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CLASSICI

Alfredo Ronci

Come gli Uomini si trasformerebbero in Donne. Libro di Leda Muccini.

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E’ lecito, mi chiedo da un po’ di tempo, dubitare del titolo di un libro e addirittura anche della sua copertina (anche se scelta col dovuto rispetto)?
Forse sì, pur con le sue dovute precisazioni. Ma veniamo al caso.
Uomini di Leda Muccini fu pubblicato nel 1962 da Longanesi. Portava con sé anche una bella prefazione di Pier Paolo Pasolini (riproposta anche nella successiva, anno 2016, edizione di Elliot). Bella, intendiamoci, per il nome dell’autore, non per i suoi contenuti che, ad una analisi attenta, testimoniano una lettura parziale del libro.
Cosa dice in effetti il buon Pasolini? Leda Muccini è, in questi racconti, una vera scrittrice. Faccio un’affermazione così impegnativa a tutte lettere, perché ne sono sicuro. E’ vero che è una scrittrice che “scrive come parla”.
Bene, e noi possiamo anche accettarlo, ma nella composizione del libro c’è qualcosa che non funziona. L’edizione Longanesi del 1962 (ce ne furono altre, una addirittura del 63) mostra in copertina un uomo, non identificale perché ripreso da una luce da dietro, sull’uscio di una porta. Nel 2016, nella edizione Elliot, in un quadro di Alberto Sughi, fratello della Muccini, c’è una donna seduta a un tavolo e circondata da due uomini. Dunque, dov’è la questione?
La questione è che Uomini avrebbe dovuto chiamarsi Donne e le immagini che sono uscite fuori sono false e devianti.
Questione assolutamente nostra, per carità, ma l’impressione che la lettura del testo ci ha dato è di una profondità e coerenza dell’elemento femminile e una parvenza di mortifero tocco dell’elemento maschile. Sia nel primo racconto, che aveva catturato davvero l'attenzione di Pasolini, Gigliola, da lui definito un piccolo capolavoro, sia in In viaggio, i finali, pur nella difficoltà dell’esistenza, mostrano un via alla speranza senza illusioni. E però lo fece, e fu un giorno triste, perché abbracciando la più piccola delle sue sorelle sentì che quella casa non sarebbe mai più la sua casa, e che qualcosa diventava un passato, irrecuperabile e lontano, sempre più lontano. E lo sapeva; perché l’aveva capito, che l’aspettavano degli uomini, vestiti di nero, come gli avvoltoi.
O, come si diceva, prima ne In viaggio: Ma è davvero più in alto un uomo? Conosco solo Stefano, e lui sì, è abbastanza più in alto, ma anche sugli altri uomini; e loro come sono quando non sono davanti a me? Adesso era morto. Se n’era portate tante con sé, delle sue curiosità?
Ma la Muccini va oltre. Pur ottemperando ad un’idea di una donna che possa compiacere un uomo, con le conseguenze anche del caso, toccate, strusciate, baci e qualcosa di più, si ritrova a pensare a un compagno come qualcosa di misterioso ma acquisibile. Gli uomini della scrittrice sono quasi sempre brutti, e di una particolare bruttezza è quello che la sposerà, Marcello Muccini, reso così vivido e nello stesso tempo indiscreto nel racconto Il funerale.
Non ricordo che mi sian mai sembrati affascinanti gli uomini in mutande, ma certo se mai uno non lo fu, quello era Marcello, tanto che la mia fermezza vacillò: volevo davvero sposare quell’uomo?
Marcello, anche lui pittore, la tradirà con una ragazza più giovane, ma nulla scalfirà l’attenzione di Leda per gli altri, ma soprattutto per la sua vita.
Ecco dunque che Uomini avrebbe dovuto chiamarsi Donne perché sono queste ultime che riescono a creare un distacco dai sentimenti e dalla vita con gli uomini. Questi si beano di azioni che il più delle volte sono vergognose.
Dice la Muccini nel suo primo racconto: si lasciò baciare, sì, e questa non è una gran cosa, perché pareva che già lo sapesse che per lei non ci sarebbe stato molto più di questo, voglio dire tutti questi baci, questa voglia degli uomini, che non la offendeva e non la lusingava, e che trovava dovunque; la brutta cosa è che non si vergognò di averlo fatto per gratitudine. E di che?



L’edizione da noi considerata è:

Leda Muccini
Uomini
Elliot edizioni





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