RECENSIONI
Pier Paolo Di Mino
Storia Aurea
Edilet, Pag. 110 Euro 12,00
L'idea di scrivere un racconto in versi è antiquata. Nel senso che la letteratura contemporanea non contempla più nemmeno l'idea e la poesia è roba "minore" (lo dice pure Busi!). E' quindi evidente che un visionario come Pier Paolo Di Mino colga appieno l'occasione per sfidare il trend e, da poeta vero, azzardare un'impresa che è fatta di parole, di versi, e di rime. Di Mino novello Ulisse non è "Nessuno" per provare a farlo. Ma è proprio questo il motivo per cui intraprende questo viaggio che è viaggio di parole. Trincerato dietro la sua anomia, salpa a vele spiegate (non per cercare la donna di un altro!). Salpa sul mare che è anima e acque uterine.
Per andare in nessun luogo (Nessuno non va da nessuna parte). Ma per immaginare che le parole possano condurci da qualche parte (Il mio viaggio andata e ritorno, ora come dirlo, e cosa invocare?). Se il suono è senso, e la poesia è suono, sillogismo vuole che la poesia sia senso. E se vita è suono, fate due più due. Altro che poesia roba minore, caro Busi. Il segreto è volere come un bambino, il segreto è ottenerlo come un ladro, scrive Di Mino. Un ladro di segreti, verrebbe da aggiungere. Come uno di quei poveri alchimisti che, tutta la loro pena addosso, cercano di impiegare cento anni, per raggiungere non si dice cosa.
La terra che Pier Paolo non raggiunge è fatta di città, vie, strade, un luogo fatto per perdersi. Mi sono perso per trovare qualcosa che neanche c'era se non perché io lo raccontassi un giorno. Ma per raccontare bisogna tornare. E quindi il viaggiatore che viaggia per viaggiare, disse una volta Baudelaire, lo fa per indugiare, e poi tornare, e raccontare. Forse torna per paura. Perché forse, sotto sotto, il vero intento è quello di viaggiare per un altro scopo. E, infatti, cosa cerchiamo, tentando la sorte, se non l'amore? Cosa troviamo, se non la morte?. Terrorizzato da questa eventualità "Nessuno" si azzarda più ad andare avanti (ma questo è il primo livello del viaggio, quello che si intuisce). E allora "Si sta, come d'autunno, sugli alberi, le foglie", diceva un altro poeta. Di Mino sta ma nello stesso tempo il suo viaggio risuona. Vorrebbe. Ho speso non so quante ore a stilare il computo/ di tutto quello che avevo da perdere/ in cambio di speranze di cui non mi importava nulla. Di Mino ha lasciato la casa su sette colonne costruita e vorrebbe farci ritorno. Come "Nessuno". Di Mino sa (ed eccoci all'altro livello) che il viaggio è viaggio dell'eroe, archetipico, psicoanalitico. Nasci, cresci, sconfiggi l'ego, torni. Ti dissolvi. Ma chi saprà, vorrà, dovrà uccidere l'ego (anche chiamato la bestia)? Chi dovrà uccidere, gentili uomini del pubblico presente, cortesi donne, per tornare alla sua casa, la saldamente costruita, quella su sette colonne?. La Storia Aurea è matematica composta sempre dalla stessa formula. Trasforma il piombo in oro (vita bestiale versus vita aurea). Il trucco sta nel non poterle separare. Tranciare. L'una va trasformata nell'altra, il viaggio lo rende possibile? Ho evocato la morte, scabrosa, oscena, l'ira dell'eroe perfetto, il forte Achille, perché mi insegnasse, ultima, la sua arte, la tutta dolorosa, di regnare su ombre consunte. Ci si riesce? Non è quello l'importante. Almeno in poesia. I Canti, ventiquattro, come l'Odissea, di Di Mino, servono per ricordarci, a livelli altissimi, che suono è senso. Che vivere è morire. Questo, allora, è l'ottobre, festa del dio, lupo, ghigno di satiro e frinire, che torno a casa, perché tutti tornano a casa, vivere e morire. Vivere e morire: conosciamo tutti la medesima resa. Esatto. Suono e senso. Vivere e morire. Viaggiare e restare immobili. Piombo e oro. Benvenuti nel XXI secolo, poeti! A patto che passiate per la Storia Aurea.
di Adriano Angelini
Per andare in nessun luogo (Nessuno non va da nessuna parte). Ma per immaginare che le parole possano condurci da qualche parte (Il mio viaggio andata e ritorno, ora come dirlo, e cosa invocare?). Se il suono è senso, e la poesia è suono, sillogismo vuole che la poesia sia senso. E se vita è suono, fate due più due. Altro che poesia roba minore, caro Busi. Il segreto è volere come un bambino, il segreto è ottenerlo come un ladro, scrive Di Mino. Un ladro di segreti, verrebbe da aggiungere. Come uno di quei poveri alchimisti che, tutta la loro pena addosso, cercano di impiegare cento anni, per raggiungere non si dice cosa.
La terra che Pier Paolo non raggiunge è fatta di città, vie, strade, un luogo fatto per perdersi. Mi sono perso per trovare qualcosa che neanche c'era se non perché io lo raccontassi un giorno. Ma per raccontare bisogna tornare. E quindi il viaggiatore che viaggia per viaggiare, disse una volta Baudelaire, lo fa per indugiare, e poi tornare, e raccontare. Forse torna per paura. Perché forse, sotto sotto, il vero intento è quello di viaggiare per un altro scopo. E, infatti, cosa cerchiamo, tentando la sorte, se non l'amore? Cosa troviamo, se non la morte?. Terrorizzato da questa eventualità "Nessuno" si azzarda più ad andare avanti (ma questo è il primo livello del viaggio, quello che si intuisce). E allora "Si sta, come d'autunno, sugli alberi, le foglie", diceva un altro poeta. Di Mino sta ma nello stesso tempo il suo viaggio risuona. Vorrebbe. Ho speso non so quante ore a stilare il computo/ di tutto quello che avevo da perdere/ in cambio di speranze di cui non mi importava nulla. Di Mino ha lasciato la casa su sette colonne costruita e vorrebbe farci ritorno. Come "Nessuno". Di Mino sa (ed eccoci all'altro livello) che il viaggio è viaggio dell'eroe, archetipico, psicoanalitico. Nasci, cresci, sconfiggi l'ego, torni. Ti dissolvi. Ma chi saprà, vorrà, dovrà uccidere l'ego (anche chiamato la bestia)? Chi dovrà uccidere, gentili uomini del pubblico presente, cortesi donne, per tornare alla sua casa, la saldamente costruita, quella su sette colonne?. La Storia Aurea è matematica composta sempre dalla stessa formula. Trasforma il piombo in oro (vita bestiale versus vita aurea). Il trucco sta nel non poterle separare. Tranciare. L'una va trasformata nell'altra, il viaggio lo rende possibile? Ho evocato la morte, scabrosa, oscena, l'ira dell'eroe perfetto, il forte Achille, perché mi insegnasse, ultima, la sua arte, la tutta dolorosa, di regnare su ombre consunte. Ci si riesce? Non è quello l'importante. Almeno in poesia. I Canti, ventiquattro, come l'Odissea, di Di Mino, servono per ricordarci, a livelli altissimi, che suono è senso. Che vivere è morire. Questo, allora, è l'ottobre, festa del dio, lupo, ghigno di satiro e frinire, che torno a casa, perché tutti tornano a casa, vivere e morire. Vivere e morire: conosciamo tutti la medesima resa. Esatto. Suono e senso. Vivere e morire. Viaggiare e restare immobili. Piombo e oro. Benvenuti nel XXI secolo, poeti! A patto che passiate per la Storia Aurea.
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