RECENSIONI
Klaus Merz
L'argentino
Casagrande, Pag. 77 Euro 12,00
Il desiderio d'amore, anche in senso fisico, e le tracce dell'infanzia si facevano ancora sentire persino in corpi e cuori vecchissimi, cosa che le generazioni successive spesso dimenticano.
L'essenza di questo libriccino, che nella prima di copertina è indicato come racconto, sta forse in questa breve frase: ma così 'isolata' potrebbe spingerci ad una comprensione parziale della vicenda.
E' una storia di immigrazione, di ripensamenti, di nostalgia, di amori e di sorprese: Lena, una giovane ancora in età scolare, decide di raccontare ai suoi amici e compagni le vicissitudine di suo nonno, da poco morto. Crediamo subito che la necessità di parlare e riferire della ragazza sia dovuta alla difficoltà di confrontarsi col mondo che la circonda: Sì, in sostanza si trattava di mandare il mondo a farsi fottere, non riusciva a dirlo in altro modo. In alternativa all'adorazione degli andamenti di borsa e alla produzione generalizzata di aria fritta.
Il contraltare di questa aria fritta sembra davvero il nonno, o meglio, le improvvise velleità avventuristiche del suo avo che così come nascono, all'improvviso recedono.
Meglio: la decisione di fuggire in Argentina non si risolve in un colpo di testa, l'uomo costruisce tuttavia una serie di relazioni che lo porteranno prima ad amare una donna, Mercedes, poi ad abbandonarla perché il richiamo della terra d'origine s'è fatto assillante.
L'uomo ritorna, prende moglie e poi vecchio muore conservando nel cuore una nostalgia speculare: Quindi mi farebbe piacere, aveva scritto il nonno in un breve poscritto, se Mercedes, nel caso sia ancora viva, venisse informata della mia morte, quando sarà. Accludo un possibile indirizzo.
Un racconto intenso (pure con la sorpresa finale) , ma nello stesso tempo un po' prevedibile: prevedibile nella figura del nonno un po' santino, nell'imperscrutabilità dei destino, anzi in questo caso, dei destini, nell'immaginario dell'emigrazione, nelle figure di contorno e nella concezione di un amore limitativo e poi eterno. Ma il libro dura davvero lo spazio di un respiro, nella sua brevità conchiusa e richiesta, ed allora quello che rimane al lettore, alla fine, è come una sorta di limacciosità dell'anima, un residuo di esistenza. Come fa il grande fiume Nilo con le proprie terre.
L'autore, Klaus Merz è uno dei più riconosciuti scrittori svizzeri di lingua tedesca ed in Italia è stato già pubblicato da Marcos y Marcos con Jacob dorme.
Io direi che un minimio di attenzione gli va data.
di Alfredo Ronci
L'essenza di questo libriccino, che nella prima di copertina è indicato come racconto, sta forse in questa breve frase: ma così 'isolata' potrebbe spingerci ad una comprensione parziale della vicenda.
E' una storia di immigrazione, di ripensamenti, di nostalgia, di amori e di sorprese: Lena, una giovane ancora in età scolare, decide di raccontare ai suoi amici e compagni le vicissitudine di suo nonno, da poco morto. Crediamo subito che la necessità di parlare e riferire della ragazza sia dovuta alla difficoltà di confrontarsi col mondo che la circonda: Sì, in sostanza si trattava di mandare il mondo a farsi fottere, non riusciva a dirlo in altro modo. In alternativa all'adorazione degli andamenti di borsa e alla produzione generalizzata di aria fritta.
Il contraltare di questa aria fritta sembra davvero il nonno, o meglio, le improvvise velleità avventuristiche del suo avo che così come nascono, all'improvviso recedono.
Meglio: la decisione di fuggire in Argentina non si risolve in un colpo di testa, l'uomo costruisce tuttavia una serie di relazioni che lo porteranno prima ad amare una donna, Mercedes, poi ad abbandonarla perché il richiamo della terra d'origine s'è fatto assillante.
L'uomo ritorna, prende moglie e poi vecchio muore conservando nel cuore una nostalgia speculare: Quindi mi farebbe piacere, aveva scritto il nonno in un breve poscritto, se Mercedes, nel caso sia ancora viva, venisse informata della mia morte, quando sarà. Accludo un possibile indirizzo.
Un racconto intenso (pure con la sorpresa finale) , ma nello stesso tempo un po' prevedibile: prevedibile nella figura del nonno un po' santino, nell'imperscrutabilità dei destino, anzi in questo caso, dei destini, nell'immaginario dell'emigrazione, nelle figure di contorno e nella concezione di un amore limitativo e poi eterno. Ma il libro dura davvero lo spazio di un respiro, nella sua brevità conchiusa e richiesta, ed allora quello che rimane al lettore, alla fine, è come una sorta di limacciosità dell'anima, un residuo di esistenza. Come fa il grande fiume Nilo con le proprie terre.
L'autore, Klaus Merz è uno dei più riconosciuti scrittori svizzeri di lingua tedesca ed in Italia è stato già pubblicato da Marcos y Marcos con Jacob dorme.
Io direi che un minimio di attenzione gli va data.
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