RECENSIONI
Camilla Trinchieri
Il prezzo del silenzio
Marcos y Marcos, Pag. 312 Euro 16,00
Mi sono sempre chiesto, in ambito noir, a chi vanno le mie preferenze: se alla vecchia scuola inglese che, nonostante tutto, vive e vegeta malgrado i tempi siano davvero cambiati; se alla scuola hard-boiled che, con dovuti aggiustamenti, ha ancora dei validi rappresentanti; se al noir di stampo sociale, con chiari ed evidenti richiami alle problematiche dei nostri giorni: se al poliziesco psicologico, fatto di tormenti interiori più che di dinamiche collettive; se al giallo nostrano, ormai diventato una sorta di istituzione, spesso 'impelagato' in sviluppi da provincia dell'Impero o se i miei favori vanno al noir più dichiaratamente politico.
Se proprio devo essere sincero le cose migliori le leggo in quest'ultimo settore: il francese Daeninckx e il nostro Carlotto mi sembrano un gradino sopra le istanze di tutti gli altri. Ma questi sono giudizi 'tranchant' perché poi il fenomeno noir ha tali e tante sfaccettature che ridurlo a sistematiche classificazioni significa svilirlo e trasformarlo solo in un fenomeno (quale è poi) da classifiche dei libri più venduti.
Il prezzo del silenzio, senza mezzi termini, appartiene al poliziesco psicologico, dove la struttura è retta non già da una cadenza ossessiva di avvenimenti o colpi di scena, ma da un, permettetemi di dirlo, chiotto andamento della vicenda che ha poi il suo culmine non in una rivelazione ad effetto, ma in un palesamento delle 'resistenze' psicologiche. Insomma, sembrerebbe che in questi casi, si lavori più di cesello, di fino.
Sembrerebbe, perché poi la riuscita dell'operazione dipende esclusivamente dalla capacità dell'autrice di svelare i turbamenti e, scomodiamo Freud, i perturbamenti, dell'animo umano e quindi dei suoi stessi personaggi.
Nonostante alcuni 'esimi' scrittori abbiano indicato nella scansione e negli svariati registri narrativi (Giancarlo De Cataldo) il lato migliore della Trinchieri, io, in questa precisa disposizione narrativa, ci vedo invece il limite.
Spieghiamoci facendo un breve cenno alla trama e alla struttura del romanzo: Emma, una professoressa che insegna inglese agli immigrati, è accusata di aver ucciso una sua allieva dalla quale poi, si sospetta, abbia subito anche una sorta di attrazione erotica.
Il libro è articolato in modo che della stessa vicenda, alternativamente, ne parlino la stessa protagonista, il marito (Tom) e il figlio (Josh).
Questo il nocciolo: i diversi punti di vista degli 'attori' principali, sia dal lato della partitura psicologica che da quello del linguaggio sembrano amalgamarsi piuttosto che differenziarsi. Non vi è una rottura netta e distanziatrice: come a dire che l'elemento psicologico che dovrebbe essere il cardine dell'intreccio, sfuma in una atmosfera di nebbiosa inattendibilità.
Il romanzo, per fortuna, mantiene fino all'ultimo rigo, un'ambiguità di fondo che gli fa recuperare punti e ce lo consegna 'finito'. Peccato però perché la partenza (e qui dice davvero bene De Cataldo citando l'insegnamento della migliore Rendell e, aggiungo io, anche della migliore, anche se sono due, Nicci French) ci induceva a sperare in risultati ancora più evidenti.
di Alfredo Ronci
Se proprio devo essere sincero le cose migliori le leggo in quest'ultimo settore: il francese Daeninckx e il nostro Carlotto mi sembrano un gradino sopra le istanze di tutti gli altri. Ma questi sono giudizi 'tranchant' perché poi il fenomeno noir ha tali e tante sfaccettature che ridurlo a sistematiche classificazioni significa svilirlo e trasformarlo solo in un fenomeno (quale è poi) da classifiche dei libri più venduti.
Il prezzo del silenzio, senza mezzi termini, appartiene al poliziesco psicologico, dove la struttura è retta non già da una cadenza ossessiva di avvenimenti o colpi di scena, ma da un, permettetemi di dirlo, chiotto andamento della vicenda che ha poi il suo culmine non in una rivelazione ad effetto, ma in un palesamento delle 'resistenze' psicologiche. Insomma, sembrerebbe che in questi casi, si lavori più di cesello, di fino.
Sembrerebbe, perché poi la riuscita dell'operazione dipende esclusivamente dalla capacità dell'autrice di svelare i turbamenti e, scomodiamo Freud, i perturbamenti, dell'animo umano e quindi dei suoi stessi personaggi.
Nonostante alcuni 'esimi' scrittori abbiano indicato nella scansione e negli svariati registri narrativi (Giancarlo De Cataldo) il lato migliore della Trinchieri, io, in questa precisa disposizione narrativa, ci vedo invece il limite.
Spieghiamoci facendo un breve cenno alla trama e alla struttura del romanzo: Emma, una professoressa che insegna inglese agli immigrati, è accusata di aver ucciso una sua allieva dalla quale poi, si sospetta, abbia subito anche una sorta di attrazione erotica.
Il libro è articolato in modo che della stessa vicenda, alternativamente, ne parlino la stessa protagonista, il marito (Tom) e il figlio (Josh).
Questo il nocciolo: i diversi punti di vista degli 'attori' principali, sia dal lato della partitura psicologica che da quello del linguaggio sembrano amalgamarsi piuttosto che differenziarsi. Non vi è una rottura netta e distanziatrice: come a dire che l'elemento psicologico che dovrebbe essere il cardine dell'intreccio, sfuma in una atmosfera di nebbiosa inattendibilità.
Il romanzo, per fortuna, mantiene fino all'ultimo rigo, un'ambiguità di fondo che gli fa recuperare punti e ce lo consegna 'finito'. Peccato però perché la partenza (e qui dice davvero bene De Cataldo citando l'insegnamento della migliore Rendell e, aggiungo io, anche della migliore, anche se sono due, Nicci French) ci induceva a sperare in risultati ancora più evidenti.
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