RECENSIONI
Hugo Loetscher
Il mondo dei miracoli
Casagrande, Pag.174 Euro 15,50
Ha ragione in parte Goffredo Fofi quando, parlando di questo libro, dice: Si è dapprima diffidenti, poi perplessi, poi conquistati e commossi dal libro (romanzo? saggio? reportage? poema?) dello zurighese Hugo Loetscher Il mondo dei miracoli. Un incontro brasiliano.
Perché dico in parte: perché non si può rimanere diffidenti e perplessi di fronte ad un prodigioso avvio che annulla improvvisamente il divario tra la vita e la morte; di fronte ad una foto (sì una foto) che sembra una semplice riunione di famiglia e dietro la quale si nasconde l'orrore e la tristezza di una dipartita.
Ma mi rendo conto che anch'io strumentalizzo la vicenda, perché nella città di Canindé, stato del Cearà, nel nordest del Brasile, la morte di una bambina di pochi mesi, Fatima, non è una tragedia irreparabile, ma diventa prima di tutto intoppo al quotidiano e poi una conseguenza del Sistema (con la esse maiuscola).
Scrive Loetscher: Se fossi diventata una portatrice d'acqua, non saresti andata solo all'idrante, ma ogni giorno avresti percorso un sentiero che attraversa un modello del sottosviluppo.
L'autore, che con un uso della terza persona vuole "ingannarci" su un suo presunto distacco, in questo diario di viaggio e dell'anima, si fa accompagnare dal fantasma di una bambina, che non ha mai conosciuto se non nell'immobilità del trapasso, in questa terra di povertà e rassegnazione, di fantasia miracolosa e di tradizioni ancestrali, non rinunciando però ad uno sguardo più profondo, che coglie sì l'aspetto miserevole dell'esistenza, ma lo aggancia al tema dello sfruttamento e delle disuguaglianze sociali dove la gente invidia gli alberi per il tronco gonfio e pensa che per gli uomini sarebbe meglio avere la pelle di cera, di cuoio e di feltro.
Loetscher non scende negli abissi degli abusi sessuali, dell'infanzia mortificata e depredata: lo sfiora appena, lo delinea con un tratto trasparente che poi scompare del tutto. Qui siamo su un altro terreno: sul terreno "improvvisato" dei miracoli, come dice il titolo, dove la meraviglia del gioco non è nel risultato, ma nel semplice respiro della sopravvivenza.
E' un libro fatto per chi vuol commuoversi: parlavamo dell'inizio prodigioso, dove la cronaca della costruzione della bara di Fatima e la foto che immortala l'evento (che il testo riproduce) ribalta in un sol colpo l'idea tutta occidentale delle dismisure, della frattura tra ciò che è e ciò che non potrà più essere. Nella città di Canindé non si vive per dover fare continuamente i conti con la morte – questa è un'intemperanza di noi "altri", di noi dall'altra parte – ma si vive, e vogliamo crederlo davvero, come unico atto veramente rivoluzionario per sottrarsi al potere dei palazzi.
E se non fosse così, rimane comunque l'impronta indelebile di un incontro memorabile, dove il miracolo della scrittura raddoppia quello della fantasmagoria e della fierezza della povertà: Dicono che uno ha fatto le valigie, anche se solo pochi ne posseggono una e ancora meno ne hanno bisogno, E se ce ne fosse stato bisogno uno avrebbe fatto su il suo fagotto, o meglio, avrebbe stipato la sua scatola di cartone.
di Alfredo Ronci
Perché dico in parte: perché non si può rimanere diffidenti e perplessi di fronte ad un prodigioso avvio che annulla improvvisamente il divario tra la vita e la morte; di fronte ad una foto (sì una foto) che sembra una semplice riunione di famiglia e dietro la quale si nasconde l'orrore e la tristezza di una dipartita.
Ma mi rendo conto che anch'io strumentalizzo la vicenda, perché nella città di Canindé, stato del Cearà, nel nordest del Brasile, la morte di una bambina di pochi mesi, Fatima, non è una tragedia irreparabile, ma diventa prima di tutto intoppo al quotidiano e poi una conseguenza del Sistema (con la esse maiuscola).
Scrive Loetscher: Se fossi diventata una portatrice d'acqua, non saresti andata solo all'idrante, ma ogni giorno avresti percorso un sentiero che attraversa un modello del sottosviluppo.
L'autore, che con un uso della terza persona vuole "ingannarci" su un suo presunto distacco, in questo diario di viaggio e dell'anima, si fa accompagnare dal fantasma di una bambina, che non ha mai conosciuto se non nell'immobilità del trapasso, in questa terra di povertà e rassegnazione, di fantasia miracolosa e di tradizioni ancestrali, non rinunciando però ad uno sguardo più profondo, che coglie sì l'aspetto miserevole dell'esistenza, ma lo aggancia al tema dello sfruttamento e delle disuguaglianze sociali dove la gente invidia gli alberi per il tronco gonfio e pensa che per gli uomini sarebbe meglio avere la pelle di cera, di cuoio e di feltro.
Loetscher non scende negli abissi degli abusi sessuali, dell'infanzia mortificata e depredata: lo sfiora appena, lo delinea con un tratto trasparente che poi scompare del tutto. Qui siamo su un altro terreno: sul terreno "improvvisato" dei miracoli, come dice il titolo, dove la meraviglia del gioco non è nel risultato, ma nel semplice respiro della sopravvivenza.
E' un libro fatto per chi vuol commuoversi: parlavamo dell'inizio prodigioso, dove la cronaca della costruzione della bara di Fatima e la foto che immortala l'evento (che il testo riproduce) ribalta in un sol colpo l'idea tutta occidentale delle dismisure, della frattura tra ciò che è e ciò che non potrà più essere. Nella città di Canindé non si vive per dover fare continuamente i conti con la morte – questa è un'intemperanza di noi "altri", di noi dall'altra parte – ma si vive, e vogliamo crederlo davvero, come unico atto veramente rivoluzionario per sottrarsi al potere dei palazzi.
E se non fosse così, rimane comunque l'impronta indelebile di un incontro memorabile, dove il miracolo della scrittura raddoppia quello della fantasmagoria e della fierezza della povertà: Dicono che uno ha fatto le valigie, anche se solo pochi ne posseggono una e ancora meno ne hanno bisogno, E se ce ne fosse stato bisogno uno avrebbe fatto su il suo fagotto, o meglio, avrebbe stipato la sua scatola di cartone.
di Alfredo Ronci
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