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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Pierre Lepori

Grisù

Casagrande, Pag. 112 Euro 15,00
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Se si eccettua qualche riscoperta o qualche classico, c'è un filo conduttore nei romanzi proposti dalla casa editrice di Bellinzona (sarà anche una scelta del buon Vanni Bianconi?). Ma non so definirlo, o quanto meno identificarlo nella sua essenza letteraria. Posso comunque tentare un avvicinamento: un tratto comune è l'apparente incomunicabilità tra i protagonisti. Dico apparente perché poi il dialogo, tutto sommato, s'avvia, anche se dolente e frustrante.

Penso ancora a Home di Daniele Garbuglia (trattato ampiamente dagli Orchi) e alle sue "comparse" silenziose e per certi versi austere.

Grisù di Pierre Lepori non è da meno, e casualmente (?) anche lo stile ricorda a tratti l'essenza quasi rigorosa dello scrittore marchigiano.

Potrebbe essere ridotto teatralmente, tanto è essenziale e "duplice" in questo scambio di impressioni, sensazioni e ricordi tra un detenuto accusato di sette incendi, e un uomo che ha avuto la casa distrutta proprio a causa di uno questi.

Un libro anche di colori essenzialmente lividi. Oddio, è vero, la neve e il suo biancore sono presenti Neve neve neve. Il silenzio è stanchissimo stanotte, tutto è biancastro. Un filo bianco di paura, angoscia muta, ancora, eccola lì, quella cosa che non mi fa dormire, seduta sul petto, chiudo gli occhi per dimenticare tutto quanto, ma ci sono due tre frasi, due tre pensieri, che girano in tondo nella mia testa. Neve (pag.56), come è presente l'ossessione del fuoco, quindi di tinte forti e rossastre, per fortuna sottratte a interpretazioni psicoanalitiche (anche se la tentazione c'è col personaggio dello psicologo del carcere al limite della ridifinizione professionale).

Samuel, in attesa di processo, sta dietro le sbarre per aver incendiato sette appartamenti e ogni tanto riceve una lettera da Carlo, una sua vittima, che, quasi inspiegabilmente, attratto da una sorta di fascino ambiguo, gli racconta la sua storia, la morte della moglie, il ricordo straziante del prima e del dopo la scomparsa, il cattivo rapporto col figlio.

Torna, direi ossessiva nella sua presenza scarnificante, l'apparente incomunicabilità. Perché esiste davvero un limite, anzi una distanza, tra il carnefice e la vittima (solo alla fine si capisce che Samuel risponderà alle missive di Carlo), da un punto di vista oggettivo, ma anche da un punto di vista caratteriale. Ma proprio questa manifesta inconciliabilità frana di fronte alla possibilità che Carlo cerchi, proprio attraverso il rapporto epistolare, una ricongiunzione col figlio poco rispettato perché scoperto gay.

Dunque un triangolo che nel gioco delle parti tornerà ad essere ben presto un confronto a due, perché proprio la capacità di Carlo di aprirsi al prigioniero lo aiuterà a riannodare i fili col figlio "ritrovato"..

Lepori ha scritto un romanzo sfaccettato e sentito, tutto giocato sul duello a distanza, ma anche in questo caso, come per l'incomunicabilità mascherata, una parziale lontananza. Non mi va di rivelare il finale – per carità, Grisù (a proposito, il titolo del libro si riferisce ad un vecchio spot commerciale dove un draghetto pompiere invece di spegnere incendi, li alimentava) non è un poliziesco o un giallo, è solo un breve romanzo con un commiato per certi versi previsto, ma il suo incedere è inevitabile e toccante e consegna alla storia un ricongiungimento di anime commovente e leggero. Con una sensibilità, lungi da me qualsiasi schematicità ambigua, quasi femminile.



di Alfredo Ronci


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Gustoso


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Casagrande, Pag. 105 Euro 16,00

Si diceva del precedente Grisù: Potrebbe essere ridotto teatralmente, tanto è essenziale e "duplice" in questo scambio di impressioni, sensazioni e ricordi tra un detenuto accusato di sette incendi, e un uomo che ha avuto la casa distrutta proprio a causa di uno questi.
Ancora: non è un poliziesco o un giallo, è solo un breve romanzo con un commiato per certi versi previsto, ma il suo incedere è inevitabile e toccante e consegna alla storia un ricongiungimento di anime commovente e leggero.

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