RECENSIONI
Theresa Wallach
The rugged road
Castelvecchi, Stefano Acetelli, Pag. 336 Euro 17,50
E’ arrivata la bella traduzione che Stefano Acetelli ci dona, con lo stesso candore delle signorine Wallach e Blenkiron, per i timbri della Castelvecchi . Florence Blenkiron, a dire il vero, non ha contribuito all’opera perché l’autrice l’ha cercata per anni dopo la loro separazione, dovendo malauguratamente apprendere che la compagna di viaggio era morta e non avrebbe, dunque, potuto collaborare alla ricostruzione dell’avventura in moto delle due amiche, da Londra al Sudafrica. Correva l’anno 1934, com’è ovvio immaginare, l’impresa era stigmatizzata da un lato dallo scetticismo dei conservatori, dall’altro invece, sulle fanciulle, aleggiava, faceva da spettro uno spirito molto liberal. All’epoca sentire affermare che non esisteva cosa al mondo fatta dagli uomini che non potessero fare le donne era già una conquista, un atteggiamento che scardinava i molti pregiudizi e la stupidità generale nei confronti delle femministe. Certo, qui si parla di un entourage dell’ottima intellighenzia londinese, di ambienti colti, non delle proletarie in lotta per l’emancipazione. Le ragazze sono figlie di una ricca e fortunata società in cui le donne hanno lo spazio di riverberare, di meravigliarsi, di volare, di prendere la moto e andare via ben supportate dall’occhio vigile di certa classe, tra deserti, oasi, pigmei, cammelli, guasti al motore, escursioni termiche, applausi e aiuti con relativa spintarella al carretto e al mezzo, una Redwing 600 detta The Venture. Perché leggere The Rugged Road? Intanto è un libro da far apprezzare anche in ambito scolastico per imparare le forme della colonizzazione attraverso una geografia che, con la decolonizzazione, non esiste più. Inoltre alcuni passaggi sono significativi benché non abbiano le punte critiche della sociologia di mercato: la pagina sul deportato in catene è un brano senza giudizi; basta la fotografia dolente che si ricava dalla riflessione di Theresa. Il libro è diviso in episodi e ogni storia si apre su uno scenario, semplicemente così, per beata ingenuità della scrittrice. Che bello!
di Pina D'Aria
di Pina D'Aria
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