RECENSIONI
Liza Marklund
Il Lupo Rosso
Best Thriller Superpocket, Pag. 494 Euro 6,90
Non dirlo sarebbe la stessa cosa perché si sa che il mercato, il mondo veramente, va come è sempre andato, ma la Marklund è una vecchissima conoscenza, 'nuova' solo per i più sprovveduti.
Saranno almeno quindici anni che il Giallo Mondadori pubblicò Delitto a Stoccolma, ma non successe nulla, perché allora ancora non era esploso né Mankell e né, soprattutto, Stieg Larsson.
Ora che le librerie sono invase da questa sorta di tempesta delinquenziale svedese, con propaggini norvegesi, islandesi e un po' meno finlandesi, la Marklund assurge a fasti diversi, almeno nel nostro paese.
Per carità, se fosse rimasta nel dimenticatoio non avremmo perso di certo un talento: è una scrittrice come ce ne sono tante anche se, diversamente da altre, spesso torna su questioni legate al terrorismo di casa (sembrerebbe inusuale per un paese come la Svezia, in realtà il noir ci ha insegnato – e questo secondo me è il riflesso migliore di tutto il movimento – che per quanto riguarda i paesi europei il più pulito c'ha la rogna).
Il Lupo Rosso infatti trae la sua ispirazione da avvenimenti che risalgono a circa quarant'anni prima (attenzione però: la prima edizione del libro, per Marsilio, risale al 2008, ma la prima svedese è del 2003), nel periodo in cui c'era la Guerra Fredda e dove le contrapposizioni ideologiche creavano fratture insanabili nella società (anche quella svedese).
Contrapposizioni talmente ideologiche che, in questo romanzo, determinano il ritorno sulla 'piazza', nel nuovo millennio, di un vecchio terrorista legato a movimenti di estrema sinistra e producono una serie di delitti che sarà svelata dall'eroina di turno – in realtà una presenza fissa nella serie della Marklund – la giornalista d'arrembaggio Annika Bengtzon.
Ma non sono solo le vecchie idee a 'riemergere', quanto una valutazione complessiva dello stato delle cose che costringe uno dei protagonisti a dire: La società capitalista che sfrutta gli esseri umani come bestie ha trionfato, e con lei le ideologie basate sulla menzogna: democrazia, libertà d'espressione, giustizia di fronte alla legge, diritti delle donne.
Insomma una lettura dignitosa, che nessuno, penso, avrebbe idea di trasformarla in un seria televisiva (pensate un po' quanto dobbiamo sopportare per Romanzo Criminale. Prima o poi qualcuno dovrà fare 'giustizia' di questo scempio!).
L'unico appunto che si può fare è che l'offerta esagerata di certi prodotti (dai più squallidi a quelli più stimolanti) possa portare in tempi brevi ad un'assuefazione talmente rilevante da determinare un rigetto. Almeno che si salvino i migliori. La Marklund per ora sta in mezzo.
di Eleonora del Poggio
Saranno almeno quindici anni che il Giallo Mondadori pubblicò Delitto a Stoccolma, ma non successe nulla, perché allora ancora non era esploso né Mankell e né, soprattutto, Stieg Larsson.
Ora che le librerie sono invase da questa sorta di tempesta delinquenziale svedese, con propaggini norvegesi, islandesi e un po' meno finlandesi, la Marklund assurge a fasti diversi, almeno nel nostro paese.
Per carità, se fosse rimasta nel dimenticatoio non avremmo perso di certo un talento: è una scrittrice come ce ne sono tante anche se, diversamente da altre, spesso torna su questioni legate al terrorismo di casa (sembrerebbe inusuale per un paese come la Svezia, in realtà il noir ci ha insegnato – e questo secondo me è il riflesso migliore di tutto il movimento – che per quanto riguarda i paesi europei il più pulito c'ha la rogna).
Il Lupo Rosso infatti trae la sua ispirazione da avvenimenti che risalgono a circa quarant'anni prima (attenzione però: la prima edizione del libro, per Marsilio, risale al 2008, ma la prima svedese è del 2003), nel periodo in cui c'era la Guerra Fredda e dove le contrapposizioni ideologiche creavano fratture insanabili nella società (anche quella svedese).
Contrapposizioni talmente ideologiche che, in questo romanzo, determinano il ritorno sulla 'piazza', nel nuovo millennio, di un vecchio terrorista legato a movimenti di estrema sinistra e producono una serie di delitti che sarà svelata dall'eroina di turno – in realtà una presenza fissa nella serie della Marklund – la giornalista d'arrembaggio Annika Bengtzon.
Ma non sono solo le vecchie idee a 'riemergere', quanto una valutazione complessiva dello stato delle cose che costringe uno dei protagonisti a dire: La società capitalista che sfrutta gli esseri umani come bestie ha trionfato, e con lei le ideologie basate sulla menzogna: democrazia, libertà d'espressione, giustizia di fronte alla legge, diritti delle donne.
Insomma una lettura dignitosa, che nessuno, penso, avrebbe idea di trasformarla in un seria televisiva (pensate un po' quanto dobbiamo sopportare per Romanzo Criminale. Prima o poi qualcuno dovrà fare 'giustizia' di questo scempio!).
L'unico appunto che si può fare è che l'offerta esagerata di certi prodotti (dai più squallidi a quelli più stimolanti) possa portare in tempi brevi ad un'assuefazione talmente rilevante da determinare un rigetto. Almeno che si salvino i migliori. La Marklund per ora sta in mezzo.
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