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CLASSICI

Alfredo Ronci

L’opera che forse Beppe Fenoglio voleva: “Il libro di Johnny”

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Da allora non sono stato altro che un pazzo. Non sono più un partigiano, nessuno lo è più, sono un mendicante armato ed ora la faccio finita…
Credo che l’operazione di Gabriele Pedullà, curatore organizzatore e facitore del volume, al di là di certi meriti letterari e di ricollocazione storica, siano stati quelli di aver dato definitivamente voce al dramma, vorremmo dire quasi esistenziale, di Fenoglio all’interno di una tragedia come quella della seconda guerra mondiale.
Ma andiamo con ordine. L’intenzione dello scrittore piemontese fu quello di scrivere, subito dopo la fine delle ostilità, un unico libro con protagonista il partigiano Johnny. Necessità editoriali dell’epoca lo portarono a scrivere un romanzo, esattamente Primavera di bellezza, dove venivano tagliate le prime ottanta pagine del primiero progetto e si aggiungevano tre capitoli, facendo morire molto velocemente Johnny al primo scontro a fuoco.
Successivamente fu aggiunta una seconda parte, riscritta più volte, e che uscì postuma con il titolo di Il partigiano Johnny.
Nel corso degli anni si è cercato in vari modi di uscire da questo imbuto editoriale che aveva costretto Fenoglio a costruire una storia veritiera fino ad un certo punto. Storia che ora, grazie a Pedullà e ai suoi studi sui precedenti tentativi editoriali, sembrano offrire una maggiore consistenza ed una maggiore precisione in ambito politico.
Fenoglio, se vogliamo, aderì autonomamente al movimento dei partigiani: entra, nel gennaio del 1944, nelle Brigate Garibaldi, ma presto le lascia per unirsi alle formazioni autonome dei partigiani azzurri o badogliani. Nelle sue vicende letterarie anche tutto questo sembra svanire di fronte all’eventualità di una sconfitta militare. D’un tratto, nell’ombra franante, ebbe il raggelante sogno di trovarsi “lui solo” in quella posizione, un solitario fuorilegge, autobanditosi per motivi non chiari nemmeno a lui stesso.
Ma ovviamente Il libro di Johnny non è solo questo, il tentativo cioè da parte di un soldato di resistere alla guerra anteponendo le proprie difficoltà ideologiche. Il romanzo è lo scrupoloso viaggio di un uomo attraverso l’Italia, partendo da Roma e arrivando in Piemonte, tanto che alcuni, compreso Pedullà, vi hanno visto un richiamo esplicito all’architettura dell’Eneide, dove ai primi sei libri ispirati alle peregrinazioni di Ulisse e all’Odissea, seguono altri sei libri costruiti sulla falsariga dell’Iliade.
Ma il curatore si permette di offrire anche altro: a cominciare dallo stile che, anche questo diviso in due, mostra, soprattutto nell’ultima parte, una adeguatezza lessicale che sarà poi la volta per alcune decisioni di vita di Fenoglio, a partire, per esempio, dalla sua attività di corrispondente estero di una casa vinicola di Asti. Vi sono passi, nel romanzo, dove l’uso dell’inglese e di neologismi arricchiscono piuttosto che appesantire la stessa struttura narrativa: Guardò il torrente nella sua fiatomozzante gelidità e riuscì sull’altra riva, dirigendosi all’osteria del crocevia, dimly segnalata da autotimorose clinks di luce. Spalancò la porta e dalla soglia ventospazzata domandò di partigiani.
Il libro in questione, ben 777 pagine, offre anche altri spunti: il rapporto di Fenoglio con le donne, a cominciare dal confronto, quasi sempre a distanza, con la madre, ai piccoli e subitanei incontri con le ragazze del posto. All’amorevole scambio di impressioni con gli amici, molti, forse troppi da ricordare, ma che costituiscono una sorta di continuum vitale per un uomo troppo spesso perso dietro dinamiche politiche. Per non dimenticare gli aspetti geografici del libro (vi sono testimonianze sul rapporto speciale che legava Fenoglio al fiume di Alba, il Tanaro).
Per non parlare del finale del libro in questione: il partigiano Johnny non muore improvvisamente, come succedeva nella Primavera di bellezza, ma sopravvive alle difficoltà della vita, per ricordarci, forse, che nonostante le crudezze della vita, quello che si è vissuto vale la pena di essere raccontato.
Che poi quel raccontato sia stato organizzato da altri non cambia molto la faccenda. Il libro di Johnny, o qualunque altro titolo lo si voglia indicare, resta uno dei massimi esempi della letteratura mondiale.


L’edizione da noi considerata è:
Beppe Fenoglio
Il libro di Johnny
Einaudi



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