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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Juan Aparicio-Belmonte

Il delirante circolo degli uccelli ubriachi

Gran via, Pag. 239 Euro 14,50
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Mi confessava l'autore in un'intervista rilasciata agli orchi l'anno scorso a proposito di questo romanzo: Alcuni personaggi sono gli stessi di 'Mala suerte' e in parte affronta gli stessi temi che mi interessano: la contraddizione tra la nostra visione personale della realtà e di noi stessi e quella di chi ci sta intorno. I miei romanzi sono costruiti come un contrappunto di voci che cozzando tra loro generano l'artefatto narrativo. Mi piace scrivere senza vincoli, e se questo mi porta a varcare il confine di ciò che è politicamente corretto, tanto meglio, perché credo che la funzione del narratore non sia moralizzare o istruire il lettore, bensì catturare la sua attenzione e astrarlo dal mondo reale, e ce la metto tutta per cercare di costruire personaggi credibili, complessi, riflessivi, che nascondono sempre qualcosa più di quello che appare a prima vista. Come diceva Graham Greene: «Persino nell'esistenza più semplice, si scoprono sempre indizi di complessità».

Vada pure per i personaggi complessi che nascondono sempre qualcosa di più... ma stavolta ho l'impressione che lo scrittore spagnolo, nato a Londra, abbia un pochino esagerato. E' vero che la sua propensione ad uccidere personaggi (lo confessò sempre nell'intervista) lo porta inevitabilmente a confrontarsi col genere noir, ma la completa destrutturazione del genere, in questo caso, trasforma la storia in una matassa non del tutto districabile, anzi.

Meta-narrazione? Formula furbetta quando, secondo me, l'autore è a corto di ispirazione ed il lettore (peggio ancora il recensore) non sa che pesci pigliare. Nel caso de Il delirante circolo degli uccelli ubriachi non userei formule abusate, andrei dritto al problema e alla spiccia conclusione: troppa carne sul fuoco e troppa confusione e io, lettore e recensore nello stesso tempo, confesso d'averci capito poco o nulla.

Capita: d'altronde tempo fa, concludendo una recensione chiedendomi se fosse lo scrittore ad essere uscito fuori di senno e a 'farsi' o il sottoscritto, un lettore ironico, ma non del tutto benevolo, mi scrisse dicendo che con molta probabilità ero io a 'bucarmi'.

Non facendo (ahimé) uso di droghe, ma reputandomi un discreto lettore, proporrei che almeno da questo libro si traessero spunti interessanti. Li riporto:

Pag. 61: Beato colui che dice cazzate e poi le smentisce – disse. – Perché riderà degli stolti.

Vero, ma stiamo aspettando che il 're' di simili contraddizioni, Berlusconi, possa crepare dal ridere, ma togliersi dai coglioni. (Non c'entra nulla col libro, ma il suggerimento mi sembra appropriato).

Pag. 98: Passavano i minuti e tu rimanevi sdraiata sul sofà, cambiando spesso posizione, immersa nella lettura di un romanzo in cui la narrazione civettava fin troppo con l'assurdo.

Direi una confessione dell'autore che in qualche modo mi scagiona dal 'torto' di non averci capito un tubo.

Pag. 168: All'improvviso, colta da una bizzarra folgorazione, entravi nel gioco paranoico e immaginavi che quella finzione fosse in concorrenza con il tuo mondo reale e qualcuno cercasse di prendersi il romanzo di cui tu eri protagonista.

Della serie: idem con patate.

Pag. 193: - Ah, non devi fidarti mai: gli italiani sono gli europei meno simili agli spagnoli, nonostante le apparenze: sono imbroglioni e preferiscono l'estetica alla politica. Noi siamo teste di cazzo e preferiamo la politica all'estetica...

Belmonte, ancor più di Franceschini, ha capito che aria tira qui da noi. Prosit!



di Alfredo Ronci


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Juan Aparicio-Belmonte

Mala suerte

Gran via, Pag. 221 Euro 14,50

Di solito non lo faccio, ma stavolta "rubo" un brano dall'intervista all'autore, che potete leggere integralmente nella nostra apposita rubrica, per "celebrare" l'aspetto inusuale della sua narrativa: I miei riferimenti in ambito noir sono piuttosto statunitensi, come Jim Thompson o Dashiell Hammett; soprattutto per il loro 'coté' sarcastico. Però non leggo solo noir, anzi, prediligo la narrativa-narrativa, senza aggettivi. I miei romanzi si possono qualificare come noir, ma anche come umoristici, hanno persino una componente fantastica. L'etichetta di noir deriva dal fatto che mi succede sempre di ammazzare qualcuno dei personaggi, non riesco a farne a meno.

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