un problema. Dopo più di trecento pagine di lettura in odore di succulenza, e forse perfino di candidatura al premio letterario, a solo circa cinquanta pagine dalla fine, si scopre l'identità dell'assassino e, mi duole dirlo, secondo me non regge. Non regge psicologicamente, non regge nel modus operandi, non regge nella concatenazione dei fatti. La mia sensazione è che l'Autore abbia lavorato spensieratamente a costruire i suoi efferati delitti e la sua variegata galleria di tipi, e solo verso la fine li abbia messi tutti in riga dicendo: vediamo un po', chi di voi può farmi fare la più bella figura con il più straordinario colpo di scena? E così abbia scelto, a cose fatte, il suo assassino.
Resta comunque un bel libro, e una lettura da non perdere.
di Giovanna Repetto
Una scrittura straordinariamente versatile costruisce un mosaico di racconti in prima persona, attribuendo ad ogni personaggio un suo abito mentale, un linguaggio peculiare, una caratterizzazione fatta di piccoli tic e manierismi. Brillante, spregiudicato, intelligente, ha tutti i crismi per piacere. Però c'è un problema. Dopo più di trecento pagine di lettura in odore di succulenza, e forse perfino di candidatura al premio letterario, a solo circa cinquanta pagine dalla fine, si scopre l'identità dell'assassino e, mi duole dirlo, secondo me non regge. Non regge psicologicamente, non regge nel modus operandi, non regge nella concatenazione dei fatti. La mia sensazione è che l'Autore abbia lavorato spensieratamente a costruire i suoi efferati delitti e la sua variegata galleria di tipi, e solo verso la fine li abbia messi tutti in riga dicendo: vediamo un po', chi di voi può farmi fare la più bella figura con il più straordinario colpo di scena? E così abbia scelto, a cose fatte, il suo assassino.
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