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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Fabrizio Gabrielli

Sforbiciate

Piano B Edizioni, Pag. 159 Euro 14,90
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Immaginate dei veloci ritratti d'artista. Tra l'altro già presenti in fondo a questo volume sotto forma di illustrazioni realizzate con dei bellissimi disegni un po' dadà un po' surrealisti a opera di Maximilano Chimuris. Immaginateli con un linguaggio frizzante, vorticoso e che ti circonda come un rampicante. I ritratti d'artista sono quelli dei piccoli racconti di Fabrizio Gabrielli e il tema è il calcio. Anzi, i calciatori. Non quelli troppo famosi, ovviamente. Ma quelli che, probabilmente, hanno avuto vite più interessanti da raccontare; sconosciuti, sfortunati, dimenticati, campioni celebri o meteore. Ognuno di questi presi per i capelli di un episodio, di una caratteristica fisica, di un gesto, di un impulso caratteriale. Di un'intemperanza. I nomi, presto detti. Degli outsider. George Best, Garrincha, Raoul Diagné, Tony Vairelles, El Màgico Gonzàlez, Geronimo "Cacho" Saccardi, Virgilio Felice Levratto, Bruno Neri aka Berni, Franklin Lobos. Gli esempi, bellissimi. Galleggiano sul quel confine che rasenta il vero e il verosimile. Si va dalla Barcellona fine anni'20 con Dalì che prende come modello il piccolo Jaume Maravitlles, e dipingeva con il cognome del padre, Domenèch, alla Tor Vaianica di Garrincha ormai ex giocatore che faceva partite per beneficenza e se ne tornava a casa. Dall'Inghilterra di George Best, piccolo adolescente in versione romantica all'Argentina anni '80 di Geronimo Cacho Saccardi che fu il primo a inventarsi il lancio della maglia al pubblico; fu in una partita allo stadio della Bombonera contro il Boca Juniors di Maradona. A fine partita lanciò la maglia intrisa di sudore e sangue per un taglio al sopracciglio. Venne inneggiato anche dai tifosi avversari. Emblematico anche il caso di Raoul Daignè, il primo nero a indossare la maglia della Francia e figlio di Blaise Daignè, uno dei primi esponenti neri a essere eletto nel parlamento francese nel 1914 come rappresentante del Senegal.

Insomma, Sforbiciate, il libro di Fabrizio Gabrielli si rivela una lettura sia di intrattenimento che di informazioni preziose. Per chi ama il calcio e le gesta dei suoi campioni una sorpresa. Si parla con ironia soggettiva delle gesta dei fuori di testa della squadra del Wimbledon negli anni'80 (gente che picchiava sul serio), si passeggia per Amburgo e si viene a sapere che Paul Breitner era un maoista (Breitner, avete presente, quello che ha rosicato non poco nella finale Italia-Germania 3-1, gol di Rossi, Tardelli, Altobelli e lui che fa il gol della bandiera all'83'; piglia e porta a casa). Si celebra il mai poco celebrato Martin Palermo (una specie di Ciccio Graziani argentino dell'era Maradona o leggermente post Pibe de Oro; ops tra l'altro ha da poco dato l'addio al calcio alla Bombonera di Buenos Aires senza Messi e con Tevez in bilico fra l'Inter, il Milan e il nulla, per lui, del City di Mancini). Insomma, un libro tutto da gustare, calciatori da scoprire, gesta da ammirare come in tanti piccoli cortometraggi, per rendersi conto che sotto quella casacche che li fa eroi per un giorno (e magari per qualche stagione) altro che se sono umani. Fin troppo. Fin dagli albori del calcio. Più di un secolo fa. E non è che ve lo dicono i giornali che leggete né le pay tv che pagate (anzi paghiamo). Fabrizio Gabrielli, sì. Lui ve lo dice che in fondo erano così umani. Fastidiosamente umani.



di Adriano Angelini Sut


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