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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

A cura di Niccolò Ammaniti

Figuracce

Einaudi, Pag. 264 Euro 17,50
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Della vena autoreferenziale degli scrittori ho parlato più volte. Ha prodotto una messe tanto fitta da poter costituire un genere. Ha attraversato i tempi e i luoghi, coinvolgendo in ugual modo gli oscuri e i famosi. E tuttora prospera. Di solito però rivela fremiti e ambasce che precedono la pubblicazione di un libro. Più raro è il caso qui rappresentato. Scrittori già noti che parlano delle loro “figure di merda”. Starebbe bene in questo contesto un racconto che lessi in gioventù, e di cui purtroppo non ricordo l’autore. Un esordiente,  incontrando in treno una sconosciuta che viaggiava con il figlio, aveva pensato di farsi pubblicità esponendo sul sedile  la propria opera fragrante di stampa, e aveva ottenuto soltanto la curiosità del piccino e il secco ammonimento della madre: non toccarlo, è cacca!
   Pare che la cacca c’entri sempre con la creatività, e a volte anche con qualche figuraccia che ne consegue. Perfino nel senso meno metaforico del termine, come nel caso di Christian Raimo che si vede piombare a casa i più prestigiosi autori americani proprio un attimo dopo aver intasato il cesso.  Esilarante è il pathos claustrofobico che ne consegue, fra l’impossibilità di fuggire e il terrore di essere scoperto. Altrettanto claustrofobica, ma più inquietante, è l’attrazione fatale di cui è vittima Francesco Piccolo, perseguitato da una tassista di Berlino durante un book tour. Fra imbarazzi e goffaggini, si trova come la mosca nella ragnatela, che più tenta di liberarsi e più rimane avviluppata. E qui, a spiegare la sua difficoltà, interviene una sua collaudatissima “teoria dei brufoli” secondo cui chi ha avuto i brufoli da ragazzo rimane condizionato a vita.
   … tutta la mia vita da quando ho avuto i brufoli in poi, da quando ho smesso di avere i brufoli in poi, è stata una lunghissima sequenza di gratitudine verso il mondo. Per questo le persone che mi conoscono hanno sempre l’impressione che io sia entusiasta di qualsiasi cosa  succeda, che io dica sì a qualsiasi cosa succeda, che io sia disponibile a qualsiasi cosa succeda…
   Compresa la tassista, appunto.
    Pare comunque che gli scrittori – sarà colpa del narcisismo – abbiano la tendenza a farsi mettere in trappola. Come Diego De Silva, impelagato suo malgrado in un triangolo piccante che lo porta a fare i conti con la gelosia di un energumeno (o presunto tale).
   Tant’è vero che anche Emanuele Trevi rimane intrappolato in una fantozziana “crociera degli artisti”.
   Fanno la loro parte di figuracce anche Paolo Giordano, Antonio Pascale e, con delizioso umorismo, Elena Stancanelli. La quale, tanto per restare in tema, precisa:
   Lo voglio dire con chiarezza perché non sembri, come potrebbe sembrare a chi avesse visto quella puntata di Uno Mattina, che sono caduta in una trappola.
   Arrivati al racconto di Ammaniti, che è l’arguto ideatore della raccolta (e fin qui tutto bene) ci si trova davanti a una situazione spiazzante.  Ambientato nel mondo del cinema italiano, di cui fa scoprire gustosi retroscena, finisce poi per trasformarsi in un fantasy di sapore grottesco (alla Bulgakov, per intenderci) in cui le persone si trasformano in animali. Con rispetto per tutti i generi, mi sembra che qui il lettore possa sentirsi truffato. Voglio dire: se la butti sulla fantasia e sul paradosso, finisci per squalificare l’attendibilità di tutto il gossip che hai fatto assaggiare nella prima parte, e il gioco diventa sleale.

di Giovanna Repetto


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