RECENSIONI
Han Kang
La vegetariana
Gli Adelphi, Milena Zemira Ciccimarra, Pag. 177 Euro 12.00
Forse è colpa mia, ma io non l’ho capita.
Per carità sia il benvenuto al Nobel per la letteratura, soprattutto ad una esponente femminile sud coreana (credo che sia la prima esponente di quel paese, non per quanto riguarda l’Oriente perché lì di autori giapponesi ne abbiamo fatto storia), che tra l’altro non era tra i favoriti del premio.
Forse è colpa mia, ma io non l’ho capita.
Ho preso un titolo a caso, giusto per confrontarmi con lei e soprattutto, in questo caso, con un titolo che mi ha ispirato (volevo anch’io diventare vegetariana, ma non ci sono riuscita): la storia di una donna che all’improvviso rinuncia all’uso della carne ma che, per le insistenze al contrario del marito, ma soprattutto del padre (che diciamocelo, ad un certo punto la mena di brutto), finisce all’ospedale anche se per pochi giorni perché di botto fugge da esso per farsi ritrovare nuda vicino a una fontana.
Forse è colpa mia, ma io non l’ho capita.
Per carità, il sesso fa sempre un po’ impressione, soprattutto quando è brutto e fatto male, ma quello che si fa tra la vegetariana, chi si lascia dipingere il corpo dalle pitture della natura e suo cognato e che in qualche modo la liberano dalle pressioni del marito, mi sembrano stagnanti e per nulla soddisfacenti (lo dico perché ho letto certe critiche entusiaste e femministe degli accaduti).
Forse è colpa mia, ma io non l’ho capita.
Certo, il libro è anche strutturato bene, ma non originale: la stessa storia è vissuta diversamente dal marito, dal cognato e dalla sorella, che elaborano però una conclusione non molto distante l’una dall’altra, ma non essendo la struttura particolarmente significativa (figuriamoci, chissà quanti altri romanzi hanno una costruzione simile) mi sembra che tutto si risolva in un nulla di fatto (certo però che l’assenza definitiva del marito dopo il primo capitolo che lo aveva visto protagonista insieme alla moglie, mi pare una trovata, questa sì, eccellente).
Insomma, forse è colpa mia, ma io non l’ho capita. E per essere un premio Nobel, nemmeno il linguaggio della Kang mi sembra particolarmente edificante. Anche se alla fine mi pare che si tratti di morte
Ma forse è colpa mia.
di Adelina Seymour
Per carità sia il benvenuto al Nobel per la letteratura, soprattutto ad una esponente femminile sud coreana (credo che sia la prima esponente di quel paese, non per quanto riguarda l’Oriente perché lì di autori giapponesi ne abbiamo fatto storia), che tra l’altro non era tra i favoriti del premio.
Forse è colpa mia, ma io non l’ho capita.
Ho preso un titolo a caso, giusto per confrontarmi con lei e soprattutto, in questo caso, con un titolo che mi ha ispirato (volevo anch’io diventare vegetariana, ma non ci sono riuscita): la storia di una donna che all’improvviso rinuncia all’uso della carne ma che, per le insistenze al contrario del marito, ma soprattutto del padre (che diciamocelo, ad un certo punto la mena di brutto), finisce all’ospedale anche se per pochi giorni perché di botto fugge da esso per farsi ritrovare nuda vicino a una fontana.
Forse è colpa mia, ma io non l’ho capita.
Per carità, il sesso fa sempre un po’ impressione, soprattutto quando è brutto e fatto male, ma quello che si fa tra la vegetariana, chi si lascia dipingere il corpo dalle pitture della natura e suo cognato e che in qualche modo la liberano dalle pressioni del marito, mi sembrano stagnanti e per nulla soddisfacenti (lo dico perché ho letto certe critiche entusiaste e femministe degli accaduti).
Forse è colpa mia, ma io non l’ho capita.
Certo, il libro è anche strutturato bene, ma non originale: la stessa storia è vissuta diversamente dal marito, dal cognato e dalla sorella, che elaborano però una conclusione non molto distante l’una dall’altra, ma non essendo la struttura particolarmente significativa (figuriamoci, chissà quanti altri romanzi hanno una costruzione simile) mi sembra che tutto si risolva in un nulla di fatto (certo però che l’assenza definitiva del marito dopo il primo capitolo che lo aveva visto protagonista insieme alla moglie, mi pare una trovata, questa sì, eccellente).
Insomma, forse è colpa mia, ma io non l’ho capita. E per essere un premio Nobel, nemmeno il linguaggio della Kang mi sembra particolarmente edificante. Anche se alla fine mi pare che si tratti di morte
Ma forse è colpa mia.
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