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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Gaito Gazdanov

Strade di notte

Fazi Editore, Traduzione di Claudia Zonghetti, Pag. 238 16,50
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C’è una città di notte e questa città è Parigi, con i suoi angoli oscuri, i suoi boulevard e i bar aperti fino al mattino, dove i ritmi scorrono lenti e si incontrano i personaggi più bizzarri. A fare da legame tra questi luoghi e questi uomini è il tassista, il protagonista del bellissimo Strade di notte di Gaito Gazdanov. Forse è tutto qui, forse è in queste poche parole che si può riassumere la storia di questo romanzo che è ambientato negli anni Trenta in una delle capitali europee per eccellenza. Il tassista (russo), di cui non conosceremo mai il nome, attraversa i luoghi e parla con uomini e donne che hanno visto momenti migliori nella loro vita. Sono tutti reietti, sconfitti, incapaci di opporsi a un destino che li ha travolti lasciandoli tramortiti sui marciapiedi e sui tavoli dei bar con un bicchiere in mano e un mondo (il loro) che ormai si è frantumato. Anche il tassista, emigrato russo che ha combattuto nell’Armata Bianca, è uno sconfitto: fuggito dalla Russia Comunista è un uomo distaccato, a volte insensibile, almeno a una prima vista. Sì perché con il procedere della narrazione scopriremo il suo lato empatico e come riesce a entrare in comunione con le persone.
Strade di notte è un romanzo fortemente autobiografico. Gazdanov — di cui Fazi editore ha pubblicato anche Ritrovarsi a Parigi — è stato, come il protagonista, operario in Francia e poi tassista, e questo dopo essere fuggito dalla Russia per aver militato nell’Armata Bianca di Vrangel. Parla perciò di cose che conosce bene per averle vissute in prima persona. Gazdanov/tassista ha solcato le strade notturne, quelle popolate da un’umanità che ha voglia di parlare, di confessarsi, e ha voglia di farlo con uno sconosciuto che non vedrà mai più. Il tassista ascolta, osserva e diventa una specie di compagno per questi personaggi — filosofi e nobili decaduti, prostitute sfiorite ed emigranti —. È per questo che riuscirà a vederli come sono realmente e non come vogliono sembrare.

di Marco Minicangeli


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