RECENSIONI
A cura di Francesca Giannetto
Il meglio dei primi sei numeri
Toilet (Anno Uno), Pag. 245 Euro 10,00
Ogni tanto qualcuno in Italia ha il coraggio di osare. E ci sono volte in cui si osa persino per qualcosa di valido.
È il caso di un gruppo di amici appassionati di scrittura che, nella primavera 2004, hanno dato vita ad un progetto letterario dal nome ironicamente evocativo: Toilet.
Inizialmente si procede pensando "Toilet" come una rivista letteraria che contenga un'antologia di racconti di scrittori alle prime pubblicazioni o completamente inediti. Le librerie non amano le riviste, faticano a trovare il pubblico adatto, così si tace la periodicità bimestrale di Toilet. È una rivista, ma non lo è. Raccoglie dei racconti e tanto basta. L'editing ben fatto, il passaparola e il buon lavoro di ufficio stampa fanno il resto, contribuendo a far uscire Toilet dall'ombra.
Siamo già all'Anno Uno. Come incita la prima pagina: slacciate le cinture e rimanete seduti. Si perché, in caso non l'abbiate capito, il titolo di questa pubblicazione antologica periodica, è fatto per evocare quei rari momenti in cui ognuno è solo con sé stesso. Non a caso prima di ogni racconto è indicato il tempo di lettura, in modo che si possano far coincidere bisogni intellettuali e fisici. E la tazza del water affiancata da una pila di riviste che campeggia in copertina, è lì a ricordarcelo.
Una cosa va detta subito: come specificano anche i curatori, Toilet è uno specchio dei tempi, di ciò che si scrive in Italia, e quindi potrà essere migliore o peggiore a seconda del periodo, dal momento che non c'è alcun manifesto programmatico alla base del progetto. Inoltre in un'antologia di racconti è sempre possibile trovarne alcuni molto belli e altri che proprio non incontrano il nostro gusto. Ma la forza di Toilet è anche questa. Accontentare inclinazioni disparate. Anche i generi indagati sono vari. E in questo "the best of" ci sono racconti d'amore, racconti beat, racconti dell'orrore, thriller. C'è il post moderno Ritorno e Andata di Di Marco, il paranoico Inertia Creeps di Miccio, l'agiografia di Charlie "Bird" Parker scritta da Luther Blisset.
C'è un po' di tutto, come si vede. E al di là dei gusti personali va annotata la diligenza con la quale si riproduce l'Italia letteraria, chi è e dove sta andando. E il coraggio di tentare un esperimento che è andato bene (ma poteva anche andar male), senza coprirsi le spalle con i grandi nomi dei soliti noti che muovono praticamente da soli il mercato della narrativa italiana.
Più di ogni altra cosa, quello che è importante sottolineare è il merito di questo gruppo di amanti delle lettere, di aver creato qualcosa di nuovo senza inseguire sogni di facile guadagno, ma solo con la voglia di condividere una passione e di fare cultura. Troppo spesso questo pare essere l'ultimo degli interessi delle case editrici italiane. E dispiace che ci si appoggi sempre all'autore acquistato in Buchmesse che in patria ha mietuto vittime illustri in classifica, o a pochi italiani di successo, sempre bravi ma sempre gli stessi, e che comunque ormai sembrano tener sulle spalle macchine da soldi e biglietti per il primo premio alla lotteria.
Un bravo editore dovrebbe essere curioso e sperimentare, avere il gusto (continuando la metafora da casinò) per le slotmachine e le roulette e avere fiuto, prima che per il denaro, per il talento.
E quelli di Toilet, a quanto pare, ci sono riusciti.
di Enrica Murru
È il caso di un gruppo di amici appassionati di scrittura che, nella primavera 2004, hanno dato vita ad un progetto letterario dal nome ironicamente evocativo: Toilet.
Inizialmente si procede pensando "Toilet" come una rivista letteraria che contenga un'antologia di racconti di scrittori alle prime pubblicazioni o completamente inediti. Le librerie non amano le riviste, faticano a trovare il pubblico adatto, così si tace la periodicità bimestrale di Toilet. È una rivista, ma non lo è. Raccoglie dei racconti e tanto basta. L'editing ben fatto, il passaparola e il buon lavoro di ufficio stampa fanno il resto, contribuendo a far uscire Toilet dall'ombra.
Siamo già all'Anno Uno. Come incita la prima pagina: slacciate le cinture e rimanete seduti. Si perché, in caso non l'abbiate capito, il titolo di questa pubblicazione antologica periodica, è fatto per evocare quei rari momenti in cui ognuno è solo con sé stesso. Non a caso prima di ogni racconto è indicato il tempo di lettura, in modo che si possano far coincidere bisogni intellettuali e fisici. E la tazza del water affiancata da una pila di riviste che campeggia in copertina, è lì a ricordarcelo.
Una cosa va detta subito: come specificano anche i curatori, Toilet è uno specchio dei tempi, di ciò che si scrive in Italia, e quindi potrà essere migliore o peggiore a seconda del periodo, dal momento che non c'è alcun manifesto programmatico alla base del progetto. Inoltre in un'antologia di racconti è sempre possibile trovarne alcuni molto belli e altri che proprio non incontrano il nostro gusto. Ma la forza di Toilet è anche questa. Accontentare inclinazioni disparate. Anche i generi indagati sono vari. E in questo "the best of" ci sono racconti d'amore, racconti beat, racconti dell'orrore, thriller. C'è il post moderno Ritorno e Andata di Di Marco, il paranoico Inertia Creeps di Miccio, l'agiografia di Charlie "Bird" Parker scritta da Luther Blisset.
C'è un po' di tutto, come si vede. E al di là dei gusti personali va annotata la diligenza con la quale si riproduce l'Italia letteraria, chi è e dove sta andando. E il coraggio di tentare un esperimento che è andato bene (ma poteva anche andar male), senza coprirsi le spalle con i grandi nomi dei soliti noti che muovono praticamente da soli il mercato della narrativa italiana.
Più di ogni altra cosa, quello che è importante sottolineare è il merito di questo gruppo di amanti delle lettere, di aver creato qualcosa di nuovo senza inseguire sogni di facile guadagno, ma solo con la voglia di condividere una passione e di fare cultura. Troppo spesso questo pare essere l'ultimo degli interessi delle case editrici italiane. E dispiace che ci si appoggi sempre all'autore acquistato in Buchmesse che in patria ha mietuto vittime illustri in classifica, o a pochi italiani di successo, sempre bravi ma sempre gli stessi, e che comunque ormai sembrano tener sulle spalle macchine da soldi e biglietti per il primo premio alla lotteria.
Un bravo editore dovrebbe essere curioso e sperimentare, avere il gusto (continuando la metafora da casinò) per le slotmachine e le roulette e avere fiuto, prima che per il denaro, per il talento.
E quelli di Toilet, a quanto pare, ci sono riusciti.
di Enrica Murru
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