CINEMA E MUSICA
Alfredo Ronci
Che noia 'sto Daniele 'international': 'La Grande madre'.

Lo vado dicendo da anni: Pino Daniele è praticamente un musicista defunto. Ed il problema grosso è che non se n'è accorto e nessuno ancora gliel'ha detto.
Metti questo album, l'ennesimo ed inutile. Non so chi gli abbia consigliato di tentare l'approccio 'international', ma i risultati sono sconfortanti.
Il disco sembrerebbe eterogeneo: ma è assai omogeneo nella lagna.
Daniele tenta la carta del canto inglese, con risultati a dir poco raccapriccianti e quando ritorna al vernacolo, in pochissimi casi ('O fra'), ti verrebbe la voglia di chiudere tutto ed andartene nei Caraibi. Ma purtroppo per mancanza di soldi non possiamo e siamo costretti a rimanere a casa.
La Grande Madre è fatta di funketti appena sufficienti e con straordinaria imitazione claptoniana (c'è persino la cover di 'Wonderful tonight' che per quanto concepita da slowhand già in epoca protosenile, almeno aveva la capacità di far innamorare le coppie sul far del tramonto e, sempre per quanto riguarda Clapton, Daniele nel disco si fa accompagnare da musicisti che hanno gravitato nell'area del famoso chitarrista, come il batterista Steve Gadd o il sassofonista Mel Collins), bluesini ('La grande mela') appena appena raffazzonati e ballatine ('Piedi nudi') al limite della sufficienza.
Ogni brano ascoltato sembra ricordare altri o addirittura artisti di riferimento. L'inizio terribile di 'Melodramma' ricorda Renato Zero. 'Niente è come prima' trasmesso dalle radio ancor più della title-track, sembra preso paro paro dal repertorio di Raf; 'Due scarpe' che ha almeno la dignità di avere una scrittura non banale, sembra un lascito testamentario di De Gregori.
Stenderei invece un velo pietoso sulla strumentale 'The lady of my heart', sulla quasi strumentale 'Coffe time', sull'orrorifica 'Searching for the water of life' e sulla cover, già citata, della classicissima 'Wonderful tonight' tradotta in italiano (aiutoooooo).
E che rimane? L'ultimo pezzo, quella 'I still love you' che per quanto non ci faccia strappare i capelli ricorda però davvero le cose vecchie ed il miglior Daniele.
Ho letto recensioni lusinghiere su questo album. Con molta franchezza mi chiedo come sia possibile. Non so gli altri, ma i napoletani non credo continuino a ritenere Daniele un punto di riferimento, almeno quello degli ultimi quindici anni.
Pino Daniele
La Grande Madre
Import - 2012
Metti questo album, l'ennesimo ed inutile. Non so chi gli abbia consigliato di tentare l'approccio 'international', ma i risultati sono sconfortanti.
Il disco sembrerebbe eterogeneo: ma è assai omogeneo nella lagna.
Daniele tenta la carta del canto inglese, con risultati a dir poco raccapriccianti e quando ritorna al vernacolo, in pochissimi casi ('O fra'), ti verrebbe la voglia di chiudere tutto ed andartene nei Caraibi. Ma purtroppo per mancanza di soldi non possiamo e siamo costretti a rimanere a casa.
La Grande Madre è fatta di funketti appena sufficienti e con straordinaria imitazione claptoniana (c'è persino la cover di 'Wonderful tonight' che per quanto concepita da slowhand già in epoca protosenile, almeno aveva la capacità di far innamorare le coppie sul far del tramonto e, sempre per quanto riguarda Clapton, Daniele nel disco si fa accompagnare da musicisti che hanno gravitato nell'area del famoso chitarrista, come il batterista Steve Gadd o il sassofonista Mel Collins), bluesini ('La grande mela') appena appena raffazzonati e ballatine ('Piedi nudi') al limite della sufficienza.
Ogni brano ascoltato sembra ricordare altri o addirittura artisti di riferimento. L'inizio terribile di 'Melodramma' ricorda Renato Zero. 'Niente è come prima' trasmesso dalle radio ancor più della title-track, sembra preso paro paro dal repertorio di Raf; 'Due scarpe' che ha almeno la dignità di avere una scrittura non banale, sembra un lascito testamentario di De Gregori.
Stenderei invece un velo pietoso sulla strumentale 'The lady of my heart', sulla quasi strumentale 'Coffe time', sull'orrorifica 'Searching for the water of life' e sulla cover, già citata, della classicissima 'Wonderful tonight' tradotta in italiano (aiutoooooo).
E che rimane? L'ultimo pezzo, quella 'I still love you' che per quanto non ci faccia strappare i capelli ricorda però davvero le cose vecchie ed il miglior Daniele.
Ho letto recensioni lusinghiere su questo album. Con molta franchezza mi chiedo come sia possibile. Non so gli altri, ma i napoletani non credo continuino a ritenere Daniele un punto di riferimento, almeno quello degli ultimi quindici anni.
Pino Daniele
La Grande Madre
Import - 2012
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