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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Piero Schiavo Campo

Il sigillo del serpente piumato

Urania Mondadori 1648, Pag. 252 Euro 6,50
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Confesso che ho faticato un po’ per entrare in questo romanzo, vincitore dell’ultima edizione del Premio Urania, e un paio di volte sono stata sul punto di abbandonarlo. Non perché fosse lento, ma esattamente per il motivo opposto. Andava avanti a raccontare una serie di fatti senza soffermarsi per far assaporare una scena o un dialogo. E mi pareva di leggere una fiaba, al punto di domandarmi perché mai, esistendo un corposo bagaglio di fiabe tradizionali, ci fosse bisogno di inventarne un’altra. Di fatto se si prende in considerazione la prima parte, che si svolge in un pianeta abitato da giganti, gli elementi fiabeschi classici sono evidenti. L’eroe, l’antagonista, la fanciulla da liberare, le prove da superare, e perfino gli aiutanti incontrati lungo il cammino, simili a quelli della fiaba norvegese di Ceneraccio o ad altre dello stesso tipo. E più in là si incontrerà anche l’immancabile oggetto magico, che è appunto il Sigillo del Serpente Piumato. Però si affaccia anche un altro serpentello, che per fortuna guizza all’interno del romanzo e lo tiene insieme come una spina dorsale, ed è l’ironia con cui l’autore strizza continuamente l’occhio al lettore. Così a differenza delle fiabe tradizionali, che chiedono di essere prese su serio (almeno dentro quel lasso di tempo che corre fra il rito di entrata e quello di uscita) qui possiamo sogghignare delle iperboli con cui l’Autore descrive il protagonista temerario e forzuto che più forzuto non si può, e del cattivo che è la summa dei cattivi. Insomma nel bel mezzo della fiaba fa capolino Sheckley, evocato se non altro da quella carretta dello spazio che è la Sirena di Mendati con cui il protagonista è costretto a muoversi per buona parte dei suoi viaggi. Ce n’era una, se non sbaglio, nei racconti di Spettro V (o Fantasma 5 a seconda dell’edizione) che doveva sempre scappare dai guai alla massima velocità di “arrancamento”.
   Jonny Cowson è un eroe da fiaba e da fumetto, come testimoniano le sue gesta durante le peregrinazioni alla ricerca della cantante Jane Ross, un amore a prima vista su cui non avrà mai il minimo dubbio. Aperto a ogni nuova esperienza, sempre fiducioso nelle proprie risorse, astuto e candido proprio come deve essere un eroe, a un certo punto si adatta a guadagnarsi la vita come addestratore di pitecantropi da combattimento, e anche in quello si dimostra duro e puro.
   - Perché porti con te un fucile? (…) Io e te ce ne staremo rintanati nel trasporto, mentre i pitecantropi faranno a pezzi quelle dannate cose. È per questo che li portiamo con noi.
   Jonny gli rivolse un’occhiata fredda.
   - Un capo è un capo perché non si limita a mandare avanti la sua truppa standosene al riparo. Loro si aspettano da me che combatta al loro fianco, ed è esattamente quello che farò.
   Jonny si aggira per il cosmo con assoluta disinvoltura. La tecnica dei viaggi spaziali è qui un fatto scontato che l’Autore non si preoccupa di spiegare più di tanto. L’elemento fantascientifico c’è ed emerge quando è il momento, ma è sovrastato dall’avventura.
   In appendice al romanzo troviamo il racconto Ariadne, dello stesso Autore, è una sorta di prequel che approfondisce qualche aspetto dell’ambientazione, sempre in tono fiabesco. Nello stesso numero della rivista trova posto il racconto Saltare avanti di Linda De Santi, vincitore del Premio Urania Short 2017. Interessante.

di Giovanna Repetto


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