RECENSIONI
Sergio del Molino
Pelle
Sellerio, Traduzione di Maria Nicola, Pag. 277 Euro 16.00
Non so voi, ma quando entro in un libreria, quelle nuove più che quelle di vecchio stampo, mi prende un’agitazione che a mala pena riesco a controllare. E sapete perché? Perché non trovo nulla che mi soddisfi o addirittura mi esalti. Sto lì parecchio tempo a girare e rigirare senza trovare alcunché di quanto meno amabile. E dire, fra le altre cose, che sono anche un fruitore di gialli (quelli tradizionali però avevano un qualcosa che i più recenti non hanno).
Perché ho fatto questa penosa introduzione? Perché recentemente ho trovato un libro, e quindi un autore, che mi ha restituito il vecchio entusiasmo di un lettore, diciamocelo pure, onnivoro.
Il libro è Pelle e l’autore è lo spagnolo del Molino. Perché mi ha quanto meno interessato? Perché parla di un argomento fuori dalle logiche politiche (figuriamoci, si tratta di malattia della pelle), ma affrontato con un piglio (sì, quasi quasi lo dico) cinquantesco-sessantesco.
Sergio del Molino è affetto da psoriasi e la cosa non lo diverte affatto. E per cercare di risolvere la questione si è interessato a casi storici precedenti onde poter dire, in un esame postumo, che il mejo c’ha la rogna.
In questo excursus storico c’è di tutto (e non comprendo come mai nessuno, prima di del Molino, ci abbia fatto un pensierino). Si va da Stalin, che nelle sue ferie a Soci si faceva curare la malattia della pelle (si capisce perché ci andava spesso, tra una strage di innocenti e l’altra), allo scrittore John Irving, dalla cantante Cyndi Lauper all’altro grande della letteratura Vladimir Nabokov ecc. ecc.
Risultato? Comprendiamo come del Molino abbia fatto incetta di premi spagnoli, e che abbia una predisposizione quasi naturale agli intrighi e alla scrittura, ma quello di cui parla, in fondo in fondo, non riesce ad appassionare nessuno, tanto meno un lettore onnivoro come me che la prossima volta sceglierà uno scrittore che almeno sia sano non solo di testa ma anche di mente.
Si scherza ovviamente. Ma mica tanto.
di Alfredo Ronci
Perché ho fatto questa penosa introduzione? Perché recentemente ho trovato un libro, e quindi un autore, che mi ha restituito il vecchio entusiasmo di un lettore, diciamocelo pure, onnivoro.
Il libro è Pelle e l’autore è lo spagnolo del Molino. Perché mi ha quanto meno interessato? Perché parla di un argomento fuori dalle logiche politiche (figuriamoci, si tratta di malattia della pelle), ma affrontato con un piglio (sì, quasi quasi lo dico) cinquantesco-sessantesco.
Sergio del Molino è affetto da psoriasi e la cosa non lo diverte affatto. E per cercare di risolvere la questione si è interessato a casi storici precedenti onde poter dire, in un esame postumo, che il mejo c’ha la rogna.
In questo excursus storico c’è di tutto (e non comprendo come mai nessuno, prima di del Molino, ci abbia fatto un pensierino). Si va da Stalin, che nelle sue ferie a Soci si faceva curare la malattia della pelle (si capisce perché ci andava spesso, tra una strage di innocenti e l’altra), allo scrittore John Irving, dalla cantante Cyndi Lauper all’altro grande della letteratura Vladimir Nabokov ecc. ecc.
Risultato? Comprendiamo come del Molino abbia fatto incetta di premi spagnoli, e che abbia una predisposizione quasi naturale agli intrighi e alla scrittura, ma quello di cui parla, in fondo in fondo, non riesce ad appassionare nessuno, tanto meno un lettore onnivoro come me che la prossima volta sceglierà uno scrittore che almeno sia sano non solo di testa ma anche di mente.
Si scherza ovviamente. Ma mica tanto.
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