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CLASSICI

Alfredo Ronci

Il vittoriniano, fosco, romanzo di Vasco Pratolini: 'Un eroe del nostro tempo'.

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Nel sentiero dei nidi di ragno Calvino si chiede in che modo la crudeltà dei partigiani è legittima, mentre non lo è quella fascista (si riferisce al drammatico episodio della vendetta di quattro cognati calabresi nei confronti di un prigioniero fascista). Gli viene in aiuto un 'suo' stesso personaggio che gli dice che basta sapere dove va il senso della storia per comprendere la giustezza delle azioni.

Non vorremmo riaprire qui la diatriba sulla riconciliazione nazionale e sulla proposta di Violante: è soltanto un approccio, per nulla slegato, al romanzo di Vasco Pratolini.

Un romanzo che nel titolo abbiamo definito oltre che cupo, vittoriniano, nel senso di una differenziazione tra chi opera nel giusto e chi no, quindi chi uomo è e chi diversamente se ne attribuisce i valori.

Tema fondamentale della storia è la sopravvivenza del fascismo alla fine del fascismo: cosa rimane delle idee, dell'organizzazione e soprattutto del sentire. Protagonista della vicenda è un sedicenne, Sandrino che, cresciuto troppo in fretta dopo la morte del padre, caduto in guerra, tenta di riprenderne 'il discorso' con atteggiamenti violenti nei confronti delle donne e delinquenziali nei confronti della vita.

Scritto nel 1947, il romanzo, pur in una dimensione del tutto cambiata, è figlio legittimo dei libri che lo hanno preceduto: non è un caso che il personaggio di Sandrino può tranquillamente essere definito parente stretto del fascista Carlo Bencini delle Cronache di poveri amanti.

Dice di lui Bruna, la compagna di Faliero, che è stato partigiano, a Virginia, la trentenne che si è improvvisamente ritrovata innamorata del sedicenne Carlino: Egli ha acquistato una conoscenza sciagurata dell'animo umano, ma la sua fantasia è rimasta infantile, perciò è mostruoso.

E Faliero stesso rincara: Gli hanno fatto credere che il male fosse il bene, e viceversa, e lui non ha avuto la possibilità di riflettere, smanioso di muoversi come era. Gli sono bastati i primi passi per persuadersi di sapere ormai correre e camminare. Ora corre, cammina e se qualcuno interviene, lui pensa intervenga per tagliargli la strada e ingannarlo. Ha bisogno di cadere, di razzolare per cominciare ad aprire gli occhi.

Dunque la struttura del romanzo di Pratolini ci sembra ancor più elementare e dualistica: da una parte c'è un violento 'innocente (Sandrino), forse non del tutto consapevole dei propri misfatti, e dall'altra la piena coscienza di uomini che attraverso la tragedia e la morte hanno compreso il senso giusto del vivere (Faliero e Bruna).

Lo scrittore toscano sembra suggerirci qualcosa: nella vicenda non c'è solo la netta differenziazione tra il male e il bene, ma anche il tentativo di quest'ultimo di 'agganciare' il primo attraverso un recupero che si percepisce necessario. Faliero è convinto dei suoi valori, delle sue giustezze, e proprio attraverso queste azzarderà il recupero del ragazzo, che considera quasi un figlioccio scapestrato.

E' dunque una sorta di proto riconciliazione nazionale in un periodo tremendo e confusionario? Scritto, come abbiamo detto, nel 1947, il romanzo affronta dunque una fase storica delicatissima (in questo senso Un eroe del nostro tempo assume proprio una valenza storica) dove le vendette contro il fascismo e contro i fascisti sono all'ordine del giorno e a volte pianificate. Nella vicenda di Pratolini una specie di pietas neutra suggerisce il confronto, la pacificazione.

Faliero sembra aver visto giusto. Sandrino è davvero ancora un ragazzino: ha sì rinunciato, con un atteggiamento 'virile' e maschilista e disprezzandola, la liaison con Virginia, la trentenne, ma si restituisce giovane ed innocente quando all'improvviso si innamora di una sua coetanea, straordinariamente consapevole, che durante un drammatico confronto gli spiega perché non ci si può professare fascisti.

Ma è solo un momento: quello che è stato tentato con onesti intendimenti frana di fronte all'improvviso rigurgito violento e omicida di Sandrino. Quando Virginia lo pedina e infine lo affronta per confessargli di essere incinta di lui, il ragazzo non ha altre 'difese' che quelle di ucciderla e umiliarla perché l'abbandona nello stesso luogo in cui, innamorati, sì incontravano quasi quotidianamente.

Torna alla fine, dunque, l'assillo della dualità, del vittoriniano essere uomini oppure il contrario, dell'essere necessariamente dalla parte giusta e 'giustiziare' con l'etica e la morale chi è stato dalla parte sbagliata.

Si diceva: Un eroe del nostro tempo ha un profondo valore storico. Perché il romanzo coglie un momento altrettanto drammatico di quello che ha portato allo scontro bellico finale e perché ribadisce un concetto che ancora non ci è dato di riequilibrare. E torno alla domanda iniziale che si faceva Calvino: esiste una violenza giusta ed una sbagliata? Probabilmente sì: l'antifascismo ha avuto, ha e sempre avrà più senso di qualsiasi forma di fascismo. Il guaio è che a volte, in passato, e anche nel presente, si è visto fascisti e comunisti dappertutto a discapito di un senso civico che avrebbe dovuto, sempre per senso, superarli ambedue.

Perché, e con un'altra domanda, chiudo: chi è davvero, in questa storia, 'un eroe del nostro tempo'?





L'edizione da noi considerata è:



Vasco Pratolini

Un eroe del nostro tempo

Mondadori - 1963







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