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CLASSICI

Alfredo Ronci

L'uomo massa e l'uomo-mostro: 'I mostri in fiore' di Giovanni Nocentini.

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... sebbene le microauto, gli scooter, i cibi, il vestiario e persino i divertimenti fossero prodotti di serie, ognuno alla fin fine aveva una casa propria, un proprio tempo disponibile per cui individualmente si era migliorato. Ma ad ogni modo, in questa monotona strisciata di geometrie, il signor Lodovico avvertiva lo stesso il rischio della m-a-s-s-a unama: una catastrofe potenziale che ad un certo momento avrebbe potuto annientare via Archimede e persino l'acropoli.
Non sappiamo se Giovanni Nocentini avvertisse in quegli anni (il libro è del 1969) la lezione di Marcuse che affermava che nella società industriale sopravviveva... una confortevole, levigata, ragionevole, democratica non libertà. No, non ci è dato sapere, anche se la 'condivisione' dei tempi potrebbe gettare una luce su un'eventuale convergenza.
Di sicuro lo scrittore di Pescia (di cui sono rimaste davvero poche notizie se non quelle di un amichevole confronto con Vittorini e di una lunga e grave malattia dovuta ai disagi del servizio militare) offre un quadro inquietante e premonitore del futuro e della possibile consapevolezza della condizione umana. E ci presenta una metropoli, luogo della vicenda, che ci ricorda sia le prime intuizioni verniane che la successiva invadenza claustrofica della fantascienza tout-court: Persino l'Istituto di Scienze Naturali di Paleontologia (...) venne trasferito, a seguito del nuovo piano regolatore, nella cosidetta acropoli, ai piedi della collina dei grattacieli, di fianco alla zona industriale detta di Barba Zucon, in un palazzo duralluminio-cristallo, simile del resto alle altre notevoli costruzioni della city (...): verticale, sotto una gamma emozionante di riflessi, saliva vertiginosamente in una prospettica quasi fantastica.
In questa verticalità metropolitana (croce e delizia di ogni architetto che si rispetti) Lodovico, il protagonista del breve romanzo, decide di affrontare 'il santuario' che in qualche modo costituisce l'alterità alla sua condizione di sfigato: il laboratorio del professore Leo Rufo che sta mettendo a punto, attraverso la teoria delle 'qualitates animalium', un nuovo 'uomo', non già per rafforzarlo nel suo eterno bisogno di conseguire nuove virtù e conoscenze, ma per renderlo strumento utilizzabile dai nuovi gruppi di potere sempre più invasivi (... non sapeva spiegarsi se il professore Leo Rufo desiderava ottenere un tipo di uomo completamente nuovo oppure un tipo di uomo completamente inutile).
L'eventuale seconda ipotesi getterebbe Lodovico nello sconforto: i rapporti sentimentali che ha con le donne oltre a non lasciar segni lo costringono ad un permanente ripiego su se stesso. Da una parte c'è la giovane Paulette, aggressiva e irrisolta che lo aggredisce in continuazione senza che possa minimamente costituire per lui un'ancora di salvezza; dall'altra c'è Giusa, donna tenera e remissiva i cui ideali romantici sono rimasti fermi a tre pioppi immensi ed una stella.
I mostri in fiore è dunque un tentativo di letteratura iper-realista: potremmo definirla fantastica (o ancor meglio fantascientifica, il che farebbe la felicità di chi ha sempre lamentato in questa terra di cachi l'assenza pressoché totale di autori utopici e visionari), se non fosse che l'assunto al centro del libro più che uno sguardo allarmato al futuro, seppur evidente per molti tratti (pesco nel personale: posseggo una copia del romanzo autografata in cui l'autore oltre che firmare aggiunge una postilla lamentandosi dell'onda incalzante della tecnologia) è una disamina dei rapporti umani e del loro degrado.
Curioso poi come un libriccino del genere abbia scatenato nello stesso tempo entusiasmi eccessivi e giudizi 'tombali': chi ha visto addirittura nel titolo proustiane analogie e contrapposizioni con ... le fanciulle in fiore, chi un esempio di avanguardia letteraria sulla scia di una non ancor affievolitasi scuola anti-romanzo, chi invece un episodio del tutto prescindibile di un autore alla ricerca più di se stesso che di un sentiero letterario.
Eppure I mostri in fiore si muove in un ottica inconsueta a cominciare dall'incontro che Lodovico ha col segretario-usciere del professore e che ci suggerisce un ipotetico futuro spiazzante e fuori da qualsivoglia e nuovo umanesimo: un minuto dopo apparve un uomo, in montura grigio fumo di usciere, dalla testa quadrata completamente rasa, mal proporzionata al resto del corpo quasi mostruoso, ma sicuramente non più raro di molti che il signor Lodovico aveva già incontrati; un corpo, semmai, rimpicciolito dalla montura grigio fumo con la bottoniera argentata, dalle gambe corte di cui una pareva zoppicante, dalle braccia ciondoloni fin sotto il ginocchio, e dalla mano sinistra rigida, protetta da un guanto di pelle nera: "Uno dei grandi invalidi di guerra", pensò il signor Lodovico vedendoselo venire incontro, "per i quali la legge prevede una sistemazione decorosa, idonea al grado della loro invalidità".


L'edizione da noi considerata è:

Giovanni Nocentini
I mostri in fiore
Todariana Editrice – Milano (1969)






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