RECENSIONI
John T. Spike
Il giovane Michelangelo
Elliot Edizioni, Pag. 365 Euro 22,50
"Questo libro è il ritratto di Michelangelo da giovane, quando ardeva dalla voglia di farsi notare" lo presenta così lo storico americano John Spike, e mi paiono proposito e dichiarazione d'intenti chiarissima.
Ha un buon odore Il giovane Michelangelo (La nascita di un genio) traduzione di Elisabetta Stefanini per la Elliot di Roma. Questo per dire che non gli manca niente: a parte che l'odore buono della carta non è più scontato nell'editoria corrente e anzi è destinato a diventare un ricordo, la biografia a metà del più grande fra i grandi (s'interrompe quando accetta l'incarico della Cappella Sistina) è ricca della vivacità necessaria a un testo del genere, della buona scrittura senza la quale diventa ininteressante persino la vita fantomatica di Dio (e taccio sul Corano perché alla pelle ci tengo), di belle fotografie, di completa bibliografia e puntualissimi indici.
Del genio, Spike documenta la cifra caratteriale senza indulgere al triviale gusto della chiacchiera che conferisce all'orgasmo elocutivo dei diplomati chez Gadda la sciccheria di un'aneddotica da sabato pomeriggio. Lo fa inserendo Michelangelo in una storia sociale dell'epoca, ossia in un tempo materiale fuori del quale abbiamo solo la ciarla verbigerante. E in uno scenario politico: convenzionalmente, il crocicchio di cospirazioni, intrighi sanguinosi, lotte senza esclusione di colpi, di committenti facoltosi e signorie cafone, mecenati torvi e implicati nella farragine di alleanze e tradimenti fra Chiesa, Spagna e Francia che è la faccia torva del Rinascimento.
"Non possiamo leggere i pensieri del ragazzo, mentre si può sapere qualcosa delle persone e degli eventi che aveva in mente" scrive Spike, il che è anche professione di modestia perciò di serietà, laddove si sprecano le finte e pretenziose "autobiografie" di personaggi del passato da parte di scrittori quasi sempre cialtroni.
L'uomo, Michelangelo dico - è noto - non ha un carattere facile, ma un genio simpatico in natura è l'eccezione e non la regola. Sa quello che vale. La stessa forza fisica testimoniata dal suo lavoro non sembra un dono di natura ma il guadagno di un corpo a corpo con il marmo che presto compensa la probabile malnutrizione sofferta da bambino.
La tensione in lui non è solo artistica; ha bisogno di mantenere la famiglia, che mostra qualche pretesa di troppo peraltro; così il genio parrebbe guardare al denaro con interesse non accidentale o limitato al bisogno. Spike lo dimostra a partire dagli studi di Rab Hatfield sui libri contabili e i depositi bancari dell'artista (che bello poter utilizzare una volta tanto questa parola senza sentire quel sapore ridicolo che l'ha resa impronunciabile per chiunque tranne che per i suoi usurpatori - sanremesi o no, quasi sempre televisivi). Il ritratto è quello già noto di un grandissimo che "concepiva l'arte come una serie ininterrotta di conflitti". Ma tutto nel testo di Spike è raccontato senza enfasi, restando il più vicino possibile ai dati di fatto. E dichiarando i debiti, innanzitutto quelli con l'opera classica di Vasari e la prima biografia – tutt'altro che pacifica, ché messa in piedi con lo stesso artista – di Ascanio Condivi del 1553. Così si fa. Gran bel libro.
di Michele Lupo
Ha un buon odore Il giovane Michelangelo (La nascita di un genio) traduzione di Elisabetta Stefanini per la Elliot di Roma. Questo per dire che non gli manca niente: a parte che l'odore buono della carta non è più scontato nell'editoria corrente e anzi è destinato a diventare un ricordo, la biografia a metà del più grande fra i grandi (s'interrompe quando accetta l'incarico della Cappella Sistina) è ricca della vivacità necessaria a un testo del genere, della buona scrittura senza la quale diventa ininteressante persino la vita fantomatica di Dio (e taccio sul Corano perché alla pelle ci tengo), di belle fotografie, di completa bibliografia e puntualissimi indici.
Del genio, Spike documenta la cifra caratteriale senza indulgere al triviale gusto della chiacchiera che conferisce all'orgasmo elocutivo dei diplomati chez Gadda la sciccheria di un'aneddotica da sabato pomeriggio. Lo fa inserendo Michelangelo in una storia sociale dell'epoca, ossia in un tempo materiale fuori del quale abbiamo solo la ciarla verbigerante. E in uno scenario politico: convenzionalmente, il crocicchio di cospirazioni, intrighi sanguinosi, lotte senza esclusione di colpi, di committenti facoltosi e signorie cafone, mecenati torvi e implicati nella farragine di alleanze e tradimenti fra Chiesa, Spagna e Francia che è la faccia torva del Rinascimento.
"Non possiamo leggere i pensieri del ragazzo, mentre si può sapere qualcosa delle persone e degli eventi che aveva in mente" scrive Spike, il che è anche professione di modestia perciò di serietà, laddove si sprecano le finte e pretenziose "autobiografie" di personaggi del passato da parte di scrittori quasi sempre cialtroni.
L'uomo, Michelangelo dico - è noto - non ha un carattere facile, ma un genio simpatico in natura è l'eccezione e non la regola. Sa quello che vale. La stessa forza fisica testimoniata dal suo lavoro non sembra un dono di natura ma il guadagno di un corpo a corpo con il marmo che presto compensa la probabile malnutrizione sofferta da bambino.
La tensione in lui non è solo artistica; ha bisogno di mantenere la famiglia, che mostra qualche pretesa di troppo peraltro; così il genio parrebbe guardare al denaro con interesse non accidentale o limitato al bisogno. Spike lo dimostra a partire dagli studi di Rab Hatfield sui libri contabili e i depositi bancari dell'artista (che bello poter utilizzare una volta tanto questa parola senza sentire quel sapore ridicolo che l'ha resa impronunciabile per chiunque tranne che per i suoi usurpatori - sanremesi o no, quasi sempre televisivi). Il ritratto è quello già noto di un grandissimo che "concepiva l'arte come una serie ininterrotta di conflitti". Ma tutto nel testo di Spike è raccontato senza enfasi, restando il più vicino possibile ai dati di fatto. E dichiarando i debiti, innanzitutto quelli con l'opera classica di Vasari e la prima biografia – tutt'altro che pacifica, ché messa in piedi con lo stesso artista – di Ascanio Condivi del 1553. Così si fa. Gran bel libro.
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