RECENSIONI
Ghiannis Marìs
Il tredicesimo passeggero
UEF, Traduzione di Nicola Crocetti, Pag. 179 euro 9,90
In un momento come questo dove tutto diventa noir (a volte in libreria si fa fatica a distinguere un romanzo da un altro) la ri-scoperta di un autore greco come Marìs può in qualche modo far bene. Primo perché, nonostante, ripeto, sia un noir, vale la pena confrontarsi con certa letteratura che spesso, anzi troppo spesso, è limitata, poi perché rappresenta in qualche modo l’atto di nascita di qualcosa che in seguito avrebbe prodotto altro (leggi Petros Markaris che dice: Marìs è il patriarca del romanzo poliziesco in Grecia).
Non solo, prima parlavamo di ri-scoperta: ebbene Marìs non è stato smascherato dalla casa editrice Feltrinelli, ma dalla Crocetti editore che, recentemente, ha pubblicato un romanzo precedente a questo, ma che in questo viene citato. Giusto per far capire, a volte, come vanno le cose.
Ma com’è questo Maris? Le storie sono ambientate quasi tutte nel secondo dopoguerra ed Atene, che è la base di tutte le vicende, perché è anche la sede del commissario Bekas (uomo all’antica, pingue, sempre in giacca e cravatta anche con 39 gradi e dedito completamente al lavoro) non ci racconta granché della situazione politica (un po’come accadeva con Agatha Christie).
Sembra quasi che si voglia dire: la politica è la politica, ma il mistero rimane il mistero.
E quale sarebbe stavolta il mistero (Marìs scrisse circa 40 gialli anche se, ce lo dicono le note in quarta di copertina… non ottennero il successo che avrebbero meritato ma che sono diventati negli anni dei classici del giallo)? In breve: un miliardario non avendo eredi lascia il suo patrimonio a una serie di persone che nel corso degli lo avevano in qualche modo assistito. E queste persone, una dopo l’altra, cominciano a morire.
L’inizio di per sé non è eclatante, volendo si potrebbero fare vari appunti all’autore, ma nel corso del romanzo le cose, un po’ per volta si assestano. Il risultato finale? Un discreto giallo che naturalmente si rifà al giallo classico del periodo (ma in questo Marìs regge meno il confronto).
Comunque va bene così. Io stessa non conoscevo lo scrittore greco… ora mi sento più realizzata (si fa per dire… molto per dire).
di Eleonora del Poggio
Non solo, prima parlavamo di ri-scoperta: ebbene Marìs non è stato smascherato dalla casa editrice Feltrinelli, ma dalla Crocetti editore che, recentemente, ha pubblicato un romanzo precedente a questo, ma che in questo viene citato. Giusto per far capire, a volte, come vanno le cose.
Ma com’è questo Maris? Le storie sono ambientate quasi tutte nel secondo dopoguerra ed Atene, che è la base di tutte le vicende, perché è anche la sede del commissario Bekas (uomo all’antica, pingue, sempre in giacca e cravatta anche con 39 gradi e dedito completamente al lavoro) non ci racconta granché della situazione politica (un po’come accadeva con Agatha Christie).
Sembra quasi che si voglia dire: la politica è la politica, ma il mistero rimane il mistero.
E quale sarebbe stavolta il mistero (Marìs scrisse circa 40 gialli anche se, ce lo dicono le note in quarta di copertina… non ottennero il successo che avrebbero meritato ma che sono diventati negli anni dei classici del giallo)? In breve: un miliardario non avendo eredi lascia il suo patrimonio a una serie di persone che nel corso degli lo avevano in qualche modo assistito. E queste persone, una dopo l’altra, cominciano a morire.
L’inizio di per sé non è eclatante, volendo si potrebbero fare vari appunti all’autore, ma nel corso del romanzo le cose, un po’ per volta si assestano. Il risultato finale? Un discreto giallo che naturalmente si rifà al giallo classico del periodo (ma in questo Marìs regge meno il confronto).
Comunque va bene così. Io stessa non conoscevo lo scrittore greco… ora mi sento più realizzata (si fa per dire… molto per dire).
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