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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Giulio Perrone

L'esatto contrario

Rizzoli, Pag. 228 Euro 18,50
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  È una gran fortuna che Perrone abbia rinunciato alla sua prima idea di mettere l’indagine in mano a un criminologo, di eleggere un tecnico a protagonista della storia. Questo, come confida agli amici, era stato il progetto a cui si era accinto in origine. Poi ci ha ripensato e ha fatto “l’esatto contrario”. Buon per lui e per noi, che ci godiamo ora un racconto succoso, pieno di spunti autobiografici e di quotidianità romana. E il suo protagonista ha maggiore possibilità di fare breccia nel cuore dei lettori in cui stimola, oltre alla simpatia, un formidabile istinto di protezione. Sfigato per destino, sfigato per scelta, ostinatamente sfigato. Investigatore suo malgrado, perché proprio non ne avrebbe intenzione.  
   Riccardo Magris si accontenterebbe di una vita di nicchia, in cui sopravvivere conducendo un programma radiofonico sul calcio e collaborando con saltuarie recensioni alla rivista Tuttogiallo, basata su un approccio scandalistico ai fatti di cronaca nera. E nel tempo libero rimorchiare ragazze per flirt poco impegnativi dopo il fallimento di una relazione importante. Insomma, vista così, è proprio la strategia del paguro.
   Per nostra fortuna, perché altrimenti la storia si sarebbe aperta e chiusa alla prima pagina, sullo schivo Riccardo incombe la figura persecutoria di Dora, una virago intraprendente e cinica che dirige il settimanale con cui Riccardo collabora. Ben tratteggiata, questa donna con cui il nostro ha perfino avuto una relazione per poi essere scaricato, è forse il personaggio più vivo e gustoso di tutto il romanzo.
   Quando attacca con le parolacce e lo slang da giornalista vuol dire che ha in mente qualcosa a cui non potrai più sottrarti. La forza della sua dialettica sta nel non prevedere alcun contraddittorio. Dà ordini secchi e precisi e intuisce sempre le notizie e i temi da trattare prima degli altri. Su questo non la batte nessuno.
   Dopo che Riccardo le ha ingenuamente confidato di avere dei ricordi personali riguardanti una ragazza assassinata all’università dieci anni prima, il cui caso è tornato alle cronache a causa del suicidio del presunto assassino, Dora fiuta lo scoop e respingendo con disgusto l’articolo che lui propone, basato su riflessioni e ricordi, pretende di sguinzagliarlo in cerca di notizie fresche. Il piano è degno della sua mente diabolica.
... La famiglia ha subito dichiarato che non incontrerà i giornalisti.”
“E quindi?”
“E quindi noi ci mandiamo umo che non è un giornalista ma un amico della figlia morta…
   Detto fatto, nonostante tutte le ostinate forme di resistenza messe in atto, il nostro si trova nel bel mezzo della bufera, a combattere contro diffidenza, equivoci, accuse di cinismo e rischi d’ogni genere, inclusi quelli di incriminazione per la sua ingerenza indebita e non esclusi quelli relativi all’incolumità fisica. Sì, perché questo ingenuo praticante della strategia dell’esatto contrario, che oppone fiera resistenza alla prospettiva di coinvolgersi in un ruolo attivo, non esita poi a gettarsi a capofitto in qualsiasi trappola gli venga messa davanti.
   Per il lettore è tutta una corsa a proteggerlo virtualmente da se stesso, mentre si caccia in situazioni che lo risucchiano a imbuto, sempre incontro a nuovi pericoli. Lo affiancano, in una Roma quotidiana e rassicurante, figure tratteggiate con gusto. Fra loro i coinquilini Sandro e Rachele, l’uno lettore fanatico di Proust, l’altra professionista di prestazioni sadomaso. Ma soprattutto campeggia Italone, lo zio di successo ammanicato con tutti quelli che contano ma sempre popolaresco nelle sue espressioni sanguigne. E inguaribilmente dominato dalla passione per il calcio. Figura molto viva perché, come tutti i personaggi, ispirata a persone e fatti reali. È toccato fondere insieme due zii, confessa l’Autore, per confezionarne uno così particolare. Ci sono poi gli altri personaggi, quelli relativi alla specifica trama del giallo: vittime e carnefici, anch’essi tragicamente vitali.
   Lo stile è asciutto e rapido, venato di immancabile ironia, in una narrazione al presente. La storia è intrigante e si legge senza pause. Arrivato alla fine il lettore scopre quello che deve scoprire, ma rischia di non rimanere del tutto soddisfatto. Perché, mentre i tasselli dell’enigma vanno al loro posto, qualcosa resta in sospeso nel libro mastro della giustizia, in quel dare e avere in cui il lettore aspetta comunque soddisfazione. Per questo, e anche per ragione di puro piacere, si spera in un seguito.

di Giovanna Repetto


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Gustoso


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Stavolta, più che immergersi nel giallo Perrone strizza l’occhio al noir, ma è solo per dare una spruzzatina di pepe a una storia che trova la sua forza nell’umorismo, nella simpatia dei personaggi, e nel gusto dell’assurdo quotidiano.

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