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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Romina Braggion

Memorie di una ragazza interrotta

Delos Digital, Pag. 56 Euro 2,99
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Un pugno nello stomaco. E non è un difetto. Casomai è il punto di forza di questo romanzo breve che apre uno sterminato campo di riflessione. La provocazione inizia dalla tesi dichiarata in copertina: la necessità dell’eliminazione del maschio per garantire alle donne una vita sicura e degna. Presto però ci si rende conto che, più che una soluzione proposta, si tratta di un’ipotesi dolorosamente esplorata. Due sono le protagoniste e due le storie che si offrono alternativamente all’attenzione del lettore, rappresentando momenti diversi cronologicamente e qualitativamente. Elisa vive la crisi, il punto di rottura che fa da spartiacque fra passato e futuro. Ada appartiene a un periodo successivo, quando il nuovo corso della storia ha dato origine a una società di sole donne, organizzate per bastare a se stesse anche dal punto di vista riproduttivo (lascio che sia il lettore a scoprire come).
   Un passo indietro è necessario per comprendere la collocazione del testo nel panorama della fantascienza italiana. Memorie di una ragazza interrotta esce infatti nella collana Atlantis, che propone romanzi brevi appartenenti al filone Solarpunk, curata da Franco Ricciardiello e da poco inaugurata da Delos Digital. Di questo movimento ho parlato a proposito di Assalto al sole, antologia curata dallo stesso Ricciardiello. La lettura di questo breve romanzo viene giusto a proposito per ribadire quanto già detto: la visione “ottimistica” che il Solarpunk propone per il futuro è work in progress, ipotesi, ricerca e valutazione critica di un ventaglio di soluzioni più o meno possibili. Certo, l’ipotesi di Romina Braggion è sul filo del rasoio e pericolosamente sbilanciata verso la distopia (valutazione che credo condivisa da molti lettori maschi!), d’altra parte la condizione femminile ai tempi nostri è abbastanza distopica da suscitare una riflessione.
   Tornando al racconto, bene si intrecciano le due storie, la vecchia e la nuova. I dubbi di Ada,  consapevole delle criticità dell’utopia in cui vive, e il dramma di Elisa, portatrice di una mutazione capace di stravolgere la composizione del genere umano. Braggion, ormai lo sappiamo, ama esplorare le pieghe oscure della mente e questa volta lo fa entrando nel rapporto fra Elisa e la madre, là dove quest’ultima, tutta presa dalla propria missione liberatrice, di fatto strumentalizza la figlia tenendola intrappolata in un legame di dipendenza. Dotata di una ipersensibilità olfattiva (iperosmia) che acuisce l’impatto di ogni sua esperienza, e portatrice di un potere più grande di lei, Elisa è una figura tenera e disturbante nello stesso tempo, così condizionata dalla possessività materna da arrivare a immaginare l’amore come un rapporto fagocitante, da vivere attraverso rituali di innocente crudeltà. Ma questo è solo l’inizio. C’è veramente tanto, in questo romanzo breve, così da poterne ricavare letture diverse senza che il tema sia mai del tutto esaurito.
   Infine l’ambientazione nasce da un elemento autobiografico, con la descrizione di luoghi che l’autrice conosce a fondo, tra il lago Maggiore e le montagne circostanti. Con il suo linguaggio diretto, quasi brusco e però evocativo, ne rappresenta bene gli scenari e necessariamente, data la particolarità di Elisa, i caratteristici odori.

di Giovanna Repetto


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